30.09-13.11.2022  

Esposizione fotografica bipersonale 

Ludovica De Santis & Andrea Basileo

Curata da/Curated by: Jessica Macor & Yimei Zhang

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Venerdi 30 settembre dalle 18:00-21:00

Friday 30 September from 18:00-21:00

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Le hasard fait bien les choses mette in dialogo gli scatti di due giovani fotografi, Ludovica De Santis e Andrea Basileo, questionando la pratica dell’istantanea attuale e delle possibilità di rappresentazione della quotidianità.

“Le hasard fait bien les choses”, cioè “il caso fa riuscire le cose” è un detto famigliare francese che allude alle fortunate coincidenze, alle serendipità, a un fato benefico al quale la vita talvolta ci confronta, facendoci esclamare di stupore. Ma il caso è un elemento che, chi si occupa di fotografia, deve imparare a cogliere al volo, a scatenare, a rendere malleabile, per poter immortalare i suoi soggetti in un dato momento sotto forma di istantanea.

Ed è così che la nozione di accidentalità diventa quindi per alcuni artisti lo strumento stesso del loro mestiere, al medesimo livello della macchina fotografica: la condizione sine qua non della loro pratica.

Il titolo francese dell’esposizione è tutt’altro che casuale. Pur non informando in maniera esplicita l’opera dei due fotografi, sia Andrea Basileo che Ludovica De Santis hanno un legame particolare con Parigi, poiché tutti e due hanno vissuto in questa città per periodi più o meno lunghi. La fotografa romana infatti ha studiato teoria e storia del cinema alla Sorbona, laureandosi con una tesi sulle tecniche narrative nel cinema sovietico prima di tornare in Italia e installarsi nel capoluogo lombardo; invece il fotografo ticinese, dopo aver conseguito il diploma in fotografia allo IED di Milano, ha diviso la sua vita a partire dal 2017 tra Ginevra e Parigi, come assistente e fotografo di campagne per grandi marchi di alta moda.

Due percorsi incrociati, speculari e chiastici, che però oltre ad essere accomunati dalla casualità dell’iter geografico, presentano anche una netta similitudine nell’approccio alla fotografia.

Entrambi infatti, pur essendo nati e cresciuti negli anni 90, facendo quindi parte della generazione che ha assistito all’avvento della trasformazione digitale, prediligono per la loro pratica artistica l’uso della pellicola analogica, che permette alle loro fotografie di far emergere la grana dell’emulsione chimica e di stabilire un rapporto particolare con la luce. Questa scelta, quasi a controcorrente rispetto alla tendenza attuale, permette ai due artisti di catturare davvero l’essenza di un’istantanea e di rispettarne la temporalità di produzione: serrata, momentanea, per realizzare lo scatto in sé, unico e irripetibile, e dilatata invece per scoprirne il risultato su carta dopo il processo di sviluppo. 

All’epoca della condivisione immediata delle informazioni, dell’instant messaging, dei social media basati sul testo o sull’immagine, filtrata e modificata, questo ritorno alla spontaneità e alla materialità del medium fotografico pare una boccata d’aria fresca.

L’esposizione Le hasard fait bien les choses propone due nuove serie commissionate da La Rada a De Santis e Basileo: abili ritrattisti, entrambi portano uno sguardo particolarmente emotivo ed intimista ai soggetti immortalati dalla loro macchina fotografica. 

Praticando l’arte della fotografia di strada grezza, brutale e diretta, Ludovica De Santis narra storie di noia e solitudine provinciale. In questa nuova serie, la fotografa romana porta il suo sguardo nella regione del Viterbese per esplorare la periferia e la vita dei suoi abitanti nell’era dell’ultra digitalizzazione, dei ritmi di vita accelerati, del divario generazionale reso ancora più marcato dall’avvento di internet. Ma in realtà, cos’è cambiato? Come sopravvivono abitudini e immagini legate al secolo scorso?

Dopo aver realizzato il progetto pluriennale “Tutti frutti”, dedicato ai momenti ludici dell’infanzia, Andrea Basileo, in questa nuova serie, coglie gli sguardi emblematici di una generazione che ha deciso, per una ragione o per l’altra, di andare a vivere altrove rispetto al luogo d’origine. Nell’intimità dei loro appartamenti o in esterni affezionati, i soggetti degli scatti del fotografo ticinese evocano una nuova quotidianità in divenire, in bilico costante tra le tracce del passato e una nuova geografia, interiore ed esteriore, ancora da costruire.

Le serie dei due fotografi diventano dunque le facce di una stessa medaglia, capaci di carpire visivamente le sorprese del caso attraverso la cristallizzazione di un momento, in bilico tra epoche e luoghi.

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Le hasard fait bien les choses brings into dialogue the shots of two young photographers, Ludovica De Santis and Andrea Basileo, questioning the contemporary practice of the snapshot and the possibilities of representing everyday life.

“Le hasard fait bien les choses,” meaning “chance makes things succeed,” is a familiar French saying that alludes to fortunate coincidences, serendipity, a beneficent fate to which life sometimes confronts us causing us to exclaim in amazement. But chance is an element that, those involved in photography, must learn to catch on the fly, to unleash, to make malleable, in order to immortalize their subjects at any given moment in the form of a snapshot.

The notion of accidentality thus becomes for some artists the very instrument of their craft, on the same level as the camera: the sine qua non condition of their practice.

The French title of the exhibition is anything but accidental. Although it does not explicitly inform the work of the two photographers, both Andrea Basileo and Ludovica De Santis have a special connection to Paris, as both have lived in this city for more or less long periods of time. In fact, the Roman photographer studied theory and history of cinema at the Sorbonne, graduating with a thesis on narrative techniques in Soviet cinema before returning to Italy and settling in the Lombard capital; on the other hand, the photographer from Ticino, after graduating in photography at the IED in Milan, has divided his life as of 2017 between Geneva and Paris, as an assistant and campaign photographer for major high fashion brands.

Two crossed paths, specular and chiastic, which, however, in addition to being united by the coincidences of the geographical iter, also present a clear similarity in their approach to photography.

In fact, both of them, despite being born and raised in the 1990s, thus being part of the generation that witnessed the advent of digital transformation, prefer the use of analog film, which allows their photographs to bring out the grain of the chemical emulsion and to establish a special relationship with light. This choice, almost against the current trend, allows the two artists to truly capture the essence of a snapshot and to respect its temporality of production: tight, momentary, to realize the unique and unrepeatable shot itself, and dilated instead to discover the result on paper after the development process. 

In the age of instant information sharing, instant messaging, text-based or image-based social media, filtered and edited, this return to the spontaneity and materiality of the photographic medium seems like a breath of fresh air.

The exhibition Le hasard fait bien les choses features two new series commissioned by La Rada to De Santis and Basileo: skilled portraitists, the two photographers both bring a particularly emotional and intimate look to the subjects immortalized by their cameras. 

Practicing the art of raw, brutal and direct street photography, Ludovica De Santis tells stories of provincial boredom and loneliness. In this new series, the Roman photographer brings her gaze to the region around Viterbo (Italy) to explore suburbia and the lives of its inhabitants in the era of ultra-digitization, accelerated pace of life, and the generation gap made even more pronounced by the advent of the Internet. But really, what has changed? How do habits and images associated with the last century survive?

After the project “Tutti frutti” dedicated to the playful moments of childhood, Andrea Basileo captures in this new series the emblematic gaze of a generation that has decided, for one reason or another, to move away from their place of origin. In the intimacy of their apartments or in affectionate exteriors, the subjects of the Ticinese photographer’s shots evoke a new everyday life in the making, constantly balancing between the traces of the past and a new  interior and exterior geography, yet to be constructed.

The two series thus become two sides of the same coin, capable of visually grasping the surprises of chance through the crystallization of a moment, poised between epochs and places.

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Graphic design by 𝑱𝒐𝒔𝒉𝒖𝒂 𝑨𝒍𝒕𝒉𝒂𝒖𝒔

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♡ Free entrance and don’t miss it 

Serata di proiezioni a La Rada, in presenza de* cineast*

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GIOVANE CINEMA CONTEMPORANEO

Serata di proiezioni a La Rada, in presenza de* cineast*

Il 7 agosto ore 17:00-23:00

Programma:

17:30-19:00 cortometraggi:

LA PATIENCE DES VIGNES di Agnese Làposi, 15’

LA ROUTE DES JEUNES di Justine Knuchel, Juan Manuel Vegas e Saro Vallejo, 16’

À LA RECHERCHE D’ALINE, di Rokhaya Marieme Balde, 26’

20:30-22:00 aperitivo

22:00-23:00 UN USAGE DE LA MER di Fabrizio Polpettini,52’

23:00 chiusura

FILMS:

LA PATIENCE DES VIGNES

di Agnese Làposi, Svizzera, 2021, 15’, francese (st inglese) prodotto da Artist Collective Revolta e Ardèche Images 

Nel 1888 l’epidemia di fillossera devasta i vigneti europei, causando disperazione e povertà. Monsieur Chevrier è alla ricerca del luogo dove sembra sia stata trovata una soluzione: una fabbrica di innesti. Ma gli sconvolgimenti indotti da questa malattia sulla viticoltura persistono nel tempo. Difatti, il viaggio di Monsieur Chevrier prevale le contingenze storiche e si prolunga fino ai giorni nostri.

Nata a Lugano nel 1995, Agnese è cresciuta in Ticino, Svizzera. Nel 2019 ha conseguito il Bachelor in regia cinematografica presso l’ECAL di Losanna. Due dei suoi cortometraggi più recenti, Alma nel branco e Zu Dritt (quest’ultimo co-diretto con Benjamin Bucher), hanno partecipato a diversi festival internazionali (Palm Springs, Premiers Plans, Oberhausen, IDFA, Visions du Réel). Dopo gli studi in Svizzera, nel 2021 ha concluso un Master in cinema documentario a Lussas, in Francia, con il film ‘La Patience des vignes’.

LA ROUTE DES JEUNES

di Justine Knuchel, Juan Manuel Vegas e Saro Vallejo, Svizzera, 2021, 16’, francese (st inglese)

prodotto da HEAD – Genève (Haute école d’art et de design) 

Sotto al viadotto che innalza la Route des Jeunes a Ginevra, l’epicentro del divertimento della città coesiste con gli ammassi di polvere accumulata dai veicoli abbandonati. A seconda dei giorni e degli orari, si ritrovano skaters, giocatori di hockey, promettenti motociclisti che si esercitano con gli slalom, o dei giovani che si godono le loro auto. La gioventù fa parte della storia di questa strada, dalla sua costruzione nel 1942 fino ad oggi.

Justine Knuchel è nata a Paradiso, Svizzera nel 1997, ed ha la nazionalità svizzera e italiana. Dopo aver studiato fotografia per due anni all’ECAL (École Cantonale d’Art de Lausanne) e due anni alla HEAD (Haute école d’art et de design – Geneva) come montatrice di film, è principalmente fotografa, montatrice e regista autodidatta. Nel 2019 ha fondato il suo studio FONDAMENTA e lavora per il Base Camp, un ex campo militare trasformato in hub creativo durante Locarno Film Festival. Nel 2021 ha girato, tramite fotogrammetria, 53 presentazioni video di 53 atelier d’artisti svizzeri, e questo lavoro è stato esposto al MCBA.

Juan Manuel Vegas, è location sound mixer, regista, montatore, sound designer, direttore della fotografia e sound editor.

Saro Vallejo è cresciuto vicino a Zurigo e a Quito, e ora vive a Ginevra. Ha la doppia nazionalità svizzera ed ecuadoriana. Dopo aver lavorato come assistente di produzione e ricoprendo diversi ruoli nel cinema come freelance, si è iscritto alla HEAD (Haute École d’Art et Design) dove studia attualmente.

À LA RECHERCHE D’ALINE 

di Rokhaya Marieme Balde, Svizzera/Senegal, 2021, 26’, francese/wolof (st inglese)

prodotto da HEAD – Genève (Haute école d’art et de design) 

Rokhaya, una giovane regista, torna a casa sua a Dakar per realizzare un film su un personaggio storico locale. Nel corso della sua ricerca, che consiste in interviste a personalità locali, discussioni con il suo team e scene di finzione girate sul posto, scopriamo la storia di Aline Sitoe Diatta.

Rokhaya Marieme Balde è nata a Dakar (Senegal) nel 1995. Ha iniziato gli studi alla Sup Imax Dakar (Institut Supérieur des Arts et Métiers du Numérique) nel 2017. Dopo un anno di studi in International Business Management in Cina e un semestre in Scienze Politiche all’Università di Montreal, ottiene il suo Bachelor in regia alla HEAD (Haute école d’art et de design) nel 2020. Ha iniziato di recente un Master congiunto ECAL/HEAD in sceneggiatura.

UN USAGE DE LA MER

di Fabrizio Polpettini, Francia, 2021, 52’, italiano/francese/arabo/inglese (st inglese)

prodotto da ​​La Bête, con Baton Rouge Productions e ViàOccitanie

In questo diario di viaggio apertamente autobiografico, una serie di incontri casuali rivelano le tracce lasciate da eventi semi-dimenticati che in un modo o nell’altro hanno dato forma alla storia del Mediterraneo.

Nota del regista:

“Sono cresciuto in una piccola città della costa settentrionale italiana. Sin dalla mia infanzia, il Mediterraneo è stato il panorama a me più familiare. A sei anni, avevo già imparato come prendere i ricci di mare a mani nude, senza pungermi.

Di recente sono rimasto sempre più sorpreso e intristito dall’immagine che alcuni politici senza fantasia, specialmente in Italia dove sono nato, hanno voluto attribuire al mio campo giochi preferito. Infatti, hanno provato a descrivere il Mediterraneo come una frontiera divisoria, le cui coste al Nord e al Sud sono abitate da popolazioni tradizionalmente ed essenzialmente straniere ed ostili le une alle altre. 

Alcuni anni fa, in una fresca serata d’autunno a Losanna, un incontro casuale mi ha messo sulle tracce di una ricerca lungo il Mediterraneo, nella quale sono stato accompagnato da due amici registi: Roman da Locarno, in Svizzera, e Amir da Constantine, in Algeria. Ciò che immaginavamo sarebbe stato un girovagare nello spazio si è rivelato un viaggio nel tempo. Ogni posto visitato ha aperto una finestra su una storia decisamente complessa e avventurosa a proposito di un mare in passato continuamente agitato da alleanze e faide, scambi e piraterie, e da storie rocambolesche di corsari e banditi. Questi sono i personaggi cattivi e romantici che immaginavo quando, a sei anni, pescavo i ricci di mare.”

Fabrizio Polpettini ha studiato arti visive e scienze ambientali a Milano, produzione cinematografica a Parigi e produzione di documentari in Corsica. Nel 2009 ha creato Filmcaravan, un festival del cinema all’aperto, e nel 2014 ha fondato La Bête, una compagnia di produzione creativa di documentari.

Un ringraziamento speciale a:

Basecamp e Justine Knuchel,  HEAD – Genève Département Cinéma, SUDU CONNEXION, Jessica Macor, Isotta Regazzoni e Roman Hüben

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YOUNG CONTEMPORARY CINEMA

One night event of screenings at La Rada, in the presence of the filmmakers

August 7, 17:00 to 23:00

Program:

17:30-19:00 Short films:

LA PATIENCE DES VIGNES by Agnese Làposi, 15′

LA ROUTE DES JEUNES by Justine Knuchel, Juan Manuel Vegas and Saro Vallejo, 16′

À LA RECHERCHE D’ALINE, by Rokhaya Marieme Balde, 26′

20:30-22:00 aperitif

22:00-23:00 UN USAGE DE LA MER by Fabrizio Polpettini, 52′

23:00 Closing

FILMS:

LA PATIENCE DES VIGNES

by Agnese Làposi, Switzerland, 2021, 15′, French (st English) produced by Artist Collective Revolta and Ardèche Images 

In 1888 the phylloxera epidemic ravages European vineyards, causing despair and poverty. Monsieur Chevrier is in search of the place where a solution seems to have been found: a graft factory. But the upheavals induced by this disease on viticulture persist over time. In fact, Monsieur Chevrier’s journey overrides historical contingencies and extends to the present day.

Born in Lugano in 1995, Agnese grew up in Ticino, Switzerland. In 2019, she received her Bachelor’s degree in film directing from ECAL in Lausanne. Two of her most recent short films, Alma in the pack and Zu Dritt (the latter co-directed with Benjamin Bucher), have participated in several international festivals (Palm Springs, Premiers Plans, Oberhausen, IDFA, Visions du Réel). After studying in Switzerland, he completed a Master’s degree in documentary filmmaking in Lussas, France, in 2021 with the film ‘La Patience des vignes‘.

LA ROUTE DES JEUNES

by Justine Knuchel, Juan Manuel Vegas and Saro Vallejo, Switzerland, 2021, 16′, French (st English)

produced by HEAD – Genève (Haute école d’art et de design) 

Under the viaduct that raises the Route des Jeunes in Geneva, the epicenter of the city’s entertainment coexists with the piles of dust accumulated by abandoned vehicles. Depending on the day and time of day, one finds skateboarders, field hockey players, promising bikers practicing slaloms, or young people enjoying their cars. Youth is part of the history of this road, from its construction in 1942 to the present.

Justine Knuchel was born in Paradiso, Switzerland in 1997 and has Swiss and Italian nationality. After studying photography for two years at ECAL (École Cantonale d’Art de Lausanne) and two years at HEAD (Haute école d’art et de design – Geneva) as a film editor, she is mainly a self-taught photographer, editor and filmmaker. In 2019 she founded her studio FONDAMENTA and works for Base Camp, a former military camp turned creative hub during Locarno Film Festival. In 2021 he shot, via photogrammetry, 53 video presentations of 53 Swiss artists’ studios, and this work was exhibited at MCBA.

Juan Manuel Vegas, is location sound mixer, director, editor, sound designer, cinematographer and sound editor.

Saro Vallejo grew up near Zurich and Quito, and now lives in Geneva. He has dual Swiss and Ecuadorian nationality. After working as a production assistant and holding various roles in film as a freelancer, he enrolled at HEAD (Haute École d’Art et Design) where he is currently studying.

À LA RECHERCHE D’ALINE 

by Rokhaya Marieme Balde, Switzerland/Senegal, 2021, 26′, French/Wolof (st English)

produced by HEAD – Genève (Haute école d’art et de design) 

Rokhaya, a young filmmaker, returns to her home in Dakar to make a film about a local historical figure. In the course of her research, which consists of interviews with local personalities, discussions with her team, and fictional scenes shot on location, we discover the story of Aline Sitoe Diatta.

Rokhaya Marieme Balde was born in Dakar (Senegal) in 1995. She began her studies at Sup Imax Dakar (Institut Supérieur des Arts et Métiers du Numérique) in 2017. After a year of studies in International Business Management in China and a semester in Political Science at the University of Montreal, he obtained his Bachelor’s degree in directing at HEAD (Haute école d’art et de design) in 2020. He recently started a joint ECAL/HEAD master’s degree in screenwriting.

UN USAGE DE LA MER

by Fabrizio Polpettini, France, 2021, 52′, Italian/French/Arabic/English (st English)

produced by La Bête, with Baton Rouge Productions and ViàOccitanie

In this overtly autobiographical travelogue, a series of chance encounters reveal the traces left by half-forgotten events that in one way or another shaped the history of the Mediterranean.

Director’s note:

“I grew up in a small town on the northern Italian coast. Since my childhood, the Mediterranean has been the landscape most familiar to me. By the time I was six years old, I had already learned how to catch sea urchins with my bare hands, without stinging myself.

Recently, I have been increasingly surprised and saddened by the image that some unimaginative politicians, especially in Italy where I was born, have wanted to attribute to my favorite playground. In fact, they have tried to describe the Mediterranean as a dividing frontier, whose shores to the north and south are inhabited by populations that are traditionally and essentially foreign and hostile to each other. 

A few years ago, on a cool autumn evening in Lausanne, a chance meeting set me on the trail of a quest along the Mediterranean, in which I was accompanied by two filmmaker friends-Roman from Locarno, Switzerland, and Amir from Constantine, Algeria. What we imagined would be a wander through space turned out to be a journey through time. Each place we visited opened a window on a decidedly complex and adventurous history about a sea in the past continually stirred by alliances and feuds, exchanges and piracy, and by the rollicking tales of privateers and bandits. These are the naughty, romantic characters I imagined when I was six years old fishing for sea urchins.”

Fabrizio Polpettini ha studiato arti visive e scienze ambientali a Milano, produzione cinematografica a Parigi e produzione di documentari in Corsica. Nel 2009 ha creato Filmcaravan, un festival del cinema all’aperto, e nel 2014 ha fondato La Bête, una compagnia di produzione creativa di documentari.

Un ringraziamento speciale a:
Basecamp e Justine Knuchel, HEAD – Genève Département Cinéma, SUDU CONNEXION, Jessica Macor, Isotta Regazzoni e Roman Hüben


𝟎𝟓.𝟎𝟖-𝟏𝟖.𝟎𝟗.𝟐𝟎𝟐𝟐


Con/with:~ 𝐑𝐢𝐢𝐤𝐤𝐚 𝐓𝐚𝐮𝐫𝐢𝐚𝐢𝐧𝐞𝐧 ~ 𝐋𝐨𝐮 𝐌𝐚𝐬𝐝𝐮𝐫𝐚𝐮𝐝~ 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 ~ 𝐄𝐯𝐨 𝐉𝐨𝐯𝐢𝐜𝐢𝐜 ~ 𝐖𝐫𝐞𝐭𝐜𝐡𝐞𝐝 𝐅𝐥𝐨𝐰𝐞𝐫𝐬~ 𝐍𝐲𝐠𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨 ~ 𝐃𝐚𝐟𝐧𝐞 𝐁𝐨𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢 ~ 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐎𝐥𝐲𝐦𝐩𝐞 𝐇𝐚𝐮𝐭𝐞~ 𝐀𝐥𝐢𝐞𝐧 ~ 𝐅𝐚𝐭𝐭𝐮𝐜𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐞 [𝐌𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐝 𝐆𝐢𝐚𝐝𝐚 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐨𝐭𝐭𝐨]~ 𝐆𝐎𝐎𝐃𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇 𝐚𝐧𝐝 𝐋𝐀 𝐖𝐚𝐫𝐦𝐚𝐧 ~ 𝐓𝐎𝐌𝐁𝐎𝐘𝐒 𝐃𝐎𝐍’𝐓 𝐂𝐑𝐘 / 𝐖𝐞𝐭 𝐌𝐞𝐬𝐬


Curata da/Curated by 𝐓𝐎𝐌𝐁𝐎𝐘𝐒 𝐃𝐎𝐍’𝐓 𝐂𝐑𝐘


ᐯEᖇᑎIᔕᔕᗩGE:

Venerdì 05 agosto dalle 17:00-21:00

Friday 05 August from 17:00-21:00


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𝘍𝘰𝘳 𝘌𝘯𝘨𝘭𝘪𝘴𝘩 𝘵𝘦𝘹𝘵 𝘴𝘤𝘳𝘰𝘭𝘭 𝘥𝘰𝘸𝘯


‘𝐒𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇 𝐓𝐇𝐄 𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇’ è una mostra collettiva e multidisciplinare curata da TOMBOYS DON’T CRY che coinvolge realtà artistiche svizzere e internazionali e affronta il tema dell’altereità, della mutazione, della trasformazione e del realismo magico attraverso un punto di vista transfemminista.
TOMBOYS DON’T CRY invita una pluralità di artistə a esplorare diversi scenari in una prospettiva di resistenza pluralista, propositiva e sensibile, il cui scopo è di fare incontrare lə artistə in un dialogo che inneschi visioni, considerazioni e idee sul futuro.


Le opere in mostra infatti propongono modi non convenzionali di ricordare e connettersi, offrendo spazio per descriversi, attraverso emozioni ed intuizioni, rituali, accadimenti collettivi e reclamare la figura della strega e dell’ ‘altro’ in opposizione alla rappresentazione stereotipata fornita nel corso della Storia. Dobbiamo a queste femministe cacciate, accusate, torturate e bruciate, gli enormi progressi in ambito socio-politico e di genere. Ci parlano di salute, di corpo, di medicina, di scoperta di sé e di rifiuto dell’ordine stabilito, ci riconciliano con la natura, trasgrediscono le norme, ci ricordano che non è sempre facile rivendicare l’accesso al sapere e sviluppare competenze non accademiche.


Lə artistə invitatə sono Alien [Londra], Lou Masduraud [Ginevra], Evo Jovicic [Losanna], Riikka Tauriainen [Zurigo], Fattucchiere [Marta Margnetti e Giada Olivotto] [Lugano], Dafne Boggeri [Milano], GOODWITCH & LA Warman [NY], Industria Indipendente [Roma], Lucile Olympe Haute [Parigi], Nygel Panasco [Strasburgo], TOMBOYS DON’T CRY/Wet Mess [Milano/Londra] e Wretched Flowers [NY].


𝐒𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇 𝐓𝐇𝐄 𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇 dà precedenza ad espressioni di sorellanza, differenza, al soprannaturale, alla creatività e alla cerimonia come percorso di guarigione e ci ricorda come il trauma ereditato dalla storia continua a influenzarci oggi.

Il progetto è gentilmente sostenuto da :

Dr. Georg und Josi Guggenheim Stiftung e Landis & Gyr Stiftung

L’esposizione è parte di BODIDIOMA, programma espositivo  la rada 2022. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino Swisslos, Pro Helvetia. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.


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‘𝐒𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇 𝐓𝐇𝐄 𝐖𝐈𝐓𝐂𝐇’ is a group and multidisciplinary exhibition curated by TOMBOYS DON’T CRY that involves Swiss and international artists and addresses the theme of alterity, mutation, transformation and magic realism through a transfeminist point of view.


TOMBOYS DON’T CRY invites a plurality of female artists to explore different scenarios in a pluralist, proactive and sensitive perspective of resistance, the aim of which is to bring artists together in a dialogue that triggers visions, considerations and ideas about the future.


The works in the exhibition propose unconventional ways of remembering and connecting, offering space to describe oneself, through emotions and intuitions, rituals, collective events and reclaiming the figure of the witch and the ‘other’ in opposition to the stereotypical representation provided throughout history. We owe to these hunted, accused, tortured and burnt feminists the enormous advances in the socio-political and gender spheres. They talk to us about health, the body, medicine, self-discovery and rejection of the established order, they reconcile us with nature, they transgress norms, they remind us that it is not always easy to claim access to knowledge and develop non-academic skills.


The invited artists are Alien [London], Lou Masduraud [Geneva], Evo Jovicic [Lausanne], Riikka Tauriainen [Zurich], Fattucchiere [Marta Margnetti and Giada Olivotto] [Lugano], Dafne Boggeri [Milan], GOODWITCH and LA Warman [NY], Industria Indipendente [Rome], Lucile Olympe Haute [Paris], Nygel Panasco [Strasbourg], TOMBOYS DON’T CRY/Wet Mess [Milan/London] and Wretched Flowers [NY].


SWITCH THE WITCH gives precedence to expressions of sisterhood, difference, the supernatural, creativity, and ceremony as a path to healing and reminds us how trauma inherited from history continues to affect us today.

The project is kindly supported by :

Dr. Georg und Josi Guggenheim Stiftung and Landis & Gyr Stiftung

The exhibition is part of BODIDIOMA, la rada 2022 exhibition program. The annual program has the support of: Pro HelvetiaCity of Locarno, Republic and Canton Ticino Swisslos. Special thanks to Michele Tognetti for continued support.


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Oltre nostro orario di apertura normale (venerdì-sabato), durante film festival di Locarno tranne il 7 e il 12 agosto, siamo aperti tutti giorni dalle 6-10 pm, passate vedere la mostra e salutarci!

Besides our normal opening hours (Friday-Saturday), during the Locarno Film festival except August 7 and 12, we are open every day from 6-10 pm, come by see the exhibition and say hello!

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♡ 𝐹𝓇𝑒𝑒 𝑒𝓃𝓉𝓇𝒶𝓃𝒸𝑒 𝒶𝓃𝒹 𝒹𝑜𝓃’𝓉 𝓂𝒾𝓈𝓈 𝒾𝓉 ♡

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𝘾𝙍𝘼𝙈𝙋𝙄𝘼𝙍𝘾𝙊𝙍𝙀

①°Edition

)summer festival(

independent publishing  ϟ   music  ϟ  graffiti  ϟ local products ϟ design

ϟ

 09 – 10 July/luglio 2022 

Curata da Yimei Zhang e Daniel Drabek

Orari d’apertura: sab. 09 luglio 17.00––23.00, dom. 10 luglio 17:00––22:00

Concerto dal vivo: Uochi toki

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Curated by Yimei Zhangand Daniel Drabek

Opening time:  Sat.09/07/2022 from 17:00––22:00,

Sun. 10/07/2022 17:00––22:00

Live Concert: Uochi Toki

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La Rada – spazio per l’arte contemporanea di Locarno, è lieta di presentare Crampiarcore, un festival estivo pluridisciplinare a cura di Yimei ZhangeDaniel Drabek, con la partecipazione di Alessio De Gottardi w Adventure of Lindasay, Casa Stanata w my.castom, bottega della luce gentile, Fernando Ruiz, Elia Varini, Complice Press, Condylura, Daniel Drabek, Davide Fams, Fuzao Studio, Johanna Invrea, J.V.B, Le Zeste,  Lugano Bella, Rafael Kuoto, Stay dirty, Suppergiù, Teleki Atelier Itinerante, Tredici studio, Tristebacio, Tudesorden, Tulpess, Ugo Gattini.

Durante il week end suoneranno dal vivo i Uochi Toki, mentre i nostri fantastici amici Djs ci accompagneranno durante l’intero festival 067eoin, Bon Voyage, Clemente Gatto, djpesce, DJsaliva, Emma Etc, Felys, Jacksonbbb, Kapras, Lonneker, Magutt9000, Spiritotem.

𝘾𝙍𝘼𝙈𝙋𝙄𝘼𝙍𝘾𝙊𝙍𝙀 é evento pop up interdisciplinare che vuole unire editori indipendenti, artigianato e prodotti locali ticinesi, con arte urbana, grafica, musica e l’illustrazione sperimentale.

lo scopo è creare un ponte tra la scena artistica ticinese e quella nazionale e internazionale, mettendole in relazione tra di loro per invogliare a trovare nuove connessioni tra i vari partecipanti. 

Il Ticino è una terra di passaggio, un luogo di transizione e di collegamento; 𝘾𝙍𝘼𝙈𝙋𝙄𝘼𝙍𝘾𝙊𝙍𝙀 vuole essere anche questo: una terra di confine tra il non-professionale e il professionale, l’alternativo e il conforme, dando vita a un sottobosco culturale:  un terreno ricco di flora da scoprire. 

L’evento è previsto per il weekend del 9–10 luglio 2022 e prenderà luogo presso gli spazio de La Rada, a Locarno. Oltre all’esposizione dei vari prodotti, è nostra intenzione creare una serie di eventi collaterali quali talk, conferenze, concerti dal vivo, djsets e performance.

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Programma

Sabato 9 luglio: 

17:00 opening

18:00 launch ”Adventure of Lindasay” by Alessio de Gottardi

20:00 dinner

21:00 concerto Uoki Toki

23:00 chiusura

Domenica 10 luglio: 

17:00 opening

18:00 graffiti performance

20:00 dinner

21:00 dj set

23:00 chiusura

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La Rada – space for contemporary art in Locarno, is pleased to present Crampiarcore, a multidisciplinary summer festival, curated by Yimei Zhang and Daniel Drabek, with the participation of Alessio De Gottardi w Adventure of Lindasay, Casa Stanata w my. castom, bottega della luce gentile, Fernando Ruiz, Elia Varini, Complice Press, Condylura, Daniel Drabek, Davide Fams, Fuzao Studio, Johanna Invrea, J.V.B, Le Zeste, Lugano Bella, Rafael Kuoto, Stay dirty, Suppergiù, Teleki Atelier Itinerante, Tredici studio, Tristebacio, Tudesorden, Tulpess, Ugo Gattini.

During the weekend there will be Uochi Toki playing live and our fantastic friends and friends Djs accompany us the whole festival 067eoin, Bon Voyage, Clement Gatto, djpesce, DJsaliva, Emma Etc, Felys, Jacksonbbb, Kapras, Lonneker, Magutt9000, Spiritotem.

𝘾𝙍𝘼𝙈𝙋𝙄𝘼𝙍𝘾𝙊𝙍𝙀 is interdisciplinary pop-up event that aims to unite independent publishers, crafts and local products from Ticino with urban art, graphics, music and experimental illustration.

The purpose is to create a bridge between the Ticino art scene and the national and international art scene, relating them to each other to entice new connections between the various participants. 

Ticino is a land of passage, a place of transition and connection; 𝘾𝙍𝘼𝙈𝙋𝙄𝘼𝙍𝘾𝙊𝙍𝙀 also wants to be this: a borderland between the non-professional and the professional, the alternative and the compliant, giving birth to a cultural undergrowth: a rich soil of flora to be discovered. 

The event is scheduled for the weekend of July 9-10, 2022, and will take place at La Rada spaces in Locarno. In addition to the exhibition of the various products, it is our intention to create a series of side events, such as talks, lectures, live concert, djsets, and performances.

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Program

Saturday, July 9: 

17:00 opening

18:00 launch ”Adventure of Lindasay” by Alessio de Gottardi

20:00 dinner

21:00 concert live Uoki Toki

23:00 closing


Sunday, July 10: 

17:00 opening

18:00 graffiti performance

20:00 dinner

21:00 dj set

23:00 closing

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🧡 Graphic design by Daniel Drabek 🧡

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♡ 𝕯𝖔𝖓’𝖙 𝖒𝖎𝖘𝖘 𝖎𝖙

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𝑹𝑶𝑺𝑨𝑺𝑷𝑰𝑵𝑨

❦ 𝑹𝒂𝒅𝒂 𝑲𝒐ž𝒆𝒋𝒊, 𝑱𝒂𝒄𝒐𝒑𝒐 𝑩𝒆𝒍𝒍𝒐𝒏𝒊, 𝑺𝒕𝒆𝒇𝒂𝒏𝒐 𝑪𝒆𝒄𝒂𝒕𝒊𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝑱𝒆𝒓𝒐𝒏𝒊𝒎 𝑯𝒐𝒓𝒗𝒂𝒕

Curata da 𝒀𝒊𝒎𝒆𝒊 𝒁𝒉𝒂𝒏𝒈 e 𝑻𝒐𝒎𝒎𝒂𝒔𝒐 𝑮𝒂𝒕𝒕𝒊

🥀 07.05.2022 – 12.06.2022🥀 

𝑽𝒆𝒓𝒏𝒊𝒔𝒔𝒂𝒈𝒆:  Sabato 07 maggio dalle 17:00-20:00

con una 𝑷𝒆𝒓𝒇𝒐𝒓𝒎𝒂𝒏𝒄𝒆 di 𝑹𝒂𝒅𝒂 𝑲𝒐ž𝒆𝒋𝒊

𝑨𝒇𝒕𝒆𝒓 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒚: Tesoro Bar, Piazza Grande 16, 6600 Locarno

𝑫𝒋 𝒔𝒆𝒕 𝒃𝒚 𝑳𝑨𝑪𝑹𝑰𝑴𝑨 e 𝑨𝑺𝑯𝑨𝑺𝑯𝑨

Orari di apertura della mostra: da venerdì a Sabato, dalle 15:00 alle 19:00

e su appuntamento scrivendo a: direzione@larada.ch

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Curated by 𝒀𝒊𝒎𝒆𝒊 𝒁𝒉𝒂𝒏𝒈  and 𝑻𝒐𝒎𝒎𝒂𝒔𝒐 𝑮𝒂𝒕𝒕𝒊

🥀 07.05.2022 – 12.06.2022 🥀 

𝑽𝒆𝒓𝒏𝒊𝒔𝒔𝒂𝒈𝒆: Saturday, March 19 from 17:00 to 20:00

with a performance by 𝑹𝒂𝒅𝒂 𝑲𝒐ž𝒆𝒋𝒊.

𝑨𝒇𝒕𝒆𝒓 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒚: Tesoro Bar, Piazza Grande 16, 6600 Locarno

𝑫𝒋 𝒔𝒆𝒕 𝒃𝒚 𝑳𝑨𝑪𝑹𝑰𝑴𝑨 and 𝑨𝑺𝑯𝑨𝑺𝑯𝑨

Exhibition opening hours: Friday to Saturday, from 15:00 to 19:00

and by appointment by writing to: direzione@larada.ch

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𝑹𝒐𝒔𝒂𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂 è una mostra che presenta il lavoro di quattro artisti emergenti –𝑹𝒂𝒅𝒂 𝑲𝒐ž𝒆𝒋𝒊, 𝑱𝒂𝒄𝒐𝒑𝒐 𝑩𝒆𝒍𝒍𝒐𝒏𝒊, 𝑺𝒕𝒆𝒇𝒂𝒏𝒐 𝑪𝒆𝒄𝒂𝒕𝒊𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝑱𝒆𝒓𝒐𝒏𝒊𝒎 𝑯𝒐𝒓𝒗𝒂𝒕 – residenti tra Svizzera e Italia.

Il titolo trae ispirazione dalla fiaba dei fratelli 𝑮𝒓𝒊𝒎𝒎, ed evoca il folto roveto che protegge e occulta, come il più delicato dei fiori, la bella addormentata. Metafora dell’opera d’arte e il suo segreto, questo titolo allude ad alcune suggestioni che accomunano gli artisti in mostra e la loro ricerca, come l’atmosfera fiabesca che si respira in ogni lavoro e l’evocazione di immaginari boschivi e forme vegetali.

Gli artisti coinvolti, pur servendosi di molteplici medium (pittura, scultura, installazione e performance), condividono una sensibilità caratterizzata da una diffidenza nei con- fronti dei linguaggi artistici e dei modelli culturali dominanti. Questa distanza li induce a riprendere forme e tecniche dal sapore antico per rileggere, da un’altra prospettiva, ciò che li circonda. Sedotti dal magico e l’esoterico, immaginari a cui attingono per creare opere d’arte che sembrano emerse da un romanzo gotico o un delirio onirico, si servono della libera associazione e di altre tecniche automatistiche, nel tentativo di creare opere concepite come dispositivi divinatori. Indagano il linguaggio del simbolo, che travalica il pensiero e la didascalia, impedendo il concetto e la riduzione. In occasione di 𝑹𝒐𝒔𝒂𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂, per tenere fede a questa fascinazione, daranno vita a un ambiente suggestivo in cui le opere emanano il proprio mistero pur risuonando come accordi in un’armonia.

Il progetto è generosamente sostenuto da :

Pro Helvetia, ProLitteris, Republique et canton de Geneve e Kanton Basel Stadt Kultur 

L’esposizione è parte di BODIDIOMA, programma espositivo  la rada 2022. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino Swisslos, Pro Helvetia, Ernst Göhner Stiftung. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.

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𝑹𝒐𝒔𝒂𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂 is an exhibition presenting the work of four emerging artists -𝑹𝒂𝒅𝒂 𝑲𝒐ž𝒆𝒋𝒊, 𝑱𝒂𝒄𝒐𝒑𝒐 𝑩𝒆𝒍𝒍𝒐𝒏𝒊, 𝑺𝒕𝒆𝒇𝒂𝒏𝒐 𝑪𝒆𝒄𝒂𝒕𝒊𝒆𝒍𝒍𝒐, 𝑱𝒆𝒓𝒐𝒏𝒊𝒎 𝑯𝒐𝒓𝒗𝒂𝒕 – residing between Switzerland and Italy.

The title is inspired by the fairy tale of the 𝑮𝒓𝒊𝒎𝒎 brothers, and evokes the thick bush that protects and conceals, like the most delicate of flowers, the sleeping beauty. Metaphor of the work of art and its secret, this title alludes to some suggestions that unite the artists in the exhibition and their research, such as the fairy-tale atmosphere that is breathed in each work and the evocation of imaginary woods and plant forms.

The artists involved, while using multiple mediums (painting, sculpture, installation and performance), share a sensitivity characterized by a distrust of artistic languages and dominant cultural models. This distance induces them to take up forms and techniques with an ancient flavor to reinterpret, from another perspective, what surrounds them. Seduced by the magical and the esoteric, imaginaries they draw on to create works of art that seem to have emerged from a Gothic novel or a dreamlike delirium, they use free association and other automatic techniques in an attempt to create works conceived as divinatory devices. They investigate the language of the symbol, which transcends thought and caption, preventing concept and reduction. On the occasion of 𝑹𝒐𝒔𝒂𝒔𝒑𝒊𝒏𝒂, to keep faith with this fascination, they will create an evocative environment in which the works emanate their own mystery while resonating like chords in a harmony.

The project is generously supported by :

Pro Helvetia, ProLitteris, Republique et canton de Geneve and Kanton Basel Stadt Kultur 

The exhibition is part of BODIDIOMA, la rada 2022 exhibition program. The annual program has the support of: City of Locarno, Republic and Canton of Ticino Swisslos, Pro Helvetia, Ernst Göhner Stiftung. Special thanks to Michele Tognetti for his constant support.

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🥀 Graphic design by 𝑱𝒐𝒔𝒉𝒖𝒂 𝑨𝒍𝒕𝒉𝒂𝒖𝒔

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♡ 𝔽ℝ𝔼𝔼 𝔼ℕ𝕋ℝ𝔸ℕℂ𝔼 and 𝕯𝖔𝖓’𝖙 𝖒𝖎𝖘𝖘 𝖎𝖙♡

𝗕𝗘𝗧𝗪𝗘𝗘𝗡 𝗧𝗛𝗘 𝗟𝗜𝗡𝗘𝗦

Élie Autin, Catol Teixeira, Rita Hajj, Lucas Cantori, Chris Kauffmann and Greco Bomb. 

Curata da Danniel Tostes e Antoine Simeão Schalk

19.03.2022 – 24.04.2022

Vernissage Sabato 19 marzo dalle 18:00-21:00,

con una performance di Catol Teixeira alle 19:00.

Orari di apertura della mostra: da venerdì a domenica, dalle 15:00 alle 19:00

e su appuntamento scrivendo a: direzione@larada.ch

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Curated by Danniel Tostes and Antoine Simeão Schalk

19.03.2022 – 24.04.2022

Vernissage: Saturday, March 19 from 18:00 to 21:00,

with a performance by Catol Teixeira at 19:00.

Exhibition opening hours: Friday to Sunday, from 15:00 to 19:00

and by appointment by writing to: direzione@larada.ch

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Between the lines è un’esposizione che interroga alcuni elementi dello spazio e come certi territori possano acquistare nuovi significati attraverso chi li abita. La mostra presenta opere di artisti e ricercatori i cui confini non sono definiti dalle classiche nozioni di territorio. La comunità costruita tra le mura de La Rada per la durata dell’esposizione è definita da complesse e multipolari nozioni di appartenenza. Le ricerche e le realtà che le ritraggono, interrogano questioni quali il contrastare le strutture di potere esistenti, che ci vengono presentate come realtà. Con le loro opere si apre una breccia che ci permette di meglio esercitare l’immaginazione collettiva. 

Questo esperimento collettivo vuole proporre una riflessione su come le persone possano trasformarsi a vicenda e su come vadano, sottilmente o meno, a cambiare lo spazio in cui si trovano. La trasformazione degli spazi dipende in definitiva dalle persone, anche se solo temporaneamente. Quando si uniscono, i corpi, sono in grado di appropriarsi di tipologie di architettura una volta ostili o non pensate per loro. La rinegoziazione della concezione dello spazio interroga inoltre l’uso e il pubblico degli spazi costruiti. Così come il fatto di mettere in discussione l’utilizzo dei linguaggi moderni dimostra la loro incapacità di decostruire binari esistenti. Narrazioni diverse capaci di plasmare la comunità e distorcere le strutture stesse di uno spazio. 

Il progetto è generosamente sostenuto da :
Oertli Stiftung e Fondo Culturale Sud. 

L’esposizione  è parte di BODIDIOMA, programma espositivo de la rada 2022. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino SwisslosPro HelvetiaErnst Göhner Stiftung. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.

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Between the lines is an exhibition questioning certain elements of space and how certain spaces or territories can be resignified through their inhabitants. The show features works of artists and researchers whose boundaries are not defined by classical notions of territories. The community that is built within the walls of La Rada for the duration of the exhibition is defined by notions of belonging that are complex and multi polar. The research and the realities they depict discuss the questions of tackling existing power structures given as static realities to us. With their works, a crack is opened, allowing us to better exercice collective imagination. 

This collective experiment wants to propose a reflection on how people can transforme each other and subtly or not, change the space where they are located. Transformation of spaces ultimately depends on the people who inhabit them, even temporarily. Bodies when joining together are able to appropriate types of architecture that had been once hostile at most or not designed for them. Renegotiation of space design eventually questions the use and public of constructed spaces. Just as questioning the contemporary use of modern languages points at their in-capacity to deconstruct existing binaries. Different narratives capable of shaping community and distort the very structures of a space. 

Exhibition kindly supported by:
Oertli Stiftung and Fondo Culturale Sud – SüdKulturFonds

This exhibition is part of BODIDIOMA, la rada’s 2022 exhibition program. The annual program is supported by: Municipio di LocarnoRepubblica e Cantone Ticino SwisslosPro HelvetiaErnst Göhner Stiftung. We particularly thank Michele Tognetti for his consistent support.

𝔽ℝ𝔼𝔼 𝔼ℕ𝕋ℝ𝔸ℕℂ𝔼

⋰EUTROPIA⋰- PROJECT FOR A TRIP TO CHINA

Alessio Binda, Lucas Herzig, Nicolas Polli, Gabriel Stöckli, Vera Trachsel, 

Xiao Longhua & Nini Sum, Yuwei Gong e Lvya

Curata da Yimei Zhang e Carolina Sanchez

⟣12.12.2021 –  08.01.2022 ⟢

Vernissage Domenica 12 dicembre dalle 15:00

Orari di apertura: da venerdì a domenica, dalle 15:00 alle 19:00

e su appuntamento scrivendo a: direzione@larada.ch

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Curated by Yimei Zhang and Carolina Sanchez

⟣12.12.2021 – 08.01.2022⟢

Opening on Sunday 12 December from 15:00

Opening times: Fri-Sun from 3pm to 7pm

and by appointment: direzione@larada.ch

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Volevamo partire nel 2020. 

Volevamo partire nel 2021. 

Vorremmo partire nel 2022.

Eutropia – Project for a Trip to China è un piccolo estratto di un progetto di residenza in Cina

non ancora realizzato, previsto per l’estate 2022 e che coinvolge artisti svizzeri e cinesi. 

Eutropia è una delle Città invisibili nate dalla penna di Italo Calvino. Una città in cui un viaggiatore non vede una città unica, ma molte, sparse per un vasto altopiano. E lei è tutte queste città, i cui abitanti le vivono di volta in volta, a turno, quando decidono di spostarsi per rinnovarsi a ogni trasloco adottando ogni volta abitudini diverse. La residenza si basa sul medesimo meccanismo, in cui gli scambi non sono altro che flussi migratori insoliti che, per un periodo, vivranno Jingdezhen, Shanghai, Beijing. Il progetto vuole creare sinergie tra due mondi apparentemente diversi, che già condividono lo sviluppo di relazioni bilaterali e cooperative in vari settori, tra cui quello culturale, con l’obiettivo di alimentare le interazioni artistiche e sociali, gli scambi di lavoro, di abitudini, di amicizie e di vita sociale, dimenticando le proprie regole e cercando di re-imparare trovando nuovi stimoli.

Con l’impossibilità di partire, Eutropia – Project for a Trip to China offre l’emozione di stare nell’impalcatura di un progetto costruito ma non ancora concretizzato. Si sviluppa secondo una libera associazione di epigrammi, di stimoli e fatti innescati dalla promessa di questo viaggio. Un collage composto da lavori individuali e uniti dalla visione d’insieme di una residenza immaginaria. 

La mostra diventa così un viaggio che non include un movimento fisico effettivo, ma che porti comunque da qualche parte e che possa placare un desiderio:Is going to China like going to the moon? We’ll tell you when we get back. 

Importante: l’evento si svolge in osservanza delle disposizioni sanitarie vigenti. L’affluenza è regolamentata, si richiede l’uso della mascherina e il rispetto delle distanze.

Mostra realizzata con il gentile contributo di: 

⤷⟣ Fondo Culturale Sud – SüdKulturFonds, Fondazione Pro Helvetia, Dr Georg und Josi Guggenheim Stiftung, ProLitteris. 

L’esposizione  è parte di Glob0, programma espositivo de la rada 2021. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.

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We wanted to leave in 2020. 

We wanted to leave in 2021. 

We wanted to leave in 2022.

Eutropia – Project for a Trip to China is a small excerpt of an unrealized residency project in China called Eutropia, scheduled for summer 2022 and involving Swiss and Chinese artists. 

Eutropia is one of the Invisible Cities born from the pen of Italo Calvino. A city in which a traveler does not see a single city, but many, scattered over a vast plateau. And she is all these cities, whose inhabitants live from time to time, in turn, when they decide to move to renew themselves at each move, adopting different habits each time. The residence is based on the same mechanism, in which the exchanges are nothing but unusual migratory flows that, for a period, will live Jingdezhen, Shanghai, Beijing. The project wants to create synergies between two seemingly different worlds, which already share the development of bilateral and cooperative relations in various fields, including culture, with the aim of nurturing artistic and social interactions, exchanges of work, habits, friendships and social life, forgetting their own rules and trying to re-learn by finding new stimuli.

With the impossibility of leaving, Eutropia – Project for a Trip to China offers the emotion of being in the scaffolding of a project built but not yet materialized. It develops according to a free association of epigrams, stimuli and facts triggered by the promise of this journey. A collage composed of individual works and united by the overall vision of an imaginary residence. 

The exhibition thus becomes a journey that doesn’t include an actual physical movement, but that nevertheless leads somewhere and can appease a desire: Is going to China like going to the moon? We’ll tell you when we get back. 

Note: the event will take place in compliance with the precautionary covid-19 measures. Attendance is regulated, a mask and respect for distances are required.

Exhibition kindly supported by:

⤷⟣Fondo Culturale Sud – SüdKulturFonds, Fondazione Pro Helvetia, Dr Georg und Josi Guggenheim Stiftung, ProLitteris. 

This exhibition is part of Glob0, la rada’s 2021 exhibition program. The annual program is supported by: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. We particularly thank Michele Tognetti for his consistent support.

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la rada

via della Morettina 2

6600 Locarno

AXEL CRETTENAND, MAYAR EL BAKRY & JOANNA SELINGER

a cura di Francesca Ceccherini e Eleonora Stassi
progetto di OTO SOUND MUSEUM e la rada

29.10.21- 27.11.21

Vernissage venerdì 29 ottobre h 18.00

Orari di apertura: da venerdì a domenica dalle 15:00 alle 19:00

e su appuntamento scrivendo a: direzione@larada.ch

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AXEL CRETTENAND, MAYAR EL BAKRY & JOANNA SELINGER

curated by Francesca Ceccherini and Eleonora Stassi

project by OTO SOUND MUSEUM and la rada

29.10.21- 27.11.21

OPENING Friday 29 October from 6 pm

Opening times: Fri-Sun from 3pm to 7pm

and on appointment: direzione@larada.ch

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Migrando verso la Svizzera italiana in occasione del suo quarto appuntamento nello spazio reale, OTO SOUND MUSEUM presenta il progetto espositivo SOUNDATA invitando gli artisti Axel Crettenand, Mayar El Bakry e Joanna Selinger a la rada.
Insieme a la rada OTO torna ad interrogare la sperimentazione, questa volta dando spazio alla relazione con i dati e alla loro libera interpretazione attraverso il linguaggio del suono. La mostra SOUNDATA è stata concepita con l’obiettivo di aprire uno spazio di riflessione tra suono e immagine, tra arte e tecnologia, rimescolando anche i rapporti di un’antica dicotomia che vede coinvolti l’essere umano e la macchina. SOUNDATA si rivolge alle ricerche avviate da Crettenand, El Bakry e Selinger in relazione all’elaborazione e all’interpretazione dei dati relativi a determinate condizioni dell’esistente o alla situazione ambientale più recente. Attraverso differenti approcci, gli artisti hanno sviluppato display artistici e strategie tecnologiche per tradurre specifiche informazioni in suono, creando percorsi di ascolto e possibili paesaggi di significato.


Chaotic arrangement for 66 voices (2021) di Axel Crettenand è un’installazione pensata per tradurre il comportamento caotico prodotto dal calore in un coro di voci. L’opera consiste in un dispositivo composto da un serbatoio di acqua riscaldata, monitorato da termometri, un software e un impianto audio. I dati vengono raccolti attraverso dodici termometri disposti nel volume d’acqua e inviati a un programma appositamente progettato per tradurre in tempo reale le informazioni di temperatura in note MIDI, che sono infine sintetizzate in voci umane. Attraverso questi suoni antropomorfi, precedentemente registrati e orchestrati dal comportamento casuale dei cambiamenti di temperatura, l’invisibilità del caos si manifesta in un coro effimero e imprevedibile. In Chaotic arrangement for 66 voices il suono prodotto traduce una metodologia scientifica in una pratica artistica capace di rivelare anche una dimensione spirituale che gioca con i confini tra visibile e invisibile, assenza e presenza, elementi naturali e dispositivi tecnologici.

Sperimentando tra le diverse possibilità di visualizzazione dei fenomeni naturali, Mayar El Bakry e Joanna Selinger hanno concentrato la loro ricerca nella raffigurazione di eventi naturali attraverso metodi non convenzionali, metodi in grado di restituire i dati in una forma estetica e sonora di grande impatto. Dopo una fase iniziale di orientamento hanno scelto di dedicare il loro lavoro allo studio del fenomeno degli tsunami partendo da alcuni dei principali eventi degli ultimi due decenni: gli tsunami della costa dell’Indonesia (2004), della costa di Samoa (2009), vicino a Tohaku, Giappone (2009) e della costa del Cile (2015). Il risultato di questo percorso è l’installazione audiovisiva wave/forms (2016), elaborata sulla base dei dati sismici della IRIS (Incorporated Research Institutions for Seismology) e sviluppato con l’aiuto del software “Sonifyer” che ha permesso di tradurre i dati sismografici in frequenze udibili. Questa traccia sonora si presenta accompagnata da una visualizzazione dinamica ottenuta grazie
all’utilizzo di uno script audio-reattivo che, mostrando l’epicentro degli tsunami, svela il comportamento delle onde audio che si scontrano con il profilo dei continenti di una geografia celata ma anche con i confini reali della sala in cui l’opera è presentata. Nel percorso di SOUNDATA i dati prendono vita, forma e suono, si impossessano dello spazio espositivo in maniera inedita e totale migrando nella percezione del visitatore, che è invitato a rivalutare e riscoprire il fascino e la vertigine dei dati celati in ogni cosa che ci circonda, in ogni legge che regola la vita umana sul nostro pianeta.


Axel Crettenand (1989, CH) è artista multidisciplinare e inventore che vive e lavora a Zurigo. Inizialmente focalizzato sulla fotografia e sulle sperimentazioni video, la sua pratica si è rivolta in seguito alla concezione di installazioni generative attraverso l’utilizzo di voci, suoni e testi. Intreccia costantemente la ricerca artistica e scientifica e si interessa anche alle differenti manifestazioni di spiritualità nelle società contemporanee. Tra le ultime ricerche l’atlante di immagini The Obsession Of The Form, che indaga e specula sul rapporto tra Dio e la matematica. Si è laureato all’ECAL (Losanna) dove ha conseguito la laurea in Fotografia e successivamente ha ottenuto il Master in Fine Arts presso la ZHdK (Zurigo). Tra le mostre: Life Lines, Johann Jacobs Museum, 2020-21, Zürich (CH), Small Project for Coming Communities, House of the Catholic Church, 2019, Stuttgart (DE), Tiny show, 2018, ZHdK, Zürich (CH), Dix ans d’EnQuête photographique valaisanne, 2018, Médiathèque Valais (CH), Lab Photography Research, 2018, ateliers de Bellevaux, Lausanne (CH), 21st price of the Young Talents in photography,
2017, Oslo@Buro, Basel (CH), High, 2014, théâtre de Vidy, Lausanne (CH), Too Cool For School, 2012, Spazio Orso, Milan (IT). Nel 2019 ha vinto il finanziamento ZHdK-Avina Project Fund per realizzare la performance partecipativa The Green Spirits.


Mayar El Bakry è una graphic designer e ricercatrice svizzera-egiziana che vive a Zurigo. Esplora i confini del design, fondendo diverse pratiche nel suo lavoro. Attualmente, si sta concentrando sul cibo e la cucina come mezzo per creare spazi di scambio, dialogo e riflessione comune. All’interno della sua ricerca sottolinea l’importanza dello scambio interculturale, della collaborazione interdisciplinare, delle pedagogie femministe decoloniali e intersezionali. Nel suo progetto in due parti “Food for Radical Thought” sta indagando la cucina come spazio creativo e luogo di comunione e resistenza. La ricerca si basa sulla premessa che cucinare e mangiare insieme può funzionare come un’interfaccia per facilitare il dialogo e creare un ponte per discussioni non invasive su argomenti difficili come il potere, il privilegio, il razzismo, la supremazia bianca e la discriminazione. Nella sua ricerca guarda specificamente alle pratiche decoloniali che si rivelano nel riappropriarsi dello spazio attraverso il cibo e la cultura gastronomica, applicando queste conoscenze in un dialogo auto-riflessivo con la sua pratica
(di design). Oltre allo studio e la ricerca, coordina lo Swiss Design Network e co-cura “Educating Otherwise”, un programma di formazione continua presso l’Università di Scienze Applicate e Arti FHNW di Basilea che si concentra sulle pedagogie femministe intersezionali nel design.


Joanna Selinger, nata a Basilea nel 1992. Dopo la scuola dell’obbligo a Allschwil, all’età di diciassette anni ha frequentato il Leonhard Gymnasium di Basilea, specializzandosi in arti visive. Nel 2014 è stata ammessa alla Scuola d’Arte e Design di Basilea. Tra i molti progetti durante la sua formazione, ha creato l’installazione Wave Forms* in collaborazione con Mayar El Bakry. Nel settembre 2017, ha completato con successo il suo Bachelor of Arts in comunicazione visiva. Dal 2018, Joanna Selinger si è dedicata sempre più ai suoi progetti: videoclip musicali, cortometraggi, copertine di vinili, fotografie, loghi, design di poster e volantini e design tessile e ha potuto così approfondire la sua formazione in vari settori. Nel 2019 ha anche potuto fare esperienza come grafico freelance nel settore del design editoriale e aziendale presso Vitra International AG.

OTO SOUND MUSEUM è un museo pensato per accogliere opere invisibili e sperimentazioni legate al linguaggio del suono. Le sue opere costituiscono una collezione di paesaggi sonori inediti o recenti realizzati da artisti contemporanei differenti per pratica, geografia di provenienza e generazione. Presentato al pubblico con un display digitale, attraverso una selezione di opere accolte in uno spazio iconoclasta, il progetto sviluppa anche performance live e installazioni in quattro sedi partner distribuite sul territorio svizzero. OTO SOUND MUSEUM è un progetto curato da ZAIRA ORAM – collettivo curatoriale avviato da Francesca Ceccherini e Eleonora Stassi con Chloé Dall’Olio e Camille Regli che indirizza la sua ricerca verso display sperimentali e progetti multidisciplinari. Il progetto è supportato da Pro Helvetia.

Mostra realizzata con il gentile contributo di:

Pro Helvetia e Net Cetera. 

L’esposizione  è parte di Glob0, programma espositivo de la rada 2021. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.

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ENGLISH

Migrating to the Italian part of Switzerland, OTO SOUND MUSEUM presents the show SOUNDATA on the occasion of the fourth appointment in the real space inviting the artists Axel Crettenand, Mayar El Bakry and Joanna Selinger at la rada.
Together with la rada, OTO returns to interrogate experimentation, this time giving space to the relationship with data and their free interpretation through the language of sound. The exhibition SOUNDATA has been conceived to open a space for reflection between the areas of sound and image, art and technology, also shaking up an old dichotomy that sees humans and machines involved. SOUNDATA focuses on the researches initiated by Crettenand, El Bakry and Selinger on the processing and interpretation of data related to certain existing conditions or environmental frame. Through different approaches, the artists developed artistic displays and technological strategies to translate specific information into sound, creating new paths of listening and landscapes of meaning.


Chaotic arrangement for 66 voices (2021) by Axel Crettenand is an installation designed to translate the chaotic behavior of heat in a fluid into a choir of voices. It consists of an apparatus composed of a tank of warmed water monitored by thermometers, a software and a sound system. Data are collected through twelve thermometers spread in the volume of water and sent to a program specifically designed to translate the temperature information into MIDI notes in real time, which are ultimately synthesized into human voices. Through these anthropomorphic sounds, previously recorded and orchestrated by the random behavior of heat, the invisibility of chaos manifests itself in an ephemeral and unpredictable chorus. The sound of Chaotic arrangement for 66 voices traduces a scientific methodology in an artistic practice capable of revealing a spiritual dimension that plays with boundaries between visible and invisible, absence and presence, natural and technological elements.


Experimenting among the different possibilities of visualization of natural phenomena, Mayar El Bakry and Joanna Selinger have focused their research in the representation of natural events through unconventional methods able to return the data in an aesthetic and sound form of great impact. After an initial phase of orientation, they chose to devote their efforts toward studying the phenomenon of tsunamis starting with some of the major events of the last two decades: the tsunamis of the coast of Indonesia (2004), the coast of Samoa (2009), near Tohaku, Japan (2009), and the coast of Chile (2015). The result of this path is the audiovisual installation wave/forms (2016), elaborated on the basis of seismic data from IRIS (Incorporated Research Institutions for Seismology) and developed with the help of the software “Sonifyer” that allowed to translate seismographic data into audible frequencies. This sound track is accompanied by a dynamic visualization obtained through the use of an audio- reactive script. By showing the epicenter of the tsunamis, the image reveals the behavior of the audio waves that encounter the profile of the continents of a hidden geography, but also with the real boundaries of the room in which the work is presented. The data come to life, shape and sound, take possession of the exhibition space in a total and unexpected way migrating in the perception of the visitor, who is invited to re-evaluate and rediscover the fascination and vertigo of the data hidden in everything that surrounds us, in every law that regulates human life on our planet.



Axel Crettenand (1989, CH) is a research-based multimedia artist and inventor based in Zürich. Initially focused on photography and video experimentations, his practice evolved to include voices, sounds and texts into generative installations. He constantly intertwines the artistic and scientific research and he is also interested in the manifestations of contemporary spiritualities. Among the last inquiries resulted in a commented atlas of images, The Obsession Of The Form, that investigate and speculate on the relationship between God and mathematics. He graduated at ECAL (Lausanne) where he obtained his bachelor’s degree in Photography and later he got his master’s degree in Fine Arts from ZHdK (Zurich). Among the exhibitions: Life Lines, Johann Jacobs Museum, 2020-21, Zürich (CH), Small Project for Coming Communities, House of the Catholic Church, 2019, Stuttgart (DE), Tiny show, 2018, ZHdK, Zürich (CH), Dix ans d’EnQuête photographique valaisanne, 2018, Médiathèque Valais (CH), Lab Photography Research, 2018, ateliers de Bellevaux, Lausanne (CH), 21st price of the Young Talents in photography, 2017, Oslo@Buro, Basel (CH), High, 2014, théâtre de Vidy, Lausanne (CH), Too Cool For School, 2012, Spazio Orso, Milan (IT). In 2019 he won the ZHdK-Avina Project Fund to realize the participative performance The Green Spirits.


Mayar El Bakry is a Swiss-Egyptian graphic designer and researcher based in Zurich. She works in and around the peripheries of design, merging diverse practices in her work. Currently, she’s focusing on food and cooking as a means to create spaces of discourses, exchange and dialogue and communal reflection. Within her research, she emphasizes the importance of cross-cultural exchange, cross-disciplinary collaboration, decolonial and intersectional feminist pedagogies. In her two-part project “Food for Radical Thought” she is investigating the kitchen as a creative space and a place for communing and resistance. The research draws on the premise that communal cooking and eating can operate as an interface to facilitate dialogue and bridge non-invasive discussions around difficult topic such as power, privilege, racism, white supremacy, and discrimination. She understands cooking and eating together as practices of making and reclaiming space for marginalized voices. In her research she specifically looks at decolonial practices focusing on making and reclaiming space through/with and by food and cooking while applying these learnings in a self-reflective dialogue with her own(design) practice. Next to her studies and research, she coordinates the Swiss Design Network and co-curates“Educating Otherwise” a continued education program at the FHNW University of Applied Sciences and Arts in Basel focusing on intersectional feminist pedagogies within design.


Joanna Selinger, born in Basel in 1992. After her compulsory schooling in Allschwil, she attended the Leonhard Gymnasium in Basel at the age of seventeen, majoring in visual arts. In 2014, she was admitted to the Basel School of Art and Design. Among many projects during her education, she created the installation Wave Forms* in collaboration with Mayar El Bakry. In September 2017, she successfully completed her Bachelor of Arts degree in Visual Communication. Since 2018, Joanna Selinger has increasingly dedicated herself to projects in independent work; in addition to music video clips, short films, vinyl covers, photographs, logos, poster and flyer designs and textile design, she was thus able to further her education in various areas. In 2019, she was also able to gain experience as a freelance graphic designer in the area of editorial and corporate design at Vitra International AG. She is currently still working on many different projects.

OTO SOUND MUSEUM is a museum designed to host invisible and experimental works related to the language of sound. The works constitute a collection of unpublished or recent soundscapes made by Swiss and international artists from different generations and practices. Presented to the public with a selection of works set up in an iconoclastic digital space, the project also features live performances and installations in four partner locations in Switzerland. OTO SOUND MUSEUM is a project curated by ZAIRA ORAM – curatorial collective focusing on experimental displays and interdisciplinary projects initiated by Francesca Ceccherini and Eleonora Stassi with Chloé Dall’Olio and Camille Regli. The museum is supported by Pro Helvetia.

Exhibition kindly supported by:

Pro Helvetia and Netcetera

This exhibition is part of Glob0, la rada’s 2021 exhibition program. The annual program is supported by: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. We particularly thank Michele Tognetti for his consistent support.

Andrea Bordoli, Andrés Baron, Jeannette Muñoz, Taiyo Onorato & Nico Krebs, Ben Rivers

a cura di Jessica Macor e Yimei Zhang 

18.09.2021 – 16.10.2021

Vernissage sabato 18 settembre alle 18:00

Orari di apertura: da venerdì a domenica dalle 15:00 alle 19:00

e su appuntamento scrivendo a: direzione@larada.ch

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Andrea Bordoli, Andrés Baron, Jeannette Muñoz, Taiyo Onorato & Nico Krebs, Ben Rivers

curated by Jessica Macor and Yimei Zhang 

18.09.2021 – 16.10.2021

Opening on Saturday September 18 from 6pm.

Opening times: Fri-Sun from 3pm to 7pm

and on appointment: direzione@larada.ch

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Persistenze è un’esposizione di film d’artista realizzati in pellicola 16mm, un formato instabile e soggetto alla decomposizione. Dall’estetica delle rovine all’approccio stratificato della storia, dalla meditazione sulla distruzione al trompe l’oeil, le opere esposte propongono una riflessione sulle possibilità di percezione dello scorrimento temporale attraverso l’osservazione dei cambiamenti di luoghi e paesaggi. 

Come è ormai noto, il mondo del cinema e dell’immagine in movimento in generale ha attraversato negli ultimi 20 anni un processo di digitalizzazione massiva, rendendo obsoleto, costoso e più difficoltoso l’impiego della pellicola per la realizzazione di film. Tuttavia, più questo processo di smaterializzazione delle immagini avanza, più alcuni autori, soprattutto coloro che evolvono a partire dagli anni 2000 nell’interstizio poroso tra cinema sperimentale e installazione d’arte contemporanea, persistono nel ricorrere alla pellicola 16mm, quasi come un atto di resistenza. Cosi facendo, questi artisti questionano i processi di trasformazione fisica e cognitiva di luoghi e paesaggi a noi familiari tramite l’uso di un formato esso stesso volto a diventare rovina per via della fragilità del suo materiale. 

Tuttavia, non si tratta semplicemente di un’operazione nostalgica fine a se stessa, ma in tutte le opere esposte si può cogliere infatti l’influenza della visione di Robert Smithson sulla percezione delle rovine: non un simulacro immobile del passato, ma un’opportunità di riflessione sulla dinamicità e sul divenire del mondo che ci circonda.

Siccome la proiezione in pellicola è diventata una pratica sempre più rara negli ultimi anni, questa ha recuperato la sua dimensione auratica, nel senso benjaminiano del termine. I film in pellicola diventano infatti sempre più degli oggetti unici, il cui supporto materiale cambia di copia in copia, in base allo stato di conservazione e d’usura. Durante l’esposizione si potrà quindi assistere al “ciclo di vita” di una pellicola: a forza di attraversare il proiettore e il looper, alcuni colori muteranno, graffi e segni nuovi appariranno, facendo eco alla degradazione dei muri degli edifici filmati, all’evoluzione dei paesaggi, al senso di transitorietà dell’immagine, aprendo squarci che ispirano nuove interpretazioni e possibili alternative.

In Sack Barrow, l’artista inglese Ben Rivers (Somerset, 1972), documenta i gesti dei sei operai di una piccola fabbrica a conduzione famigliare della periferia di Londra prossima alla chiusura dopo 80 anni d’attività. Anni e anni di processi chimici e minerali hanno finito per trasformare questo luogo in un mondo a parte, liquido e spettrale.

Il giovane cineasta e antropologo ticinese Andrea Bordoli (Stabio, 1990) propone in anteprima alla rada il suo film Stabulum, in cui esplora la natura ambivalente del paesaggio di Stabio, comune alla frontiera tra Italia e Svizzera in cui è cresciuto, a metà tra un passato agricolo e pastorale e un presente di infrastrutture industriali e reti di trasporto.

Andrés Baron (Bogotà, 1986), fotografo e cineasta colombiano stabilitosi a Parigi, sviluppa la sua pratica artistica come un’investigazione sui diversi livelli di lettura dell’immagine, per ricontestualizzarla e sviarne i codici e le convenzioni. Folded landscape (El Páramo) è un piccolo trattato sull’immagine come trompe l’oeil: un paesaggio diventa immagine fissa, che a sua volta diventa immagine in movimento.

Jeannette Muñoz (Santiago del Cile, 1967) pratica l’arte del frammento e della nota visiva per creare opere in divenire. Puchuncaví (where the fiestas end) è l’esplorazione di un luogo che porta in sé le tracce della sua trasformazione durante i secoli: crocevia di strade Inca, passato tra le mani dei colonizzatori Spagnoli, diventato un centro balneare all’epoca di Allende, campo di concentramento durante la dittatura di Pinochet e infine, in anni più recenti, destinazione turistica e centro industriale.

Partendo dal quotidiano come luogo di ricerca, il duo svizzero Taiyo Onorato & Nico Krebs (Zurigo e Winterthur, 1979) crea immagini fisse e in movimento in cui realtà e finzione collidono. Il loro film Fire, girato in un unico piano su una sola bobina di pellicola 16mm, apre una riflessione sulla nozione di durata e sul tempo necessario ad un atto di distruzione.

Jessica Macor (Como, 1990, vive e lavora a Parigi)

Ricercatrice, programmatrice e curatrice nell’ambito del cinema e dell’immagine in movimento, specializzata nelle forme ibride, documentarie e sperimentali. Oltre alla curatela di mostre e rassegne di video e cinema (La materia dell’immagine digitale: personale di Jacques Perconte – Milano 2015, Boom cut guérilla – Marsiglia 2016, personale di Emmanuelle Negre – Parigi 2018, Archivi del Festival des Cinémas Différents et Expérimentaux de Paris – Parigi 2018), ha collaborato con numerosi festival e istituzioni nazionali e internazionali, tra cui: Cinéma du réel – Centre Pompidou, FIDMarseille, Collectif Jeune Cinéma, e più recentemente con il Locarno Film Festival. 

Dal 2015 prepara una tesi di dottorato all’università Sorbonne Nouvelle – Paris III.

Yimei Zhang (Guiyang, Cina, 1990, vive e lavora a Locarno)

Curatrice indipendente, fotografa, coordinatrice e mediatrice in progetti di scambi artistici e culturali, si è laureata presso il Dipartimento di scenografia d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano nel 2014. Nello stesso anno, ha iniziato gli studi di master e si è laureata nel 2017 in Nuove tecnologie d’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha partecipato a diversi progetti tra cui residenze, esposizioni e fiere d’arte, mettendo in relazione scene artistiche di diverse zone geografiche, lavorando tra Svizzera, Italia e Cina. Nell’estate del 2016, ha fondato Fuzao Studio, Milano, la cui attività è caratterizzata dalla produzione di libri d’artista, che vengono presentati ogni anno in fiere di settore sulla scena internazionale; nel 2020 è stata selezionata come fotografa per il catalogo d’artista di Marta Margnetti ‘e improvvisamente scossa da una forza’ pubblicato dal MASI di Lugano.

Dal 2021 fa parte del gruppo direttivo de la rada, spazio per l’arte contemporanea, come co-direttrice.

Process for a Film di Jeannette Muñoz, performance di expanded cinema in pellicola 16mm

19 settembre 2021 alle 16:00, Bi12, Biennale dell’Immagine, Chiasso, Sede ABi – Vicolo dei Chiesa 1, 6830 Chiasso

Performance di cinema espanso in cui diverse pellicole 16mm vengono manipolate, montate in diretta e proiettate seguendo vari processi di deformazione in un’atmosfera intimista. La struttura musicale della performance permette ai fotogrammi di sfuggire al dispositivo di proiezione convenzionale.

Workshop Pellicola 16mm

Durante l’ultima settimana dell’esposizione, l’artista italo-sloveno Tomaž Burlin (1977, Koper/Capodistria) terrà un workshop di iniziazione alla pratica cinematografica in 16mm con gli studenti del CISA di Locarno. Il materiale filmico prodotto in questo contesto verrà mostrato sotto forma di performance di expanded cinema durante il finissage della mostra alla rada, sabato 16 ottobre 2021 alle 19:30.

Mostra realizzata con il gentile contributo di:

Landis & Gyr Stiftung, Fondazione Pro Helvetia, Erna und Curt Burgauer Stiftung, Ernst Göhner Stiftung. 

L’esposizione  è parte di Glob0, programma espositivo de la rada 2021. Il programma annuale ha il sostegno di: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. Si ringrazia in particolare Michele Tognetti per il costante supporto.

Si ringraziano inoltre i partners organizzativi di Persistenze:  CISA (Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive, Locarno), Bi12 Biennale dell’Immagine (Chiasso), Spazio ELLE (Locarno) 

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ENGLISH

Persistenze focuses on artist films made in 16mm, a format known for its fragility and decaying properties. From the aesthetic of the ruins to a stratified approach of History, from the meditation on destruction to the trompe l’oeil, the exposed artworks reflect on the possibility of the perception of the passing of time through the observation of the changes undergone by specific places and landscapes.

The world of cinema and moving image in general has gone through a massive digitalization process during the past 20 years: as a consequence the use of celluloid film became more difficult, expensive and obsolete. Despite the spreading of the dematerialization of the images, there are many artists that from the beginning of the 2000s  especially those whose work exist in the grey area between experimental cinema and art installation decided to develop their practice using 16mm, almost as a form of resistance. By doing so, they create artworks that are capable of questioning the processes of physical and cognitive transformation of familiar places and landscapes through a medium such as film, that is doomed to become a ruin itself due to the properties of its material support.

By doing so, they capture the processes of destruction and change of familiar landscapes on a material that is itself doomed to ruin. However, this is not a nostalgic operation. In all the artworks exhibited one can grasp the influence of Robert Smithson’s vision of the ruins: not as a static simulacrum of the past, but as an opportunity to observe the dynamics and the becoming of the world.

As the projection of celluloid film has become nowadays an increasingly rare practice, it has recovered its auratic dimension, in the Benjaminian sense of the term. Celluloid prints, due to the frailty of their material, are becoming more and more unique objects, whose unstable support changes from copy to copy, depending on the state of preservation and use. 

During the exhibition, one can experience the “life cycle” of a film: by going through the projectors and the loopers, some colors of the films will fade, scratches and new marks will appear, echoing the degradation of the walls of the buildings filmed, the denatured landscapes, the sense of transience of the image, opening up glimpses that inspire new interpretations and possible alternatives. 

In Sack Barrow, British filmmaker Ben Rivers (Somerset, 1972), documents the actions of six workers from a small factory in the outskirts of London that is about to close after 80 years of activity. Years and years of chemical and mineral processes transformed this place into a parallel microcosmos, liquid and spectral. 

Young director and anthropologist Andrea Bordoli (Stabio, 1990) showcases for the first time at la rada his film Stabulum, that explores the double nature of Stabio’s landscape, a village on the border between Switzerland and Italy where he grew up, suspended between a bucolic past and a present made of industrial plants and transportation infrastructures.

Andrés Baron (Bogotà, 1986) is a Colombian photographer and filmmaker based in Paris. Through his artistic practice he investigates on the different levels of interpretation of the images, by recontextualizing them and hijacking their codes and norms. Folded landscape (El Páramo) is a small essay on the image as trompe l’oeil: a landscape first becomes a still image, then becomes a moving image.

Jeannette Muñoz (Santiago de Chile, 1967) practices the fragment form and the visual note as a structure to create her series of artworks. Puchuncaví (where the fiestas end) is the exploration of a place that carries in itself all the traces of its changes through the centuries: ending point of an ancient Inca route gone through Spanish colonization, it has become a touristic spot during the Allende years and became a camp under Pinochet’s dictatorship. In recent years it evolved into an industrial centre.

Starting from the everyday as their research field, Swiss duo Taiyo Onorato & Nico Krebs (Zurigo and Winterthur, 1979) creates still and moving images where reality and fiction merge. Their film Fire, shot on a sigle 16mm roll, develops a reflection on the notion of duration and on the time needed to accomplish an act of destruction.

Jessica Macor (Como, Italy, 1990)

Researcher, film programmer and curator in the field of cinema and moving image, specialized in hybrid, documentary and experimental forms. She lives and works in Paris since 2009. In addition to curating film and video exhibitions and retrospectives (The matter of the digital image: personal retrospective on Jacques Perconte’s work – Milan 2015, Boom cut guérilla: collective video exhibition – Marseille 2016, Temps de pose: personal exhibition on Emmanuelle Negre’s work- Paris 2018, 20 ans d’archives: Festival des Cinémas Différents et Expérimentaux de Paris – Paris 2018), she has collaborated with numerous national and international film festivals and institutions, including: Cinéma du réel – Centre Pompidou, FIDMarseille, Collectif Jeune Cinéma, Lausanne Underground Film Festival and more recently with the Locarno Film Festival. She is preparing a doctoral thesis at the Sorbonne Nouvelle University – Paris III.

Yimei Zhang(Guiyang, China, 1990)

Independent curator, photographer, coordinator and mediator in artistic and cultural exchange projects, lives and works in Ticino. She graduated from the Department of Art Scenography at the Accademia di Belle Arti di Brera in Milan in 2014. In the same year, she began her master’s studies and graduated in 2017 in New Art Technologies at the Academy of Fine Arts of Brera. She has participated in various projects including artistic residencies, exhibitions and art fairs, linking artistic scenes from different geographical areas, working between Switzerland, Italy and China. In the summer of 2016, she founded Fuzao Studio in Milan, whose activity is focused on the production of artist books which are presented every year at international trade fairs; in 2020 she was selected as photographer for Marta Margnetti’s artist catalog “and suddenly shaken by a force” published by MASI in Lugano. Starting from 2021 she is co-director of La Rada – spazio per l’arte contemporanea.

Process for a Film by Jeannette Muñoz, expanded cinema performance on 16mm film

September 19, 2021 at 4pm, Bi12, Biennale dell’Immagine, Chiasso

Sede ABi  – Vicolo dei Chiesa 1, 6830 Chiasso

Expanded cinema performance where the artist manipulates, edits and distorts different 16mm reels, in an intimate atmosphere. The musical structure of the performance allows the frames to escape from the conventional projection setting.

16mm Film Workshop

During the last week of the show, Italian-Slovenian artist Tomaž Burlin (1977, Koper/Capodistria) will direct a workshop on the practice of 16mm film with the students of the CISA in Locarno. The film material produced in this context will be shown as an expanded cinema performance that will take place for the closing of the exhibition at la rada, on Saturday October 16 at 7:30pm.

Exhibition kindly supported by:

Landis & Gyr Stiftung, Fondazione Pro Helvetia, Erna und Curt Burgauer Stiftung, Ernst Göhner Stiftung. 

This exhibition is part of Glob0, la rada’s 2021 exhibition program. The annual program is supported by: Municipio di Locarno, Repubblica e Cantone Ticino, Migros Kulturprozent. We particularly thank Michele Tognetti for his consistent support.We thank the organizational partners of Persistenze:  CISA (Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive, Locarno), Bi12 Biennale dell’Immagine (Chiasso), Spazio ELLE (Locarno)

Hanna Hildebrand

vernissage: merc. 4 agosto h 18
live music set: ven. 13 agosto, h 19 con Franziska Lantz

Orari di apertura: dal 5 al 14 agosto: tutti i giorni, h 17 – 22
dal 15 agosto al 5 settembre: dal venerdì alla domenica, h 15 19

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opening: Wednesday August 4, 6pm
live music set: Friday August 13, 7pm with Franziska Lantz

Opening times: from August 5 to 14: every day, 5 10 pm
from August 15 to September 5: from Friday to Sunday, 3 7 pm

FOE ENGLISH SCROLL DOWN:

Come sempre, la rada offre al pubblico del Festival di Locarno la possibilità di vedere forme di espressione contemporanea laterali rispetto all’arte cinematografica. L’artista esposta quest’anno – Hanna Hildebrand – è anche regista e dal 2018 sta lavorando sul progetto Omega Transit, trilogia di cortometraggi ispirata al genere science fiction.

Ma come detto, qui il pubblico trova una pausa rispetto alla consueta visione filmica. Questo progetto – ancora in evoluzione – è in effetti un dispositivo espositivo multimediale ed eclettico che traspone la verticalità della sequenza temporale di tre film sperimentali e li riporta orizzontalmente nelle sale di uno spazio indipendente d’arte contemporanea.

In effetti la produzione di Omega Transit non è quella consueta di un film, ma soprattutto un progetto artistico e sociale che nasce – oltre che dall’esperienza e approccio dell’artista – anche da due intensi stimoli presenti a Chiasso, una delle sue città: il passaggio costante di migranti e la presenza di un centro commerciale dalle forme futuribili ma presto rimasto in disuso, il Centro Ovale. Brevemente, la trama del film è costituita dal viaggio di alcuni giovani verso una vita migliore, viaggio effettuato usando l’Ovale come astronave interplanetaria. I dialoghi e le scene sono stati realizzati assieme dalla regista e dagli attori, che in questo film, nel contesto di momenti di improvvisazione, estendono il loro ruolo a reali partecipanti. Il mondo nuovo e migliore sui quali i personaggi atterrano è forse in un certo senso semplicemente la Svizzera, è un ritorno alla realtà, con una nuova coscienza acquisita dall’esperienza e dalle vicissitudini del viaggio, decisamente non ancora terminato.

L’esposizione si apre con uno spazio di transizione: un passaggio tra materiali impiegati nelle riprese e copie di bozzetti e storyboard di alcune scene. Alcuni dei disegni e testi esposti in originale sono stati realizzati dai partecipanti durante i workshop preparatori e le riprese. I tre corti, realizzati dal 2018, rappresentano anche tre fasi delle vite effettive di post-adolescenti in cerca di un futuro.

Possiamo immaginare di avere di fronte un anziano che, ispirato dagli oggetti che lo circondano quotidianamente in uno scenario post apocalittico, racconti di accadimenti ipotetici e favolosi.

Si entra nell’ultima sala in un caos proteiforme e rappresentativo del nostro vivere nel villaggio globale massmediatico, grazie a circa 15 proiezioni. Avanzando nella sala si procede dal primo episodio all’ultimo della trilogia, mentre l’astronave in viaggio e il correre dei ragazzi in cerca del mondo nuovo fanno da bordone a scene decisive di un film realizzato anche volutamente in modalità low-budget e lo-fi.

Hildebrand percepisce l’influenza dell’approccio dell’architetto Yona Friedman: per lui una carta appallottolata può fungere da modello di un edificio. Ingenui effetti speciali sono perciò stimoli e strumenti per l’immaginazione. Una lettura onirica appare praticabile, anzi utile. Il viaggio interplanetario diviene l’esperienza universale, in particolare adolescenziale, un processo di passaggio tra stati dell’essere.

Appare evidente che è il processo, il lavoro che l’artista e regista sta compiendo, che qui viene mostrato, in una forma liberamente esplorabile dallo spettatore.

Come detto, questo progetto è ancora in divenire ed invitiamo il pubblico a seguirlo, per esempio partecipando giovedì 13 agosto dalle ore 19 al concerto della compositrice elettronica Franziska Lantz (Londra) che ha realizzato le colonne sonore di Omega Transit, sempre alla rada ed a ingresso libero.

I costumi dell’ultimo episodio sono una collaborazione con l’upcycling couture brand Rafael Kouto, dalle collezioni All the nothing that will remain, 2018, Suspended bodies that will never fall, 2019, e Wishing this world will last forever, 2020.

Questa esposizione è parte di GLOB0, programma della rada 2021, ed è curata dall’ex direttore de la rada, Riccardo Lisi.

Il progetto Omega Transit è stato sostenuto nelle fasi di realizzazione da Infogiovani del Canton Ticino, da Pro Helvetia e dal Programma di Integrazione Cantonale. Un particolare ringraziamento al Centro Ovale e alla Croce Rossa Svizzera, Sezione del Sottoceneri. Il programma espositivo de la rada è reso possibile da: Göhner Stiftung, DECS Repubblica e Stato del Cantone Ticino / Fondi SwissLos, Città di Locarno, Tognetti Auto (Gordola), Migros Percento Culturale. Un grande ringraziamento va a Matthew Antezzo, Sandro Pianetti, Rosario Ilardo e Michele Tognetti, oltre che al Locarno Film Festival.

ENGLISH:

As always, la rada offers the Locarno Festival public the opportunity to see contemporary forms of expression that are lateral to the art of cinema. The artist exhibited this year – Hanna Hildebrand – is also a director and since 2018 has been working on the Omega Transit project, a trilogy of short films inspired by the science fiction genre. But as mentioned, here the public finds a break from the usual film vision. This project – still evolving – is in fact a multimedia and eclectic display device that transposes the verticality of the temporal sequence of three experimental films and brings them horizontally into the halls of an independent contemporary art space. In fact, the production of Omega Transit is not the usual one of a film, but above all an artistic and social project that arises – as well as from the artist’s experience and approach – also from two intense stimuli present in Chiasso, one of her cities: the constant passage of migrants and the presence of a commercial center with a futurist shape, that soon fell into disuse, the Centro Ovale.

Briefly, the plot of the film is the journey of a group of youngsters towards a better life, a journey made using the Ovale as an interplanetary spaceship. The dialogues and scenes were made together by the director and the actors, who in this film, in the context of moments of improvisation, extend their role to real participants. The new and better world on which the characters land is perhaps in a certain sense simply Switzerland, it is a return to reality, with a new awareness acquired from the experience and vicissitudes of the journey, which is definitely not yet finished. The exhibition opens with a transition space: a transition between materials used in shooting and copies of sketches and storyboards of some scenes. Some of the original drawings and texts on display were made by the participants during the preparatory workshops and shooting. The three shorts, made since 2018, also represent three phases in the actual lives of post-adolescents looking for a future.

One can imagine, in the context of the exhibition, the point of view of an elderly person who, inspired by the objects that surround him every day in a post apocalyptic scenario, tells tales of hypothetical and fabulous events.

You enter the last room in a protean chaos representative of our life in the global mass media village, thanks to about 15 flat screen monitors. Advancing in the room, one proceeds from the first episode to the last of the trilogy, while the traveling spaceship and the running of the youths in search of the new world are the cast for decisive scenes of a film also deliberately made with a low-budget and lo- fi attitude. Hildebrand perceives the influence of architect Yona Friedman’s approach: for him a crumpled paper can serve as a model of a building. Relative naive special effects are therefore stimuli and tools for the imagination.

Another possible point of view is to interpret the total work of the exhibions as a dream or series of dreams. The interplanetary journey becomes the universal experience, especially of adolescence, a process of transition between states of being. It is clear that it is the process, the work that the artist and director is doing, which is shown here, in a form that can be freely explored by the viewer.

As mentioned, this project is still in progress and we invite the public to follow it, for example by participating on Thursday 13 August from 7 pm to the concert of the electronic composer Franziska Lantz (London) who made the soundtracks of Omega Transit, always at la rada with free admission.

The costumes of episode 3, are a collaboration with the upcycling couture brand Rafael Kouto, from the collections: All the nothing that will remain, 2018, Suspended bodies that will never fall, 2019, and Wishing this world will last forever, 2020.

The exhibition is part of GLOB0, la rada’s 2021 program and has been curated by the former director of la rada, Riccardo Lisi.

The Omega Transit project was supported in the implementation phases by Infogiovani of the Canton of Ticino, by Pro Helvetia and by the Cantonal Integration Program. Special thanks to the Oval Center and the Swiss Red Cross, Sottoceneri Section. The exhibition program of la rada is made possible by: Göhner Stiftung, DECS Republic and State of the Canton of Ticino / Fondi SwissLos, City of Locarno, Tognetti Auto (Gordola), Migros Percento Culturale. A big thank you goes to Matthew Antezzo, Sandro Pianetti, Rosario Ilardo and Michele Tognetti, as well as to the Locarno Film Festival.