Lì dove non siamo

La programmazione artistica 2026 verte attorno a una condizione di transumanza, di mutamento, e si sviluppa attraverso la concreta ricerca di uno spazio coerente con le esigenze e le pratiche dell’associazione.
Da questa necessità – complessa ma ricca di potenzialità – prende forma un percorso nomade, a tratti errabondo, duttile, che incontra luoghi nuovi, spazi amici e realtà affini, accomunate da una concezione della cultura come strumento critico, collettivo e in persistente dialogo con il presente.
Che cos’è uno spazio quando smette di essere solo un luogo? Può diventare un foglio bianco, una traccia, un’ipotesi. Georges Perec, in Specie di spazi, scrive che “lo spazio è un dubbio, qualcosa da individuare, designare, conquistare”.
Attingendo da questa idea, la mobilità è compresa come possibilità di conferire un nuovo significato ai contesti attraversati, attivando dispositivi capaci di generare forme fluide di incontro tra arte, territorio e comunità. Il progetto adotta un approccio curatoriale, tramite il quale lo spazio diventa una costruzione mentale dell’abitare temporaneo: una mappatura affettiva, una cartografia in divenire, che si muove tra istituzioni, insediamenti di realtà indipendenti e spazi pubblici.

Il programma si articola in azioni performative, pratiche partecipative, di celebrazione, esposizioni temporanee e una residenza internazionale. Ogni intervento sarà una narrazione spaziale, fatta di relazioni, processi interdisciplinari, gesti e presenze temporanee.
Questo nuovo assetto non è una rinuncia, ma un’opportunità. Nel trentesimo anno di esistenza de La Rada, abitare temporaneamente spazi altrui permette di intensificare relazioni esistenti, attivarne di nuove e ripensare le modalità di produzione e fruizione dell’arte in modo dinamico e coeso, restando un punto di riferimento per la ricerca artistica indipendente.
In un momento in cui lo spazio fisico manca, quello progettuale si espande. E se anche fosse solo lì dove non siamo ancora, noi ci saremo comunque.