07.08.20 – 12.09.20 | THE WAY WE WALK | Cách Mình Đi Bộ

a film and exhibition by Nicolas Cilins with Dustin Đức Thịnh Dương

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Nicolas Cilins (*1985) è un artista concettuale di Ginevra che realizza video e installazioni. Molte delle sue opere sono collaborative. Egli impegna le persone e le comunità a collaborare e a coinvolgere altre persone nel processo creativo. Sia che si tratti di chiamare maghi africani, prostitute Rom o rifugiati in giro per l’Europa, il risultato di queste collaborazioni, con la sua radicata ironia, sembra sfidare i cliché e l’individuo, esaminando il particolare in tutto il continente europeo e non solo.

Per la sua mostra personale intitolata Cách Mình Đi Bộ, una frase vietnamita che si traduce in “The Way We Walk”, Nicolas Cilins ha lavorato con il suo co-cospiratore Dustin Đức Thịnh Dương, un giovane australiano di origine vietnamita. Insieme si sono recati in Vietnam, dove Dương non tornava da oltre dieci anni, per esplorare la distanza tra la sua fantasia della patria e le molteplici realtà di una nazione in via di sviluppo. Qui Dương ha ritrovato la sua complessa famiglia e la sua storia. I parenti gli hanno fatto notare che non cammina come un vietnamita, fornendo esempi alle loro osservazioni. È da questa discussione che è nata la domanda assurda: i vietnamiti camminano davvero in modo diverso? Questa “domanda di ricerca” divenne scopo e termine di riferimento del progetto, permettendo alla coppia di sondare la zona grigia tra scienza, cultura ed etnografia.

Cilins e Dương hanno ordinato dalla Cina un tapis-roulant pieghevole, su cui la famiglia di Dương e i passanti sono stati invitati a camminare e a rispondere alle domande. Le discussioni sul camminare e sulle differenze culturali infittiscono man mano le trame di una narrazione spontanea e controversa, portando ad affiorare rivelazioni sulla storia della famiglia di Dương, dialoghi sulla politica vietnamita, sull’identità collettiva e sulla epistemologia nazionale. La tentazione per gli interlocutori di allontanarsi dal proposito pseudo-scientifico di rispondere all’incongrua domanda da cui scaturiva il progetto era troppo forte: in Vietnam è spesso vietato parlare in modo esplicito di temi politici, come in Cina. Eppure, la macchina ha iniziato a funzionare come un archivio ufficiale, tirando fuori e registrando le confidenze individuali all’interno di un Paese i cui cittadini di solito si sottraggono a discorsi espliciti e critici. Il risultato sono divulgazioni schiette e franche sia dal punto di vista personale che ideologico, sottolineate dall’apparato della macchina per camminare, un dispositivo cinematografico, mentre compie il suo laborioso viaggio di ricerca filmica nel Vietnam del Sud.

Presentata come videoinstallazione, Cách Mình Đi Bộ è un’opera che mette in discussione la nostra percezione dello status quo politico e il nostro sguardo, richiamando molteplici realtà come atti di dissenso e trasparenza. La narrazione si alterna tra le interviste, il trasporto della macchina e il camminare delle persone: i loro piedi, il loro passo, il modo in cui camminano. L’opera segue inizialmente il percorso della ricerca scientifica, ma non può sfuggire alle questioni intrinseche della cultura, dell’etnometodologia e della deriva aneddotica. Il lavoro video si svolge su due schermi, creando una doppia visione inquietante e non sincrona che ci costringe a confrontarci con la nostra stessa tolleranza alla violenza epistemica e culturale, e che richiama anche l’attenzione sulla distinta prossimità del lavoro di Cilins e sulla sua stessa relazione con i partecipanti.

Quest’esposizione è parte di The House Trap, programma espositivo della rada incentrato su artisti svizzeri emergenti, curato da Riccardo Lisi e supportato da Pro Helvetia. Questo film e questa esposizione sono supportati da FCAC République et Canton de Genève, Stanley Johnson Stiftung, Literarisches Colloquium Berlin e Robert Bosch Stiftung.

opening: venerdì 7 agosto, h 18
8 agosto-12 settembre 2020: aperto gio.-sab., h 15-19 e su appuntamento, ingresso libero

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Nicolas Cilins (*1985) is a conceptual, video and installation artist from Geneva. Much of Cilins’ work is collaborative. He engages people and communities to cooperate and participate in the creative process. Whether it is calling upon African magicians, Romani prostitutes, or refugees around Europe, the result of these collaborations, with its embedded irony, seems to challenge clichés and the individual, scrutinising the particular across the European continent and beyond.

For his solo show titled Cách Mình Đi Bộ, a Vietnamese sentence that translates to “The Way We Walk”, Nicolas Cilins worked with his co-conspirator Dustin Đức Thịnh Dương, who is a young Australian man of Vietnamese descent. They travelled together to Vietnam where Dương hadn’t visited for over 10 years, in order to explore the distance between his fantasy of the motherland and the multiple realities of a developing nation. Relatives pointed out to Dương that he does not walk like a Vietnamese person, making justifications for their observations. It was from this discussion that the absurd question arose: do Vietnamese people really walk differently? This “research question” became the scope and terms of reference for the project, allowing the pair to probe into the grey area between science, culture, and ethnography.

Cilins and Dương ordered a foldable walking machine from China, on which Dương’s family and passers-by were asked to walk and answer questions. Discussions about walking and cultural differences gradually thicken and become entangled in spontaneous and controversial narratives, leading to revelations about the Dương family history, Vietnamese politics, collective identity, and national epistemology. The temptation for the interlocutors to deviate from the pseudo-scientific purpose of answering the incongruous and innocuous question that sparked the project was too strong: it’s often forbidden to talk explicitly about political issues in Vietnam, like it is in China. Yet, the machine started to function as a Hansard, drawing out and recording individual confidences within a country whose citizens usually shy away from explicit and critical speech. The result are candid and frank divulgences from both personal and ideological perspectives, underscored by the apparatus of the walking machine, a recording device, as it makes its laborious filmic research trip around South Vietnam.

Presented as a video installation, Cách Mình Đi Bộ is a work that questions our perception of the political status quo as well as our gaze, summoning upon multiple realities as acts of dissent and transparency. The narratives alternate between interviews, the transporting of the machine, and people walking: their feet, their pace, the way they walk. The piece initially follows the path of scientific research, but nevertheless it could not escape inherent questions of culture, ethnomethodology, and anecdotal reliance. The video work plays on two screens, creating a disturbing, non-synchronous double vision that forces us to confront our own toleration of epistemic and cultural violence, and that also draws attention to the distinct proxy-work of Cilins and his own relationships with the participants.

This show is part of The House Trap, an exhibition program at la rada focused on emerging Swiss artists, curated by Riccardo Lisi and supported by Pro Helvetia. This project is supported by FCAC République et Canton de Genève, Stanley Johnson Stiftung, Literarisches Colloquium Berlin and Robert Bosch Stiftung.

opening: Friday August 7th, 6pm
August 8th–September 12th 2020: open Thu-Sat, 3-7pm and on appointment, free entry