Furniture Music for New Primitives, il disco omaggio a Burroughs
dal vivo domenica 13 novembre alle 17.30
@rada, Locarno

Furniture Music for New Primitives (musica d’arredamento per nuovi primitivi) è il titolo dell’ultimo lavoro del musicista e compositore Paolo Tarsi pubblicato per la collana POPtraits Contemporary Music Collection di Cramps Music e l’etichetta Rara Records. Accolto unanimemente dalla critica come uno dei dischi più belli degli ultimi mesi (articoli su Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Libero, Panorama, Blow Up, Mucchio Selvaggio, Rumore, Rockerilla, Buscadero, Artribune, OndaRock, etc.), il concept dell’album ruota attorno al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs, primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali.

L’uscita segna un ritorno alle origini del minimalismo e come il precedente Dream in a landscape (Trovarobato Parade) vede dialogare piani sonori differenti tra loro in un percorso arricchito dalla presenza di tantissimi ospiti (Paolo Tofani degli Area, Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, Junkfood 4tet, Roberto Paci Dalò, Gianni Giudici, Quartetto Maurice, etc.). Ad incontrarsi questa volta sono reminiscenze ambient e rock sperimentale, avant jazz e improvvisazione da cui prende forma un collage sonoro che si arricchisce di tantissimi riferimenti. Da John Cage agli Steely Dan, passando attraverso il cut-up burroughsiano con omaggi ai Pink Floyd e alla Pop Art di Roy Lichtenstein. Per il titolo l’album prende spunto dalla traduzione in inglese di musique d’ameublement, l’espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente significa “musica da arredamento”, talvolta tradotta con “musica da tappezzeria”) anticipatrice concettualmente dell’ambient music di Brian Eno. Ma non solo. È al tempo stesso specchio e metafora di un mondo, quello in cui viviamo, completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature virtuali che sembrano muoversi come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo.

L’album è stato molto apprezzato da Rado ‘Bob’ Klose dei Pink Floyd e da Miro Sassolini – ex cantante dei Diaframma, una delle voci più amate della new wave italiana – che dopo averlo ascoltato ha coinvolto il musicista senigalliese nella realizzazione del brano ‘L’attesa del canto’ in collaborazione con Gianni Maroccolo, straordinario bassista della scena fiorentina degli anni ’80 e oltre (Litfiba, CSI).

Paolo Tarsi (loops, synthesizer) ha preso parte in veste di interprete/compositore a perfomance presentate in aeroporti, loft, gallerie e musei d’arte contemporanea quali il Maxxi (Roma), Centro Arti Visive Pescheria (Pesaro), Marcovaldo (Parigi) e in luoghi di culto della musica contemporanea come lo Spectrum di New York. Ha realizzato inoltre lavori per il cinema, video-opere, e installazioni per la filmArche di Berlino, Herbert Art Gallery & Museum di Coventry (UK) e il Musma di Matera. Collabora con musicisti dell’attuale scena elettronica, jazz, rock e hip hop provenienti da formazioni quali Afterhours, Area International POPular Group, Calibro 35, Litfiba, Diaframma, CSI, CCCP, Zona MC, Fauve! Gegen A Rhino, etc. Nel 2015 pubblica l’album “Dream in a landscape” (Trovarobato Parade) seguito da “Furniture Music for New Primitives” (Cramps/Rara Records) sugli scritti di William S. Burroughs. Atteso per la fine del 2016 il nuovo EP dal titolo “Petite Wunderkammer” (Coward Records).

Rafael Kouto & Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl
@la rada – via alla Morettina 2, Locarno
30 settembre – 23 ottobre 2016

 

“C’è, tra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come sono veramente – come sono per gli altri. Lo sento.” (F. Pessoa)

Dal 30 settembre al 23 ottobre 2016, la rada – spazio indipendente d’arte contemporanea sito a Locarno – ospita la mostra Sê plural como o universo!, una collettiva che accoglie artisti ticinesi e non: Rafael Kouto in collaborazione con Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl (Austria). Un progetto ideato e curato da Carolina Sanchez.

Sê plural como o universo! vuole percorrere sentieri alternativi, lontani dai canoni tradizionali della rappresentazione. Recuperando il celebre aforisma di Fernando Pessoa che marca il tratto distintivo del poeta portoghese – l’eteronomia dei personaggi, degli stili e delle ispirazioni – gli spazi della rada si aprono a vari medium: fotografia, collages, moda, musica ed installazione. Un incontro di menti fresche, di sguardi che interpretano e concepiscono a loro modo il leitmotiv della mostra: il rapporto tra natura e uomo, come esso influisce sulla percezione di questi artisti.

Uomo e natura: due mondi da sempre combinati; uno all’interno dell’altro, in un continuum di interdipendenza – di dipendenza e indipendenza. La natura, il gigante che influisce sull’uomo che egli lo voglia o no: sopravvivenza, ambiente, atmosfera, umore. Il mondo è percepito da ogni essere nei suoi mille colori, secondo una propria palette cromatica. Ognuno ne custodisce una visione, legata indissolubilmente alla propria sensibilità. Questo universo si manifesta in fenomeni che appaiono e svaniscono in un secondo, lasciando libera interpretazione, seppur distorta, alla nostra percezione. Manifestazioni che si cingono ai sentimenti, ai sogni, alle paure e alle visioni. Si condensano interiormente e sono assimilati; e possono essere espressi, trasmessi, proiettati in molteplici modi. Gli interventi artistici costituiranno un insieme eterogeneo: sinergie diverse dialogheranno fra loro attraverso canali sensoriali, rimandandosi le une alle altre in alcune sfumature e riconducendoci ad una natura composita. Il suono creato per l’occasione da Alessandro Passerini (WAEV) avvolgerà e favorirà il misticismo che si vuole creare in questo allestimento: un percorso scandito dal confronto cromatico, da buio e luce, da densità ed asepsi. Incuriosire, mostrare nuove ricerche e sviluppi che si rapportano a quel grande universo che lega l’essere vivente alla natura, creando così un viaggio sensoriale attraverso i loro universi.

Questo progetto s’inscrive nel programma “È terribile: siamo così giovani ed abbiamo già scordato tante cose!”, dedicato agli artisti emergenti svizzeri e curato da Riccardo Lisi, con il sostegno di Pro Helvetia.

Il vernissage si svolgerà venerdì 30 settembre dalle 18.00 in poi.
L’esposizione resterà aperta fino a domenica 23 ottobre.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.

Live performance//

“1987-2016 The First Retrospective or the Future (3.33 mg)”
Uno show che contiene shows di James Dylan Ray
3D Atlas curato da Pietro Giovannoli, Ezra Daedalus, Beniamino Stoppani e Riccardo Lisi
@la rada, via della Morettina 2, Locarno
5-13 agosto 2016

Vernissage: venerdì 5 agosto h.18
aperto tutti i giorni dalle h.17 a mezzanotte e oltre
party ogni notte dalle 23.59
ingresso libero

 

In the night between Saturday 6 and Sunday 7:

ElectricHeroes® ALL IN!

23.00 Catiustyle feat Casio Mendez
00.00 Enrico Boccioletti
01.00 Tatum J Rush
02.00 KyanE feat MrkrMrtn
03.00 Madd Zillah
04.00 ElectricHeroesUnited SuperJam

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Esistono tanti tipi esistenziali di artista. Nel contemporaneo – ma anche in età classica – è diffusa una certa attitudine automitopoietica, volta alla creazione di una leggenda o di un megaimmaginario attorno alla propria figura. A volte ciò è stato rivelato in modo evidente e sincero, come nel caso delle NeenStars, i membri del movimento creato da Miltos Manetas a inizio millennio, con tanto di manifesto programmatico. Ma particolarissimo è il caso dell’artista protagonista dell’esposizione che si svolgerà quest’anno alla rada durante il Film festival: un giovane artista multiforme – è anche musicista, scrittore, studioso, curatore, biografo, filosofo e così via – il cui lavoro d’arte è in buona parte costituito proprio dalla creazione di un mito non attorno a se stesso, ma attorno a una costellazione di identità, tutte alla fine afferenti a lui – cui si aggiungono alcuni effettivi compagni di viaggio, in particolare nella sua ricerca musicale.

Dunque questa è la prima retrospettiva del collettivo Electric Heroes United™, coagulatosi attorno alla fantomatica figura di James Dylan Ray, giovane artista maudit, che si accompagna con il poeta Mercure Martini, lo scrittore Ezra Daedalus, il curatore Beniamino Stoppani, il cantante Jay Presley…
Tanta gente che vive tutta assieme, talvolta litigando, in un piccolo appartamento del Luganese. Quello di Pietro Giovannoli (Lugano, 1987), recentemente ristabilitosi in Ticino.
Tante identità non possono non creare un ambiente variegato, colorato, proteiforme, atto ad ospitare a sua volta gli show di performer, musicisti e dj, come in effetti avverrà ogni notte alla rada dalle 23.59 fino ad ore piccole e sempre con ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti e degli ospiti.

James Dylan Ray è costretto a sanguinare parole, pennellate, sprayate e versi rap. La sua urgente pulsione a comunicare – a tutti, anche ai giovanissimi ed ai profani dell’arte contemporanea – appare istintiva e vulcanica. La rada, dopo alcune esposizioni che oggettivamente hanno seguito uno statement che forse poteva apparire freddo nella sua precisione ed algida compiutezza, lascia spazio per nove giorni e notti a un caos inquieto, scosso da retaggi di decenni di letteratura, arte, cinema, musica e critica d’arte.

Alcuni dei tanti riferimenti si notano già nell’immagine dell’invito: un ambiente domestico riempito di libri, dischi, dipinti, oggetti tra cui spiccano alcuni nomi e icone: Godard, Debord, Haeckel, Hirst e così via. E non senza motivi: nella ricerca di JDR ritroviamo infatti l’estremismo linguistico di Joyce, Malraux col suo museo immaginario, Warburg ed il suo atlante, il concetto di rizoma in Deleuze e Guattari, quello di comparazione in Elie Faure e innegabilmente anche la consapevolezza del delirio in Baudrillard.
Giovannoli-JDR è dedito alla citazione, ma pure ad un autocitazionismo labirintico, mai serioso, che con metodi di composizione che ricordano quelle di un atlante alchemico o di un album di figurine sembra riuscire a creare in continuazione nuovi sensi, n-sensi.

JDR colleziona e ordina oggetti, archivia materiali (propri e non), “détourna” o rielabora icone, compone liste e mappe, crea altarini o tempietti (talvolta in modi iconoclasti e altre con intenti magico-feticisti), rielaborando in continuazione i propri materiali (quelli esposti, spesso scelti in modo casuale, rappresentano una minima parte della produzione di JDR), in una sorta di vortice permutativo e labirintico.

Globalmente, l’ambiente allestito da questo sfaccettato artista ricorda una rivisitazione giovanile ed attuale dell’intenzione di catalogazione universale di Borges, ma, sebbene il titolo della mostra prometta una retrospettiva, la maggior parte delle opere qui esposte sono nuove, e create appositamente per la rada.

Del resto JDR naviga su onde possenti formate da segni, parole e suoni creati e diffusi da stili riconoscibili: jazz, beat, rock (nelle sue forme più spettacolari), punk, hip hop, noise, techno, cyber, glitch. Altrettanto variegata sarà la proposta musicale offerta ogni notte dai suoi ospiti alla rada: nulla di banale o commerciale, una musica volutamente differente rispetto alle solite etichette apponibili in passato a ciò che il pubblico del festival poteva trovare in giro per Locarno, dopo i film. Questa è una scelta spontanea, fortemente appoggiata dalla rada e che appunto non si limiterà a qualche serata: ogni notte il pubblico potrà trovare stimoli musicali ed artistici fino a ore piccole alla rada.

All In è un progetto supportato da Pro Helvetia; si ringraziano anche Tognetti Auto (Gordola e Ascona) e Discus Fantasy (Omegna-VB).

Dopo l’opening di venerdì 5 – e il conseguente party – sabato 6 la rada organizzerà sempre dalle ore 18 il finissage di New Void, il progetto di Alessandro Di Pietro già visibile nell’adiacente Teatro dei Fauni, interessante mediometraggio realizzato senza telecamera, ma impiegando uno scanner manuale passato sullo schermo del suo computer.

Anche tale finissage sarà seguito, dalle 23, da un party arricchito da concerti, dj e da ospiti notevoli. Ma su di esso e su altre notti della rada, durante il festival, forniremo dettagli man mano che ne avremo conferma.

reality-glitch

Invece, prima dell’apertura di All In, la rada organizza – con vernissage giovedì 4 agosto alle ore 18 – l’importante tappa locarnese, durante il festival, dell’installazione nomade Reality Glitch che gli artisti Elisa Storelli e Constantin Engelmann hanno realizzato appositamente per la prima edizione del progetto Grand Tour – Le acque dell’ovest. Per un mese, tale lavoro sarà visibile a tutti, giorno e notte, sulla tolda della nave Tyrell’s (che in passato si chiamava Balena), ormeggiata sul lungolago Motta, di fronte all’incrocio con via Stefano Franscini, sempre a Locarno. Si ringrazia per l’ospitalità Michael Tyrell.

Come già nel 2015, la rada (Locarno) in prossimità del Festival internazionale del film di Locarno espande temporaneamente la propria attività espositiva nello spazio posto allo stesso piano della centrale Swisscom, il Teatro dei Fauni, che ringraziamo caldamente e con cui nei fatti prosegue un’ottima sinergia e collaborazione.

Infatti nello spazio del Teatro dei Fauni venerdì 15 luglio alle ore 18 la rada aprirà la prima esposizione all’estero del progetto New Void del giovane artista italiano Alessandro Di Pietro (Como, 1987).

Partecipante all’esposizione Glitch – Interferenze tra arte e cinema, presso il PAC-Padiglione di arte contemporanea (Milano) nel 2014 e poi visto solo al CCC Strozzina (Firenze) nella selezione per il premio Visio, questo progetto è il risultato di un atto performativo di decostruzione processuale e concettuale del linguaggio cinematografico.

L’artista ha scelto d’impiegare – al posto della telecamera – uno scanner manuale applicato direttamente sullo schermo del suo computer. Il punto di partenza è il lungometraggio Enter the Void di Gaspar Noé (2009) da cui son state acquisite le immagini usate come materia prima. Si tratta di un’opera seminale nell’ambito del cinema sperimentale contemporaneo, ed il suo noto regista franco-argentino ha gradito l’esito di questo progetto di Alessandro Di Pietro.

Il suo processo di appropriazione, che parzialmente cancella i riferimenti estetici della sua fonte, crea i fotogrammi necessari per costruire la struttura narrativa del nuovo film. Il risultato è una raffinata e complessa operazione concettuale che genera un film ricco di riferimenti autobiografici e che crea un alter ego – nella figura del protagonista Rasco – di Oscar, il pusher protagonista di Enter the Void, il cui nome è evidentemente anagrammato.

Il film vede la collaborazione dell’artista Enrico Boccioletti per la colonna sonora originale ed il suono, e, per la sceneggiatura, di Ana Miranda Shametaj, della compagnia teatrale Kokoschka Revival.

Il vernissage sarà venerdì 15 luglio dalle ore 18, mentre il finissage avverrà in pieno festival, sabato 6 agosto, sempre dalle 18 e sarà seguito dalle ore 23 da un party alla rada in onore di Gaspar Noé ed Alessandro Di Pietro: una situazione che sarà arricchita da altre proiezioni e da concerti, su cui vi aggiorneremo più avanti. E’ importante segnalare che fino al 25 luglio è possibile anche visitare alla rada la sorprendente esposizione 1795: Kilo | 1960: Giga realizzata dai collettivi George Kilo e GIGA.

Il programma annuale della rada è supportato dalla Repubblica e Stato del Canton Ticino, tramite i fondi SwissLos / DECS. Ringraziamo caldamente anche Tognetti Auto.