05.8-13.8 | All-In | James Dylan Ray

“1987-2016 The First Retrospective or the Future (3.33 mg)”
Uno show che contiene shows di James Dylan Ray
3D Atlas curato da Pietro Giovannoli, Ezra Daedalus, Beniamino Stoppani e Riccardo Lisi
@la rada, via della Morettina 2, Locarno
5-13 agosto 2016

Vernissage: venerdì 5 agosto h.18
aperto tutti i giorni dalle h.17 a mezzanotte e oltre
party ogni notte dalle 23.59
ingresso libero

 

In the night between Saturday 6 and Sunday 7:

ElectricHeroes® ALL IN!

23.00 Catiustyle feat Casio Mendez
00.00 Enrico Boccioletti
01.00 Tatum J Rush
02.00 KyanE feat MrkrMrtn
03.00 Madd Zillah
04.00 ElectricHeroesUnited SuperJam

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Esistono tanti tipi esistenziali di artista. Nel contemporaneo – ma anche in età classica – è diffusa una certa attitudine automitopoietica, volta alla creazione di una leggenda o di un megaimmaginario attorno alla propria figura. A volte ciò è stato rivelato in modo evidente e sincero, come nel caso delle NeenStars, i membri del movimento creato da Miltos Manetas a inizio millennio, con tanto di manifesto programmatico. Ma particolarissimo è il caso dell’artista protagonista dell’esposizione che si svolgerà quest’anno alla rada durante il Film festival: un giovane artista multiforme – è anche musicista, scrittore, studioso, curatore, biografo, filosofo e così via – il cui lavoro d’arte è in buona parte costituito proprio dalla creazione di un mito non attorno a se stesso, ma attorno a una costellazione di identità, tutte alla fine afferenti a lui – cui si aggiungono alcuni effettivi compagni di viaggio, in particolare nella sua ricerca musicale.

Dunque questa è la prima retrospettiva del collettivo Electric Heroes United™, coagulatosi attorno alla fantomatica figura di James Dylan Ray, giovane artista maudit, che si accompagna con il poeta Mercure Martini, lo scrittore Ezra Daedalus, il curatore Beniamino Stoppani, il cantante Jay Presley…
Tanta gente che vive tutta assieme, talvolta litigando, in un piccolo appartamento del Luganese. Quello di Pietro Giovannoli (Lugano, 1987), recentemente ristabilitosi in Ticino.
Tante identità non possono non creare un ambiente variegato, colorato, proteiforme, atto ad ospitare a sua volta gli show di performer, musicisti e dj, come in effetti avverrà ogni notte alla rada dalle 23.59 fino ad ore piccole e sempre con ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti e degli ospiti.

James Dylan Ray è costretto a sanguinare parole, pennellate, sprayate e versi rap. La sua urgente pulsione a comunicare – a tutti, anche ai giovanissimi ed ai profani dell’arte contemporanea – appare istintiva e vulcanica. La rada, dopo alcune esposizioni che oggettivamente hanno seguito uno statement che forse poteva apparire freddo nella sua precisione ed algida compiutezza, lascia spazio per nove giorni e notti a un caos inquieto, scosso da retaggi di decenni di letteratura, arte, cinema, musica e critica d’arte.

Alcuni dei tanti riferimenti si notano già nell’immagine dell’invito: un ambiente domestico riempito di libri, dischi, dipinti, oggetti tra cui spiccano alcuni nomi e icone: Godard, Debord, Haeckel, Hirst e così via. E non senza motivi: nella ricerca di JDR ritroviamo infatti l’estremismo linguistico di Joyce, Malraux col suo museo immaginario, Warburg ed il suo atlante, il concetto di rizoma in Deleuze e Guattari, quello di comparazione in Elie Faure e innegabilmente anche la consapevolezza del delirio in Baudrillard.
Giovannoli-JDR è dedito alla citazione, ma pure ad un autocitazionismo labirintico, mai serioso, che con metodi di composizione che ricordano quelle di un atlante alchemico o di un album di figurine sembra riuscire a creare in continuazione nuovi sensi, n-sensi.

JDR colleziona e ordina oggetti, archivia materiali (propri e non), “détourna” o rielabora icone, compone liste e mappe, crea altarini o tempietti (talvolta in modi iconoclasti e altre con intenti magico-feticisti), rielaborando in continuazione i propri materiali (quelli esposti, spesso scelti in modo casuale, rappresentano una minima parte della produzione di JDR), in una sorta di vortice permutativo e labirintico.

Globalmente, l’ambiente allestito da questo sfaccettato artista ricorda una rivisitazione giovanile ed attuale dell’intenzione di catalogazione universale di Borges, ma, sebbene il titolo della mostra prometta una retrospettiva, la maggior parte delle opere qui esposte sono nuove, e create appositamente per la rada.

Del resto JDR naviga su onde possenti formate da segni, parole e suoni creati e diffusi da stili riconoscibili: jazz, beat, rock (nelle sue forme più spettacolari), punk, hip hop, noise, techno, cyber, glitch. Altrettanto variegata sarà la proposta musicale offerta ogni notte dai suoi ospiti alla rada: nulla di banale o commerciale, una musica volutamente differente rispetto alle solite etichette apponibili in passato a ciò che il pubblico del festival poteva trovare in giro per Locarno, dopo i film. Questa è una scelta spontanea, fortemente appoggiata dalla rada e che appunto non si limiterà a qualche serata: ogni notte il pubblico potrà trovare stimoli musicali ed artistici fino a ore piccole alla rada.

All In è un progetto supportato da Pro Helvetia; si ringraziano anche Tognetti Auto (Gordola e Ascona) e Discus Fantasy (Omegna-VB).

Dopo l’opening di venerdì 5 – e il conseguente party – sabato 6 la rada organizzerà sempre dalle ore 18 il finissage di New Void, il progetto di Alessandro Di Pietro già visibile nell’adiacente Teatro dei Fauni, interessante mediometraggio realizzato senza telecamera, ma impiegando uno scanner manuale passato sullo schermo del suo computer.

Anche tale finissage sarà seguito, dalle 23, da un party arricchito da concerti, dj e da ospiti notevoli. Ma su di esso e su altre notti della rada, durante il festival, forniremo dettagli man mano che ne avremo conferma.

reality-glitch

Invece, prima dell’apertura di All In, la rada organizza – con vernissage giovedì 4 agosto alle ore 18 – l’importante tappa locarnese, durante il festival, dell’installazione nomade Reality Glitch che gli artisti Elisa Storelli e Constantin Engelmann hanno realizzato appositamente per la prima edizione del progetto Grand Tour – Le acque dell’ovest. Per un mese, tale lavoro sarà visibile a tutti, giorno e notte, sulla tolda della nave Tyrell’s (che in passato si chiamava Balena), ormeggiata sul lungolago Motta, di fronte all’incrocio con via Stefano Franscini, sempre a Locarno. Si ringrazia per l’ospitalità Michael Tyrell.