anna allenbach | céline delévaux
nina haab | eleonora meier
@la rada, via della morettina 2, locarno

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Venerdì 8 giugno alle ore 18, la rada (in via della Morettina 2, a Locarno) inaugurerà l‘esposizione META-PAINTING, curata da Clarissa Chiaese e costituita da opere di quattro artiste ticinesi.

La bidimensionalità degli acquarelli e delle tele dell’esposizione META-PAINTING, sguardi femminili sulla metapittura, vuole offrire un panorama contemporaneo sul concetto di “citazione” pittorica e di rappresentazione all’epoca attuale. Le artiste Eleonora Meier, Anna Allenbach, Nina Haab e Celine Delévaux ridefiniscono lo spazio e la concezione del disegno, dell’acquarello, della pittura, esplorando nuovi orizzonti della rappresentazione bidimensionale e non solo.
Nell’arte contemporanea degli ultimi anni, la pittura ha trovato, ahimè, uno spazio di manovra ed una considerazione ridotti per esprimere il proprio valore, considerate altre forme ed espressioni, conquistatesi l’interesse dell’opinione pubblica a partire dagli anni ‘70 con l’arrivo della performance e del progredire delle opere d‘installazione site specific.
Storicamente invece ha sempre occupato un ruolo predominante nell’immaginario collettivo. Secondo le teorie di numerosi storici dell’arte, in Europa in origine il dipinto era strettamente connesso agli spazi sacri e di culto: era considerato uno strumento di rappresentazione oggettiva del potere. Con l’opera di Diego Velazquez Las Meninas del 1656, invece, per la prima volta, si aprì una nuova epoca di autoreferenzialità del dipinto.
La pittura a quel tempo esprime l’interesse degli artisti per paesaggi e rappresentazioni storiche mitologiche, di esplorazione del passato fino ad giungere, nel XX secolo, ad autodistruggersi (vedi l’opera di Lucio Fontana, Concetto spaziale).
Con le tele di Fontana e di altri artisti performatori – che hanno utilizzato il loro gesto distruttivo-creativo per interrompere la tradizione standardizzata classica del concetto di quadro e di tela – si arrivò quindi a una distruzione del supporto bidimensionale non solo a livello letterale e oggettivo, ma anche simbolico.
Da allora la pittura lascia spazio ad espressioni artistiche più performative, politiche e a sperimentazioni con supporti tecnologici e assemblaggi di tecniche diverse. L’attenzione si rivolge all’oggetto di consumo, critiche sociali delle masse e a cambiamenti sociopolitici. Il medium “piano” inteso come supporto classico è destinato a sparire, assieme all’epoca della rappresentazione oggettiva.
Le quattro artiste incluse in META-PAINTING però rimembrano questo concetto tradizionale di pittura, che esprime e definisce, intesa come rappresentazione di elementi reali. Allenbach sostituisce la struttura di elementi chimici, rappresentandone la struttura geometrica interna. Delévaux rielabora elementi paesaggistici, astraendoli totalmente, Haab rievoca reminiscenze di storie personali, provenienti da passati remoti, ottocenteschi, mediante una rilettura metaforica. Infine Meier in grandi e sorprendenti acquarelli offre uno lettura attuale e molto personale di panorami architettonici di gusto metafisico.
Attraverso questi processi le quattro artiste si collegano alla tradizione storica e classica della pittura, riallacciandosi quasi a correnti artistiche del XVI- XVIII secolo, ma munendosi di un discorso proprio.
Con un linguaggio attuale e uno sguardo femminile sulla realtà offrono una nuova visione della pittura.

La mostra è curata da Clarissa Chiaese e durerà fino a domenica 1 luglio 2018.
Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi. Ingresso libero. Questa esposizione fa parte del programma 2018 di esposizioni prodotte dalla rada e dedicate alla giovane scena svizzera, supportato da Pro Helvetia. Il programma è curato da Riccardo Lisi e ha come titolo un verso estraniante della fiaba Aunt Fanny, scritta nel 1837 dall’abate inglese R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.

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Vendredi 8 juin à 18h, ouvre à la rada (Locarno) l’exposition META-PAINTING, regards féminins sur la metapeinture organisée par la curatrice Clarissa Chiaese. Cette exposition se constitue par l’œuvre de quatre artistes tessinoises.

La bidimensionnalité des aquarelles et des toiles faisant partie de l’exposition, souhaite offrir au public un panorama contemporain qui illustre le concept de “citation” picturale. Également elle aborde le sujet de la représentation dans l’art de nos jours. Les artistes Eleonora Meier, Anna Allenbach, Nina Haab e Céline Delévaux redéfinissent l’espace et la conception du dessin, de l’aquarelle et de la peinture, en explorant des nouveaux horizons de la représentation bidimensionnelle.
Dans l’art contemporain récent, la peinture a malheureusement trouvé peu de place pour éxprimer sa valeur, considérée la montée de différentes nouvelles éxpressions comme la performance, l’installation site specific, etc.
Historiquement par contre, elle a toujours occupée un rôle prédominant dans l’imaginaire collectif. D’après les nombreuses théories des historiens de l’art, en Europe, originairement, la peinture était strictement liée à des espaces de culte et elle nait comme représentation objective du pouvoir.
Avec l’œuvre de Diego Velázquez Las Meninas, du 1656, pour la première fois s’ouvrit une nouvelle époque d’auto-référentialité du tableau.
La peinture, à l’époque, exprimait également l’intérêt des artistes pour les paysages et représentait des scènes historiques et mythologiques jusqu’à arriver, au XXème siècle à s’autodétruire (voir l’œuvre de Lucio Fontana, Concetto spaziale)
Avec les œuvres de Fontana et d’autres performeurs on arrivait, avec un geste “créateur – destructeur” à la fin de la tradition classique du concept de toile et tableau. Avec la destruction du support bidimensionnel, on y est en effet parvenu, non seulement au niveau littérale et objectif mais bien évidement symbolique.
Dés lors, la peinture a laissé la place à des expressions artistiques plus performative, politiques et à des expérimentations avec des supports technologiques et assemblages de différents techniques et mediums.
L’attention se tourne vers l’objet de consommation, les critiques sociales et des masses, et les changements sociopolitiques. Le medium “plan” conçu en tant que représentant d’une réalité objective et subjective, est destiné à la (presque) disparition.
Les quatre artistes citées, s’inspirent de ce concept “traditionnel” de peinture, qui s’exprime et se définit en tant que représentation d’éléments réels.
Allenbach s’inspire de la structure des éléments chimiques en représentent leur structure géométrique interne. Delévaux réélabore des paysages mystiques en faisant abstraction complète. Haab évoque des mémoires lointaines, provenant des passés individuels, du dix-neuvième siècle, à travers une relecture métaphorique. Finalement Meier, dans des grands et somptueux aquarelles offre une lecture personnelle des panoramas architecturales au gout métaphysique.
À travers ces processus ces quatre artistes femmes se relient à la tradition historique et classique de la peinture. Elles dialoguent avec les courants artistiques du XVI-XVIII siècle, avec un discours propre, fort et indépendant. Avec un langage actuel et un regard féminin sur la réalité elles nous offrent une nouvelle version de la peinture.

L’exposition est organisée par Clarissa Chiaese et durera jusqu’au dimanche 1er juillet 2018.
Horaires d’ouverture: du jeudi au samedi, de 14h à 19h et sur rendez-vous également en jours de fête. Entrée gratuite. Cette exposition fait partie du programme d’exposition 2018 réalisé par la rade et dédié à la jeune scène suisse, soutenu par Pro Helvetia. Le programme est édité par Riccardo Lisi et a pour titre un vers étranger du conte de fées Aunt Fanny, écrit en 1837 par l’abbé anglais R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.

baltensperger + siepert
@la rada, via della morettina 2, locarno

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Venerdì 4 maggio alle ore 18, la rada inaugurerà la prima esposizione personale di Baltensperger + Siepert, duo di artisti zurighesi attivi in Svizzera e noti anche al pubblico internazionale.

You travel alone.
You are a woman.
You will be raped.
This cannot be avoided.

Se non siete in grado di sopportare frasi di questo genere, è meglio che giriate al largo della nuova mostra ospitata dalla rada. Dal 4 al 27 di maggio verranno, infatti, esposte le opere del duo Baltensperger + Siepert che spiazzeranno il pubblico per il modo diretto e concreto con cui esse si relazionano alle tematiche del nostro tempo.

L’opera di Baltensperger + Siepert affronta questioni politiche e sociali e scandaglia le convenzioni vigenti, al fine di osservarle da prospettive alternative in grado di produrre una diversa visione di insieme.

Il titolo della mostra si rifa al loro ciclo di opere chiamato Territories, a cui il duo lavora dal 2010. La rada ospiterà per la prima volta le principali produzioni di questa serie che indaga frammenti inerenti al tema delle relazioni di potere territoriali.

Il centro della mostra è costuito dall’ultima opera di Baltensperger + Siepert intitolata Dancing Queens and Power Structures. L’installazione riempie e sovrasta lo spazio espositivo: cento soldati identici di fine ceramica bianca s‘impongono all’interno delle sale della rada con forte disposizione geometrica. Il fragile materiale contrasta il rigoroso gesto della formazione militare e suscita riflessioni su comportamenti collettivi e rappresentazione strutturale del potere.

Tra le varie produzioni, verranno esposte anche Desti-Nation e Ways to Escape One’s Former Country.

Desti-Nation è il prototipo di una grossa boa pilota alimentata da celle solari e dotata di GPS, GSM e di un propulsore elettrico. Una volta posizionata in mare, essa è in grado di fungere autonomamente da faro e guidare le barche dei migranti in mare, garantendo loro un passaggio sicuro nel Mediterraneo verso l’Europa.

Ways to Escape One’s Former Country – Handbook for an Uncertain Migration è un esperimento letterario che affronta il fenomeno della migrazione. L’opera permette ai lettori d‘identificarsi con il punto di vista di un migrante, senza stigmatizzarne ulteriormente la condizione, e li catapulta su diciotto differenti tratte verso l’Europa. All’interno del libro vengono riportate indicazioni su come agire che spiazzano duramente il lettore per la loro schiettezza, confrontandolo con i fatti di un viaggio verso l’incertezza.

L’esposizione mette in risalto l’opera poliedrica di Baltensperger + Siepert, che fornisce così al pubblico gli strumenti per intepretare le tematiche attuali da nuovi potenziali punti di vista.

La mostra è curata da Riccardo Lisi in collaborazione con Silvia Converso e durerà fino a domenica 27 maggio 2018.
Sabato 26 maggio dalle 18 si svolgerà il finissage con la presentazione del libro d’arte A memoria, di Alessandro Ligato e Giacomo Meschini, e il live set audio di Danilo Ligato.

Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi. Ingresso libero.

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On Friday the 4th of May, renowned art space la rada in Locarno will open the first institutional solo exhibition by the Zurich based artist duo Baltensperger + Siepert.

You travel alone.
You are a woman.
You will be raped.
This cannot be avoided.

If you cannot endure sentences like this you are strongly advised to avoid the current exhibition at art space la rada in Locarno at all costs. Zurich based artist duo Baltensperger + Siepert will present their work at the art space from 4th – 27th May. The duo’s work has an unexpected, refreshing, and very direct approach to contemporary history.

With their artistic practice Baltensperger + Siepert reflect and examine cultural, social and political issues. Their artworks are tools to help question existing conventions and renegotiate preconceived opinions.

A collection of the most important works of Baltensperger + Siepert’s Territories cycle will be presented in Locarno for the first time. In this work cycle, which the duo started in 2010, they examine fragments of the topic of territorial power relations.

The center of this exhibition is Dancing Queens and Power Structures, the latest art-work of the duo. One hundred identical soldiers made of white, shiny porcelain are placed on a plinth in a strict geometric order. The fragile material contrasts the militant gesture and formation while it provokes thoughts about group behavior and structural representation of power.

Aside from other artworks the internationally known artworks Desti-Nation and Ways to Escape One’s Former Country will also be part of the exhibition.

Desti-Nation is the prototype of guiding buoy. It is equipped with solar panels, GPS, GSM and an electric engine. Once placed in the water, like a moving lighthouse, it guides refugees the fastest and safest way over the Mediterranean Sea to Europe.

Ways to Escape One’s Former Country – Handbook for an Uncertain Migration approaches the phenomenon of migration as a literary experiment. The reader is drawn into 18 journeys on the footsteps of refugees to Europe. The reader is confronted with brutally direct instructions that lead to the unknown without making use of existing stigma or narrative strategies.

The exhibition displays the multifaceted work of the duo, and enables the visitor to renegotiate preexisting opinions and open up to an unknown world.

Territories will be on display until the the 27th of May. The exhibition is curated by Riccardo Lisi, in collaboration with Silvia Converso.
Opening: Friday, 4th of May, 6 pm.
Saturday, May 26th from 6 pm, a finissage will take place with the presentation of the book of art A memoria, by Alessandro Ligato and Giacomo Meschini, and the live sound set by Danilo Ligato.
Open Thursday – Saturday 14.00 – 19.00 and on appointment. Free entry.

Nino Baumgartner, Karin Borer, Dario Cotti & Giacomo Galletti, Davide Dicorato
Bastien Gachet, Simon Heusser, Sandro Pianetti, Alan Schmalz
@la rada, via della morettina 2, locarno

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Venerdì 30 marzo alle 18 si apre alla rada l’esposizione collettiva Space Invaders, curata da Riccardo Lisi e dedicata prevalentemente a forme eterodosse e contemporanee di scultura.
Quest’anno compie quarant’anni il videogioco arcade giapponese Space Invaders, oggettivamente molto semplice ma capace d’influenzare a livello mondiale l’immaginazione dei giovani dell’epoca, provocando pure in Giappone una forte carenza nella diffusione delle monete da 100 yen, impiegate per giocarlo.
In questo progetto espositivo si ritrovano alcuni elementi caratterizzanti la linea recente dello spazio indipendente locarnese: una selezione eterogenea di giovani artisti svizzeri (dai 25 ai 39 anni) provenienti dalle varie regioni linguistiche, il confronto tra modalità espressive differenti – sia nella scelta di materiali e tecnica, che nell’esito – e una propensione al rischio, a volte fin all’esagerazione, stavolta costituita dal fare occupare le sale non grandissime della rada da ben otto artisti, tra cui un duo.
Tra gli “space invaders” è presente anche un italiano, Davide Dicorato, mentre sono ticinesi Sandro Pianetti e il duo Dario Cotti/Giacomo Galletti. In Svizzera tedesca operano Nino Baumgartner, Karin Borer e Simon Heusser, mentre provengono da Ginevra Bastien Gachet e Alan Schmalz.
Dunque si tratta di un’esposizione assolutamente non minimal, comprendente installazioni di formato medio-grande assieme ad altre più piccole ed opere bidimensionali. Lo spazio verrà agito anche in maniera performativa, sia off the record – con la stampa da linoleum “espansa” effettuata dentro la rada da Simon Heusser mediante l’uso di uno schiacciasassi – che dal vivo, con le due performance Shortcut che Nino Baumgartner realizzerà nel weekend successivo al vernissage (sabato 7 e domenica 8 aprile, alle 14) con ritrovo alla fabbrica (Losone) nel contesto del Performa Festival, che collabora alla loro produzione. La partecipazione a queste performance è gratuita ma richiede di avere scarpe da trekking e 3-4 ore di tempo.

Questa esposizione fa parte del programma 2018 di esposizioni prodotte dalla rada e dedicate alla giovane scena svizzera, supportato da Pro Helvetia. Il programma è curato da Riccardo Lisi e ha come titolo un verso estraniante della fiaba Aunt Fanny, scritta nel 1837 dall’abate inglese R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.
La mostra durerà fino a sabato 21 aprile 2018 ed è aperta dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi, sempre con ingresso libero.

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Friday, March 30th at 6 pm the group exhibition Space Invaders, curated by Riccardo Lisi and dedicated mainly to heterodox and contemporary sculpture forms, opens up in la rada, Locarno.
This year, it turns forty years the Japanese arcade videogame Space Invaders, objectively very simple but able to influence the imagination of young people of the time at a global level, also causing in Japan a strong deficiency in the spread of 100 yen coins, employed to play it.
In this exhibition project we find some elements characterizing the recent line of the independent space in Locarno: a heterogeneous selection of young Swiss artists (since 25 to 39 years old) from the various linguistic regions, the comparison between different ways of expression – both in the choice of materials and technique, which in the outcome – and a propensity to risk, sometimes to an exaggeration, this time consists of making occupy the not very large rooms of la rada by as many as eight artists, including a duo.
Among the “space invaders” there is also an Italian, Davide Dicorato, while Sandro Pianetti and Dario Cotti / Giacomo Galletti duo are from Ticino. In German-speaking Switzerland, Nino Baumgartner, Karin Borer and Simon Heusser operate, while Bastien Gachet and Alan Schmalz come from Geneva.
So it is an absolutely non-minimal exhibition, including medium-large format installations together with other smaller and two-dimensional works. The space will be acted also in a performative manner, both off the record – with the expanded linoleum cut printing inside la rada by Simon Heusser through the use of a steamroller – and live, with the two Shortcut performances that Nino Baumgartner will realize in the weekend following the vernissage (Saturday 7 and Sunday 8 April, at 2 pm) starting from la fabbrica (Losone) in the context of the Performa Festival, which collaborates in their production. The participation to these performances is free but requires trekking shoes and 3-4 hours of time.

This show is part of the 2018 exhibition program produced by la rada and dedicated to the young Swiss scene, supported by Pro Helvetia. The program is curated by Riccardo Lisi and has as its title a controversial verse of the fairy tale Aunt Fanny, written in 1837 by the English abbot R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.
The exhibition will last until Saturday 21 April 2018 and is open from Thursday to Saturday, 2-7pm, and by appointment also on holidays, always with free admission.

la rada – space for contemporary art, via della Morettina 2, Locarno
info: larada.ch | www.performa-festival.ch | riccardo.lisi@larada.ch | +41 76 4391866 | +39 320 4866373

justine stella knuchel § natascia polli
@la rada, via della morettina 2, locarno

Venerdì 23 febbraio alle 18 si apre alla rada la prima doppia personale delle giovanissime artiste Justine Stella Knuchel (1997) e Natascia Polli (1991), entrambe provenienti dal Sottoceneri.
L’esposizione è intitolata Phoenix: la fenice come simbolo di una rinascita che enfatizza il ciclo della vita, una sequenza cui siamo fortemente sensibilizzati anche da nascite e morti nelle nostre famiglie.
Infatti in uno dei suoi progetti fotografici – Catch 20 – Justine Knuchel eterna l’adolescenza, tramite i suoi ritratti delle best friend; in un altro – The Death of Brigitte Bardot – opera sulle fotografie di famiglia come in un archivio storico, rendendo pubblico il mito privato costituito da sua nonna paterna, da lei avvicinata per stile e mondo di riferimento a Brigitte Bardot. Del resto viviamo tutti due esistenze: quella effettiva quotidiana, ma anche un’altra data dall’insieme di personaggi del mondo dello spettacolo che conosciamo da anni e che percepiamo come lontani parenti, magari un po’ svampiti o sui generis. Le foto d’epoca s’intersecano con quelle realizzate dalla giovane fotografa, al punto da ritrovare il suo volto mescolato con quello di sua nonna Nives, purtroppo recentemente scomparsa, sempre mantenendo il suo à plomb, il suo gusto per i segni di una dolce vita d’antan.

Natascia Polli impiega invece molteplici tecniche, lavorando soprattutto su concetti quali la morte, i riti funerari, la persistenza di iconografie a loro connesse ma ormai a noi difficilmente intellegibili. La vita e la morte sono fasi di un ciclo che procede tramite la trasformazione della carne e dunque quest’artista ha scelto di impiegare materiali organici come la carne, o impiegati in alcuni riti, come il miele. Le installazioni che esporrà sono ricche di simbolismi e di interpretazioni possibili, come il “veder l’erba dalla parte delle radici” che diede titolo a un romanzo di Lajolo.
L’intensità che i materiali organici comunicano alle nostre sensibilità si ripeterà in opere bidimensionali create automaticamente da esserini o costituite da tessuti corporei simili a quelli impiegati nella ricerca di patologie.
Durante il vernissage avverrà una performance ideata da Natascia Polli.

Questa esposizione apre il programma 2018 di esposizioni della rada dedicate alla giovane scena svizzera e per il quinto anno su cinque scelto e supportato da Pro Helvetia. Il programma è curato da Riccardo Lisi e ha come titolo un verso estraniante della fiaba Aunt Fanny, scritta nel 1837 dall’abate inglese R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen. Dunque una visione strana, controversa e curiosa dell’età giovane.
La mostra durerà fino a sabato 17 marzo 2018 ed è aperta dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento, con ingresso libero.

Anselmo Fox
@la rada, via della morettina 2, locarno

Venerdì 15 dicembre alle ore 18, la rada aprirà le porte per in f(u)ori, esposizione personale di Anselmo Fox, artista ticinese operante anche a Berlino.
Anselmo Fox è prevalentemente uno scultore che opera in ambito multimediale e realizza anche opere grafiche. Nella sua personale alla rada ampio spazio è poi dedicato a una videoinstallazione che prende le mosse – come molti suoi lavori – dalla riflessione sulla scultura classica.
Fox mostra un particolare interesse per il processo di realizzazione dei calchi. Il titolo stesso dell’esposizione rimanda alla dialettica tra interno ed esterno nel processo di produzione plastica, per esempio in bronzo, tra negativo e positivo. Nel suo lavoro si ritrova una concezione rinascimentale della scultura come simulacro fittizio del corpo umano, un corpo animato dall’Atem, dal respiro.
L’esposizione vede l’intera serie di opere in vetro in limbo, ispirate alle vanitas tipiche del conflitto tra Riforma e Controriforma, incentrate sull’icona del teschio umano. Si tratta di opere assai fini, dove questo elemento ferale, ispiratore di tanta arte contemporanea, galleggia in grandi bolle di vetro soffiato. Il vetro fa intravedere un processo di respirazione paradossale, ed assieme è un materiale che racconta una storia di evoluzioni tecniche, tramite gli strumenti ottici, fino alla fibra di vetro che trasporta informazioni.
Il vetro ottico è presto divenuto nostra protesi e queste opere racchiudono piccole lenti ottiche.
L’altro progetto esposto è la videoinstallazione habitate II. Si tratta di un progetto complesso, con cinque proiezioni in contemporanea e la collaborazione del compositore Alessandro Massobrio, in cui Fox riflette sul rapporto tra scultura monumentale e rovesci della storia umana. L’artista ha lavorato su bassorilievi in bronzo celebranti vittorie belliche e poi danneggiati dai colpi di soldati annoiati e forse iconoclasti, prendendo i calchi proprio delle parti forate. L’interno dei bassorilievi fu poi colonizzato da animali sociali come le api. L’opera riflette sulla relazione instaurata dallo sguardo e tra i vari soggetti: l’artista, lo spettatore, lo sparatore – che con i suoi colpi trasmette informazioni – e l’ape. O meglio le api, che come animale gregario operano in sciame e possono apparire come un unico cervello esogeno che si esprime tramite la nota danza studiata da Von Frisch. I fori nel bronzo divengono oculari, punti di vista per gli sguardi sullo spettatore, in questo caso Anselmo Fox, ma anche chi vedrà la sua installazione.

La mostra durerà fino a sabato 13 gennaio 2018 ed è curata da Riccardo Lisi.
Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 (anche sabato 6 gennaio) e su appuntamento. Ingresso libero.

Alan Bogana & Brigham Baker
@la rada, via della Morettina 2, Locarno

** English text at the bottom **

Venerdì 10 novembre, alle ore 18, si apre alla rada un’esposizione che vede il dialogo e il confronto fra due artisti contemporanei: Alan Bogana e Brigham Baker.

Una volta erano il sole e le stelle a dettare i ritmi delle attività, oggi invece è l’uso e l’abuso dell’artificio a imporlo, anzi, a sconvolgerlo definitivamente con nuove abitudini. L’eccessiva esposizione alle luci esterne nelle città, soprattutto di notte, sconvolge il ritmo circadiano di diverse specie viventi. In un periodo di problemi ambientali, gli spazi della rada oscillano tra buio e luce, aprendo la riflessione non solo sull’illuminazione, anche sull’esistenza stessa e sulla propria percezione. Surely Many Very Early Men Just Sat Under Native Palms è uno dei tanti stratagemmi mnemonici per ricordare l’ordine dei pianeti del sistema solare. In questa sede indica la tendenza di quegli uomini primitivi che si sono seduti sotto le palme native e che da sempre invocano le luci — il sole, la luna, le stelle — affinché guidino i loro giorni e le loro notti. Un’eco primitiva, originaria e luminosa che vive nel dialogo fra le opere di Alan Bogana e Brigham Baker, in cui vi è un ritorno poetico all’inizio dell’umanità e a ciò che di mistico accompagna l’essere umano da ere.

La luce è enfatizzata dal dialogo e dal confronto interattivo fra le opere. L’illuminazione, naturale o artificiale, vicina o all’orizzonte, è il legante che possiede una connotazione essenziale e positiva nella nostra cultura. I due artisti evocano una sorta di panorama, su scale diverse, richiamando luoghi solitari, angoli di cielo, nella dimensione contemplativa e silenziosa che li accomuna. Gli ologrammi e le strutture di Bogana portano a riflettere sulla nozione di inquinamento luminoso, accostando la dimensione umana a quella celeste. Si ricreano i meccanismi alla base del fenomeno stesso, scaturisce una tensione dal confronto tra un immaginario seducente, remoto e futuristico, e una problematica ecologica contemporanea. Baker si sofferma sulla luce solare e sull’impatto che ha sulle abitudini umane, sui loro manufatti e sulla loro decomposizione nel tempo. Si interessa a come il sole sia in grado di entrarci dentro e influenzarci direttamente attraverso i suoi raggi. Usa tessuti e materiali di recupero sviluppando un’iconografia in cui il sole si riconosce nel suo significato, nelle sue dimostrazioni, nel suo calore e colore. Le sue opere diventano uno strumento di misura della scala umana, mostrandone l’ampiezza corporea.

La mostra perdurerà fino a sabato 2 dicembre ed è curata da Carolina Sanchez ed è parte del programma As a trend, as a friend, as a known enemy, dedicato agli artisti emergenti svizzeri e supportato da Pro Helvetia. Si ringraziano inoltre Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos e FMAC – Ville de Genève.

Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento. Ingresso libero.
la rada – spazio per l’arte contemporanea, via della Morettina 2, Locarno

** English text **

Friday 10th November at 6 pm, la rada is delighted to present an exhibition that explores a dialogue and a confrontation between two contemporary artists: Alan Bogana and Brigham Baker.

Once the sun and the stars were dictating the rhythms of the activities; nowadays, it is the artifice to impose it, rather, to completely upset it with new habits. The excessive exposure to the outside lights of the city, especially at night, perturbs the circadian rhythm of different living species. In a time of environmental issues, la rada’s spaces fluctuate between dark and the light, expanding the reflection not about light only, but our existence and perception as well. Surely Many Very Early Men Just Sat Under Native Palms is a mnemonic device to easily learn the order of the planets in the solar system. In this occasion, it indicates the trend of men who just sat under native palms always invoking these lights – sun, moon, stars – to guide their days and nights. A primordial, original and luminous echo that lives in the dialogue between the artworks of Alan Bogana and Brigham Baker, a poetic return to the beginning of humanity and to a mystic dimension which accompanies mankind from a long time.

The light is emphasized by the dialogue and in the interactive exchange between the artworks. The lighting, natural or artificial, nearby or on the horizon, is the liaison that has an essential and positive connotation in our culture. These artists evoke a sort of landscape, on different scales, remanding to solitary places, slices of heaven, in the contemplative and silent dimension that connects them. Holograms and sculptural elements of Bogana carry on a reflection about the notion of light pollution, compares the human dimension with the celestial one. He recreates the mechanisms underlying the phenomenon itself, by creating a tension generated from the clash between a seductive, remote and futuristic imagery, and a contemporary ecological issue. Baker focuses on solar light and its impact on human habits, their artifacts, and their decomposition over time. He concerns how the sun is able to enter us and directly effect us through its rays. He uses fabrics and recyclable materials, and develops an iconography in which the sun is recognized, in its meaning, in its demonstration, in its warm and its colors. His works become an instrument of measurement of human scale, showing the reach of corporal largeness.

This exhibition can be visited until the 2nd of December and is curated by Carolina Sanchez and it is part of As a friend, as a trend, as a known enemy (Come as you are, Nirvana, 1991), featuring four exhibitions on emerging Swiss art, supported by Pro Helvetia. Thanks to Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos and FMAC – Ville de Genève.

Opening hours: Thursday to Saturday, from 2PM to 7PM and on appointment. Free entry.
la rada – spazio per l’arte contemporanea, via della Morettina 2, Locarno

Elodie Pong § Sophie Jung
@la rada, via della Morettina 2, Locarno

** English text at the bottom **

Venerdì 29 settembre, alle ore 18, si apre alla rada (via della Morettina 2, Locarno) un’esposizione che esplora il lavoro di due degli artisti contemporanei svizzeri più importanti: Elodie Pong e Sophie Jung.

Il titolo dell’esposizione – you you can can not not have have both – tratto da uno dei testi di Sophie Jung, allude ad uno scomodo doppio che permette di affermare assieme una cosa e il suo opposto. Anche se il lavoro di entrambe le artiste può apparire in un primo momento molto differente, c’è una complicità che collega i loro aspetti controversi, connessioni che passano per il fascino enigmatico del loro lavoro. Forse l’obiettivo sarà tradurre storie, fare alleanze cameratesche stranamente collaborative. “È un tempo che assegna una denominazione e guarda le cose in un altro modo, perché la cosa che deve essere denominata è una certa strana qualità di tempo”. (Donna Haraway)

Per Sophie Jung, la performance è una parte critica del suo lavoro. Canta, recita (o agisce?), scrive. Gli oggetti che crea evocano passi e toni di un rapporto intenso che a volte comporta una pièce di performance improvvisata e più spesso portano ad un testo. Compierà un reading durante l’inaugurazione, il 29 alle 19.

Nell’ultimo paio d’anni, Elodie Pong si è interessata all’odore come metafora della liquidità dei nostri tempi. Alla rada presenterà nuove opere: un video e due installazioni, così come le Scent Prints, sculture stampate 3D di idee di profumi sintetici. Per congelare temporaneamente i pensieri queste sculture sono state prodotte in polilattato – una plastica biodegradabile derivata da risorse rinnovabili – e di conseguenza torneranno un giorno da dove provenivano. Ogni oggetto è illuminato da fonti diverse e presentato in forme ombreggiate di diversa dimensione ed aspetto.

In un periodo di problemi ambientali, quando le linee politiche e sociali iniziano a oscillare, le opere di entrambe le artiste interpreteranno le stanze in un perpetuo continuum parallelo, partendo da un substrato di sabbia vulcanica nera, che ha odori relazionabili ad un immaginario scenario del teatro dell’assurdo, così come le ombre delle sculture speculative. Una doppia offerta empiricamente emozionale che può essere visitata fino al 21 ottobre, aperta dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento (possibile anche nei giorni festivi: riccardo.lisi@larada.ch – +41 76 4391866).

Questa esposizione fa parte del programma As a friend, as a trend, as a known enemy, composto da quattro mostre sull’arte svizzera emergente, supportato da Pro Helvetia e curato da Riccardo Lisi. L’ingresso all’esposizione ed alla performance è gratuito come sempre alla rada.

** English text **

Friday 29th of September at 6 pm, la rada (via della Morettina 2, Locarno) is delighted to present an exhibition that explores two of Switzerland’s most important contemporary artists: Elodie Pong and Sophie Jung.

The title of the exhibition – you you can can not not have have both – an excerpt from one of Sophie Jung’s texts in the show, alludes to an uncomfortable doubling, one that consents while speaking against it. Even though the work of both artists may appear at first to be very different, there is a complicity that connects their awkwardly shared points, connections that pass by the enigmatic charm of their work. Perhaps the task is now to trade stories, to make comradely alliances strangely collaborative. “It’s a time naming [and looking at] things in another way, because the thing that needs to be named is a certain strange quality of time.“ (Donna Haraway)

For Sophie Jung, performance is a critical part of her work. She sings, acts, (or does she?), she writes. The objects that she creates evoke steps and tones of an intense relationship which sometimes lead to an improvised performance piece and more often yet lead to a text. She will be reading during the opening at 7 pm.

For the last couple of years, Elodie Pong has been interested in Smell as a metaphor for the liquidity of our times. At la rada, she will present new works: a video and two installations, as well as Scent Prints, 3D printed sculptures of ideas of synthetic smells. In order to only temporarily freeze thoughts, these sculptures were produced in polylactide—a biodegradable plastic derived from renewable resources—and they will consequently someday return to where they came from. Each object is lit from different sources and presented in shadow forms of varying size and shape.

In a time of environmental issues, when political and social lines start to oscillate, the works of both artists will read in a parallel perpetual continuum of the rooms, lead by a pool of black volcanic sand, which has odors relatable to an imaginary scene of the theater of the absurd, as do the shadows of the speculative sculptures. A double empirically affective offering, that can be visited until the 21st of October; open Thursdays to Saturdays, from 2 to 7 pm or by appointment (riccardo.lisi@larada.ch – +41 76 4391866).

This exhibition is part of As a friend, as a trend, as a known enemy, featuring four exhibitions on emerging Swiss art, supported by Pro Helvetia and curated by Riccardo Lisi.
The entrance to the show and the performance is, as always, free at la rada.

A MOVIE ANTHOLOGY CURATED BY LISA LURATI
IN COLLABORATION WITH GIORDANO T. RUSH

@la rada, via della Morettina 2, Locarno

** English text at the bottom **

Come sempre, due giorni dopo l’inizio del Film festival di Locarno, lo spazio indipendente d’arte contemporanea la rada – che in quella città opera da ventun’anni ed ha attualmente sede in via della Morettina 2, cioè all’inizio della via che porta alle sale più grandi usate dal festival (come il FEVI) – apre un’esposizione appositamente immaginata e prodotta.

L’esposizione Laz Rojas: The Great Addiction vuole portare all’attenzione del pubblico del Festival di Locarno il complesso ad affascinante lavoro dell’artista Laz Rojas. Laz Rojas nasce a New York nel 1962 da genitori cubani. A dieci anni riceve in regalo una videocamera super8 e inizia a girare i primi cortometraggi. A metà degli anni ’80 decide di dedicarsi solo alla recitazione, partecipando a piccole produzioni della scena off di Broadway, per tornare in seguito, a fine decennio, alla scrittura ed alla produzione di film. Laz racconta così quel periodo: “il semplice recitare non era uno sfogo creativo sufficiente per me; volevo fare tutto, proprio come da ragazzo con quella telecamera Super8”.

A 24 anni si trasferisce a Los Angeles, dove punta a vendere una delle sue sceneggiature, includendosi come regista o attore principale. Stufo di non trovare opportunità per le sue molteplici abilità di attore, sceneggiatore e regista, inizia quindi, in principio modestamente, a creare dei demotape, in cui interpreta più di cento personaggi differenti, tra uomini, donne e bambini. Ad essi altri se ne aggiungeranno negli anni successivi, inclusi alcuni video musicali ed il lungometraggio Justice (1989), l’unico con altri attori. Ogni scena è interamente scritta, filmata, interpretata e montata da Rojas, che si occupa anche della fotografia, del trucco e dei costumi, in un vero e proprio one man show. La fortuna non sarà dalla sua parte e da Hollywood non riceverà mai alcuna risposta. Quel che rimane di quel periodo è un lavoro ossessivo, intimo e complesso, di cui iniziano a circolare misteriose cassette nei circuiti losangelini degli appassionati del genere, restando più o meno sconosciuto sino all’anno scorso, quando Outsider – programma di Vice diretto da Zack Carlson – gli dedica un servizio.

L’esposizione si apre venerdì 4 agosto dalle 18 alle 22 e durante l’opening Laz Rojas si collegherà dalla California col pubblico presente a questa che è la sua prima antologia filmica; la trasferta era per lui impossibile per via dei problemi connessi alla sua situazione familiare ed economica.

Il progetto è stato ideato e curato da Lisa Lurati, con la collaborazione di Giordano T. Rush. Esso è reso possibile solo grazie a Sarah Jane Buergin che ringraziamo di cuore. Inoltre ringraziamo la Fondazione la Fabbrica del Cioccolato.

L’esposizione ha ingresso gratuito e sarà visibile durante il festival fino al 13 agosto tutti i giorni dalle 18 alle 22 e poi, dal 17 al 26 agosto, dal giovedì al sabato dalle 14 alle 19.

Inoltre la rada ospiterà durante il Film festival questi due eventi, a ingresso libero:
Sabato 5 agosto dalle 16.30 alle 18 il museo MA*GA di Gallarate (Italia) proporrà il film Index (25’) di Francesco Bertocco, introdotto da Alessandro Castiglioni, curatore, assieme a Francesca Chiara e Lorena Giuranna, dell’esposizione Global Learning, attualmente in corso;
Sabato 12 agosto dalle 19 il pubblico potrà godere del live dei King Tongue, ottima art rock band basata a Londra e Milano, composta dal designer Bruno Cover, dall’artista Gino Lucente e dal critico Michele Robecchi.

** English text **

As per tradition, two days into the Locarno Film festival, the independent contemporary art space la rada is pleased to present an exhibition conceived and produced especially for the occasion – Laz Rojas: The Great Addiction.

The focus of this year’s project is to bring to the attention of the Festival audience the complex and fascinating work of American artist of Cuban descent Laz Rojas. Born in New York in 1962, Rojas began to shoot his first short films with a Super8 camera he received as a present at the age of ten, in what will prove to be a life-changing experience. In the mid 1980s he dedicated himself to acting, taking part in small Off-off Broadway productions. At the end of the decade, he returned primarily to film writing and producing and moved to Los Angeles. Laz says about this period, ‘Acting by itself wasn’t enough of a creative outlet for me. I wanted to do it all, just as I used to as a boy with that Super8 camera’.

Frustrated with the lack of work opportunities despite his acting, writing and directing skills, Laz started – at first modestly – to create his own show reels, in which he portrayed more than a hundred characters of different gender, ethnicity, age and planetary origin. Through the years he created more works, including a series of music-themed videos and Justice (1989), a 30-minute film he wrote, directed, photographed, edited, production designed and acted with other performers he cast himself. Regrettably Hollywood has been unwilling or incapable of recognizing Rojas’ unique vision and talent so far, and this remarkable one-man production in the history of cinema has yet to receive the critical acclaim it deserves. What is left of that period is an obsessive, intimate and complex body of work, who was documented and circulated in mysterious VHS cassettes in the Los Angeles underground scene until 2016, when Outsider – a Vice show directed by Zack Carlson – aired an episode focused on Las Rojas’ work.

The exhibition opens on Friday, August 4th, from 6pm to 10pm. During the opening, Laz, who will not be able to attend in person, will join us via conference call directly from California.

Laz Rojas: The Great Addiction was conceived and curated by Lisa Lurati in collaboration with Giordano T. Rush, and was made possible by Sarah Jane Buergin, whom we thank immensely. We would also like to thank the Fondazione la Fabbrica del Cioccolato.
The exhibition will be open for the duration of the entire festival, from August 4th to August 13th from 6 to 10pm, and from August 17th to August 26th Thursday-Saturday from 2 to 7pm. Admission is free.

During the Film festival, la rada (located in via della Morettina 2, Locarno) will also host two other free events:
Saturday August 5th, from 4.30 to 6pm, there will be a screening of Index (25’) by Francesco Bertocco. The film will be introduced by Alessandro Castiglioni, co-curator with Francesca Chiara and Lorena Giuranna of the exhibition ‘Global Learning’ at MA*GA Gallarate, where Index is currently on show.
On Saturday August 12th, from 7pm, there will be a live performance by King Tongue – a London and Milan-based art rock band formed by the designer Bruno Cover, the artist Gino Lucente and the art critic Michele Robecchi.

PATRIK ALVAREZ * ROBIN BERVINI * MARTA MARGNETTI * VERA TRACHSEL

la rada, via della Morettina 2, Locarno, da venerdì 2 a sabato 24 giugno 2017
inaugurazione venerdì 2 giugno, ore 18

** English text at the bottom **

Criteri consueti di progettazione di una mostra collettiva e di suo allestimento sono la coerenza e l’equilibrio. La rada, lo spazio per l’arte contemporanea di Locarno, ha invece scelto di basare quest’esposizione, come quella eclatante appena conclusasi (Solidi Platoonici), sulla diversità tra autori ed opere, fino al conflitto. Conflitto che per noi è spunto vitale, proteiforme, avverso alla noia ed al banale, ma che per fortuna o per paradosso si è risolto in Solidi Platoonici con un’ottima relazione tra gli artisti ed un reale gradimento da parte del pubblico.
Zona Belli in latino vuol dire zona di guerra, ma è anche una sciarada inversa con scarto basata sul nome della capitale del Ticino, Bellinzona. Infatti questi quattro artisti sono tutti giovani ticinesi operanti prevalentemente in Svizzera interna, tranne Robin Bervini. Sono eterogenei anche per regione di origine, provenendo da un territorio che va da Camorino fino a Coldrerio.

Procediamo in ordine alfabetico. Patrik Alvarez vive a Basilea, lavora principalmente con il medium pittorico e si esprime soprattutto su un supporto povero come la carta, piuttosto che sulla classica tela. In questa occasione esporrà olii su carta e collage, piccole opere che trasfigurano concetti come storia, cultura ed estetica, riletti attraverso l’immaginario popolare e ad una visione obliqua, laterale, eticamente guidata, del mondo dell’arte contemporanea.
Robin Bervini opera nell’intersezione tra fotografia professionale e fotografia d’arte. Alla rada porterà un progetto realizzato appositamente il cui esecutivo realizzato in digitale sarà accompagnato da polaroid di studio. In questo progetto compie un tentativo di avvicinamento del ritratto e del nudo alla resa pittorica di Egon Schiele, rispettando la contemporaneità dei soggetti e trasformando le caratteristiche cromatiche e pittoriche di Schiele con fotorealismo. Significativo è il suo rapporto amicale con modelle e modelli.
La sala espositiva più grande accoglierà un progetto in dialogo tra Marta Margnetti e Vera Trachsel – artiste già presenti nell’ultima edizione di Che c’è di nuovo? al Museo Cantonale a Lugano – progetto intitolato Le tue dita lunghe tempestate di gioielli. Vera Trachsel ha anche appena ottenuto il rilevante Premio Manor 2018, mentre Marta Margnetti è in selezione per il Kiefer Hablitzel 2017.
Le due artiste ed amiche trasformeranno la sala in un possibile ambiente quotidiano di una persona immaginaria, spazio in cui troveranno posto anche oggetti indefiniti e la cui funzione non è chiara. Tali oggetti, realizzati con materiali spurii (sapone, gommapiuma, stoffa, …) o recuperati, saranno firmati separatamente dalle due artiste, che invece avranno come opera in comune un dialogo manoscritto a muro: un gioco per associazioni oniriche sviluppato tra loro via web. Il loro obiettivo è cercare di portare lo spettatore a fantasticare sulla possibile vita dell’abitatore di un siffatto ambiente, sulle sue attività e sulla sua condizione esistenziale.
Zona di guerra e di conflitto, dunque. Ma chissà se dopo aver visitato la mostra, leggerete il titolo invece come “zona dei belli”?

La mostra sarà aperta fino a sabato 24 giugno, dal giovedì al sabato (15 giugno compreso), dalle 14 alle 19 e su appuntamento concordabile anche nei giorni festivi. Ingresso libero.
Questa esposizione fa parte di As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), progetto supportato da Pro Helvetia.
Il programma annuale della rada è sostenuto da Migros Percento culturale e da Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.

** English text **

The parameters that are usually used to shape a group show are consistency and balance. La rada, contemporary art space based in Locarno, has instead chosen to ground this exhibition – as it happened with the past one (Solidi Platoonici), on the variety, variety of authors and works, taking this aspect to the conflict. This conflict to us is vital, protean, counter-boring and banal, and luckily or paradoxically had resulted in Solidi Platoonici in a good relationship between artists and the true appreciation of the public.
Zona Belli, that in Latin means war zone, is also an inverse charade with scrap based on the name of the capital of Ticino, Bellinzona, as in fact the four artists are all young Ticinians operating mainly in the Inner Switzerland, with the exception of Robin Bervini. It is a heterogeneous group, as the place where the artists are coming from ranges from Central to Southern Ticino.

We shall proceed in alphabetical order. Patrik Alvarez lives in Basel and works mainly with the pictorial medium often on a poor support like paper, rather than on classic canvas. On this occasion he will show some oils on paper and collage, small works that transcend concepts such as history, culture and aesthetics, reinterpreted through the popular imagery and an oblique, lateral, ethically guided vision of the world of contemporary art.
Robin Bervini works on the intersection between professional and art photography. For la rada he customized a project where the digital executive will be accompanied by a study of polaroids. In this project he attempts to make the portrait and the nude close to the Egon Schiele’s pictorial rendering, in respect of the contemporaries of the subjects and transforming Schiele’s chromatic and pictorial features through photorealism. It is particularly important his friendly relation with the models.
The bigger room of la rada will host a project that is a dialogue between Marta Margnetti and Vera Trachsel – both artists took already part of the last edition of Che c’è di nuovo? at the Museo Cantonale in Lugano – the project is titled Le tue dita lunghe tempestate di gioielli. Vera Trachsel has been granted with the Manor Award 2018, while Marta Margnetti is in the selection for the Kiefer Hablitzel 2017.
The two artists and friends will transform the room into a possible everyday environment of an imaginary person, a space where there will be also undefined objects whose function is unclear. These items, made of spurious materials (soap, foam, fabric,…) or found objects, will be signed separately by the two artists, who will have an artwork in common: a wall hand-written dialogue : an oneiric associations game built via e-mail. Their goal is to try to bring the viewer to imagine an inhabitant of this environment, his activities and his existential condition.
War zone and conflict, then, but who knows if, after visiting the exhibition you read the title as a “beauties zone”.

The exhibition will open on Friday June 2nd at 6 pm at la rada in Locarno and will be displayed until June the 24th. It opens Thu-Sat (June 15th included), h 2pm – 7pm and on appointment. Free entry.
This show is a part of As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), a project by Riccardo Lisi supported by Pro Helvetia.
The year program of la rada is helped by Migros Percento culturale and by Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.

Progetto espositivo in due sedi, curato da Clarissa Chiaese e Riccardo Lisi:

@ la rada, via della Morettina 2, Locarno, da venerdì 21 aprile a sabato 13 maggio 2017
inaugurazione venerdì 21 aprile, ore 18

@ la fabbrica, via Locarno 43, Losone, solo sabato 22 e domenica 23 aprile 2017
all’interno di Performa Festival che sostiene il progetto
inaugurazione sabato 22 aprile, ore 18

*** (lire en bas pour le texte en français) ***

Venerdì 21 aprile alle ore 18 si apre al pubblico la mostra Solidi Platoonici presso lo spazio d’arte contemporanea la rada (Locarno). Solo sabato 22 e domenica 23 aprile – in occasione del festival Performa, coproduttore del progetto – è possibile vedere una sezione separata dell’esposizione presso la fabbrica (Losone).
Questo progetto espositivo si pone l’obiettivo di accennare a nuovi modi o linguaggi espressivi, esorbitanti rispetto ai tradizionali, di fare scultura nell’epoca contemporanea.
Solidi Platoonici vuole essere una declinazione del termine, spesso abusato, di solidi platonici, qui unito in maniera provocatoria al titolo del film Platoon del regista americano Oliver Stone.
Si tratta di un’esposizione collettiva di scultura di natura eterogenea che presenterà al pubblico opere di cinque giovani artisti elvetici: Jean-Gabriel Cruz, Johannes Hepp, Jonas Hermenjat, Kaspar Ludwig e la nuova leva del panorama internazionale contemporaneo, l’italosvizzero Alfredo Aceto, docente all’ECAL di Losanna.
Il filo conduttore del percorso sarà la scultura intesa come oltrepassamento dei confini plastici e l’uso ludico dello spazio.
Le nuove materie prime divengono cosi i materiali di scarto quotidiani, ma anche il legno, la ceramica, il gesso e diversi materiali tradizionali. Com’è noto, la scultura usa lo spazio e dunque interagisce con l’aria, ma in questa esposizione giunge a manifestarsi anche come opera audio o video.
La creazione di opere ad hoc e l’utilizzo dello stesso spazio espositivo costituiranno un altro denominatore comune dell’esposizione.
La mostra alla rada (Locarno) sarà aperta fino a sabato 13 maggio, dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento concordabile anche nei giorni festivi.
L’esposizione a la fabbrica (Losone) funge da sezione di arte visiva del festival Performa ed è visibile dalle 14 alle 24 di sabato 22 e domenica 23 aprile, con inaugurazione sabato 22 aprile, alle ore 18.
Entrambe le esposizioni sono ad ingresso libero.

Questa esposizione fa parte di As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), progetto supportato da Pro Helvetia.
Il programma annuale della rada è sostenuto da Migros Percento culturale e da Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.
Infine la produzione delle installazioni dell’artista Jean-Gabriel Cruz è stata supportata dal Fondo cantonale d’arte contemporanea del Canton Ginevra.

*** Français ***

Vendredi 21 avril l’exposition Solidi Platoonici ouvre ses portes au public au sein de l’espace d’art contemporain la rada de Locarno.
Solidi Platoonici est une déclination du terme, souvent abusé, de solides platoniciens.
Ce terme est, içi, un écho provocateur au titre du film Platoon (1986) du réalisateur américain Oliver Stone.
Cette exposition collective, souhaite mettre en avant les nouvelles modalités et langages expressifs de la scène sculpturale contemporaine.
L’exposition présente au public les œuvres de cinq jeunes artistes suisses, parmi lesquels : Jean-Gabriel Cruz, Johannes Hepp, Jonas Hermenjat, Kaspar Ludwig et la nouvelle vedette du panorama international contemporain, Alfredo Aceto, professeur à l’ECAL de Lausanne.
Le fil rouge de l’exposition est constitué par le dépassement des limites et des frontières plastiques de la sculpture ainsi qu’une utilisation ludique de l’espace.
Nous retrouvons dans les œuvres présentées, de nature hétérogène, l’utilisation de matériaux de récupérations, comme les déchets et les sacs poubelles mais aussi des matières traditionnelles comme le bois, la céramique, le plâtre.
Dans certaines créations, la sculpture parvient a transcender sa forme à travers des ondes sonores ou des images vidéo.
La création d’ œuvres in situ et l’utilisation du même espace d’exposition, en tant que composante intrinsèque de l’œuvre, constituent un autre dénominateur commun de l’exposition.
L’exposition à la rada (Locarno) sera ouverte jusqu’au 13 mai, du jeudi au samedi, de 14:00h à 18:00h et sur rendez-vous, même les jours fériés.
Une section séparée de l’exposition sera visitable à Losone, à la fabbrica (Via Locarno 43) dans le cadre du festival Performa, de samedi 22 avril à dimanche 23 avril 2017 en occasion du Festival Performa, qui coproduit le projet d’exposition, avec vernissage samedi 22 avril à 18:00h. Les deux expositions ont entrée gratuite.

Cette exposition fait partie de As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), projet soutenu par Pro Helvetia.
Le programme annuel de la rada est soutenue par Pour-cent culturel Migros et par Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – Fonds SwissLos.
Enfin, la production de les installations de l’artiste Jean-Gabriel Cruz a été soutenu par le Fonds cantonal d’art contemporain du canton de Genève.