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incontro pubblico tra gli spazi indipendenti di arte contemporanea in Svizzera italiana
ed esposizione delle edizioni realizzate dall’associazione la rada nei suoi vent’anni.

domenica 4 dicembre 2016, ore 16
segue aperitivo
@ la rada, via della morettina 2, locarno

diretta video dell’incontro a questo link:
diretta video dalla rada, Locarno

Il 1996 fu un anno importante nell’ambito della scena mutevole degli spazi culturali alternativi e indipendenti in Ticino.
A Locarno fu significativa la creazione della rada – poco dopo divenuta associazione – da parte della mediatrice culturale e giornalista Tina Stolz che la pensò come spazio culturale sperimentale e come casa editrice di poesia ed arte.
La prima sede era nella città vecchia di Locarno dove il 9 marzo 1996 si svolse il primo evento, l’apertura di un’interessante esposizione fotografica che induceva a riflettere sulla percezione spaziale e metavisiva da parte di bambini ipovedenti.
Subito la rada ebbe un suo pubblico – anche giovane – e le attività si moltiplicarono. Furono esplorati ampiamente territori come la poesia visiva e la poesia orale, con appassionanti festival internazionali e pubblicazioni particolarmente curate, grazie anche alla collaborazione di ottimi stampatori, e poi concerti d’improvvisazione musicale e spettacoli di danza e teatro.
Le esposizioni d’arte contemporanea erano a quell’epoca solo una componente dell’ampia offerta che la rada metteva a disposizione del pubblico locarnese.
Fu solo nel 2004, nella quarta sede e con la nuova direzione da parte del giovane Noah Stolz, che esse divennero l’ambito specifico di questo spazio culturale indipendente.
Con un’attività costante venne scelto di orientare l’attività espositiva verso ciò che di nuovo si stesse manifestando nella scena svizzera, ma non solo, e di far assumere alla rada le caratteristiche di una Produzentengalerie, lavorando dunque per il reperimento di fondi necessari a produrre opere ed allestimenti spesso complessi tra cui, come è noto, i film d’arte.
Due costanti hanno caratterizzato la rada: l’assenza di scopo lucrativo nelle sue attività e le difficoltà di avere una sede funzionale e stabile, forse superate finalmente con l’attuale quinta sede.
Da febbraio 2012 il direttore è Riccardo Lisi, che si era formato con un’intensa attività curatoriale nei primi anni 2000 presso il centro culturale la fabbrica, a Losone.
Negli ultimi anni la rada ha potuto sviluppare un’ampia ricognizione della giovane scena svizzera emergente, grazie all’ottenimento – per 4 anni su 4 – di contributi specifici erogati da Pro Helvetia agli spazi indipendenti. Ciò ha permesso di intensificare la presentazione di progetti espositivi da parte di artisti ticinesi e soprattutto ha dato al programma annuale una strutturazione organica e non basata su eventi ed occasioni singole.

Prima che finisca il 2016 è importante ricordare ciò che Tina Stolz creò vent’anni fa.
Sarà un evento triplice: domenica 4 dicembre dalle ore 16, nella sede stabile in via della Morettina 2, si potrà vedere in ufficio l’intera produzione editoriale e di multipli realizzata dalla rada, per poi visitare per il suo finissage l’eclatante esposizione Fernweh di Anna Choi (Seul, 1979).
E soprattutto, appunto dalle ore 16, all’interno dell’esposizione si svolgerà l’incontro pubblico aperto a tutti tra gli spazi indipendenti d’arte contemporanea della Svizzera italiana.

All’inizio Tina Stolz ricorderà i primi passi della rada ed il suo posizionamento “altro” rispetto agli spazi istituzionali, poi Noah Stolz ci illustrerà le ragioni di uno sviluppo specifico nell’ambito dell’arte contemporanea in un contesto come quello locarnese.

Perché oggi è importante l’arte contemporanea – ed in generale il “contemporaneo”? Lo sono sempre nella stessa misura? O qualcosa è cambiato?

Che ruolo hanno gli spazi che non sono né galleria commerciale, né istituzione pubblica, nell’innervare il tessuto culturale di un territorio come quello della Svizzera italiana? Possono giungere ad essere considerati come veri e propri spazi di ricerca e di produzione culturale nel territorio?

Quali sinergie possono attivarsi tra i vari spazi esistenti, nonostante evidenti differenze strutturali e nell’orientamento culturale tra loro?

E quali spazi son nati da poco o stanno per nascere – e saranno chiaramente benvenuti?

Domenica 4 dicembre alle 4 di pomeriggio alla rada la scena degli spazi indipendenti della Svizzera italiana dialoga e si racconta. E poi fa l’aperitivo assieme, nell’atrio della rada.

Pur non essendo questa la sede per dar luogo ad un vero e proprio simposio, tenteremo di offrire qualche riflessione riguardo al futuro del sempre più fitto e variegato network culturale del nostro cantone. Oltre a festeggiare insieme ed a permettere interventi spontanei – in un dialogo tra chi anima i singoli spazi e chi li frequenta come spettatore o come artista – abbiamo chiesto la partecipazione di varie personalità dell’ambiente culturale ticinese.

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@la rada – via della Morettina 2, Locarno
12 novembre – 4 dicembre 2016

Dal 12 novembre al 4 dicembre 2016, la rada – spazio indipendente d’arte contemporanea sito a Locarno – ospita l’esposizione Fernweh, mostra personale di Anna Choi, artista sud-coreana cosmopolita, che da Seul ha scelto di andare a vivere prima a Londra e poi in Alto Ticino.

Il titolo potrebbe essere tradotto in “voglia di girovagare”, attitudine che l’artista interpreta nella vita – svoltasi in più nazioni – ma soprattutto nell’immaginare una mostra in cui va oltre la disciplina artistica da lei finora più seguita, la pittura, cercando di riproporre la propria ricerca artistica ed adattando il proprio lavoro allo spazio espositivo della rada.

Infatti Anna Choi parte da una pratica pittorica approfondita che, in alcune opere, fa intravedere le sue origini culturali: tracce di calligrafia che sembrano sfumare in un espressionismo astratto, che però contrasta volutamente con forme geometriche precise e pure.

L’esposizione si compone interamente di opere nuove di Anna Choi, che ha scelto di situare forme quadro – peraltro non definibili come tradizionali – in un’installazione ambientale composta anche da colonne e cortine, in cui impiega tessuti fino a renderli elementi scultorei, ma non rigidi, quanto invece misteriosi. Un ruolo importante è svolto da un materiale come il morbido velluto, evocativo assieme di lusso e lussuria.

In queste opere Anna Choi riprende anche elementi della propria esperienza di vita, che – come per ognuno – è punteggiata di coincidenze, di casi occorsi anche nel suo girovagare. Coincidenze che fanno sì che lei ora sia qui ed esponga alla rada.

Nelle due sale espositive si svilupperà un dialogo tra opere dimensionalmente importanti, in un contrasto netto di cromatismi studiato, non confuso, quasi strutturalista.

Il vernissage si svolgerà eccezionalmente di sabato, il 12 novembre dalle 18.00 in poi.

Una performance pensata ad hoc dall’artista si svolgerà nella sera di inaugurazione, alle 19.

L’indomani, domenica 13 dalle 17.30, la mostra ospiterà invece la performance del musicista e compositore Paolo Tarsi, che con sintetizzatore e loop machine interpreterà brani del suo ultimo disco, Furniture Music for New Primitives, ispirato al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs.

L’esposizione resterà aperta fino a domenica 4 dicembre, sempre ad ingresso gratuito.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.
Ringraziamo calorosamente MACT/CACT (Bellinzona) e Tognetti Auto (Gordola ed Ascona).
Il programma annuale della rada è supportato dalla Repubblica e Stato del Canton Ticino (DECS – fondi Swisslos).

 

// ENGLISH TEXT //

 

From the 12th of November until the 4th of December 2016, la rada -independent space for contemporary art in Locarno- hosts Fernweh, a solo show by Anna Choi, cosmopolitan South Korean artist from Seoul, who has chosen to live in London and currently in the Upper Ticino.

Fernweh can be translated into “wanderlust”, an attitude that the artist both has in the approach of her life -as she has been living in several countries- and into imagining an exhibition in which she goes beyond her main practice, which is painting and attempts to show her research and adapting her works to the space of la rada.

Indeed Anna Choi starts from a deep painting practice which especially in some of her works let glimpse her cultural heritage: traces of calligraphy seem to be fading in abstract expressionism which deliberately clashes with pure and accurate geometric shapes.

The exhibition includes only new works by Anna Choi, who has chosen to set paintings -not definable as traditional- in an environmental installation with columns and curtains, in which tissues are used as sculptural, rather mysterious elements. An important role is played by the velvet, a soft fabric that evokes both luxury and lust.

In these works Anna Choi also includes elements of her own life experience, which -like also for everybody- is dotted by coincidences and cases that occurred in the wandering. And it is a coincidence that brought her here, now, to have her show at la rada.

In the two exhibition rooms Anna Choi develops a dialogue between big scale works, in a sharp and yet accurately scripted contrast of colors, which is not indistinct but almost to be considered as structuralist.

The opening will take exceptionally place on Saturday the 12th of November from 6pm onwards.

A performance designed specifically by the artist will be held on the opening evening, at 7pm.

On the next day, Sunday the 13th from 5.30pm, the exhibition will host the performance of the musician and composer Paolo Tarsi, who with synthesizer and loop machine will play tracks from his latest album, Furniture Music for New Primitives, based on the novel Cities of the Red Night ( 1981) by William S. Burroughs.

The exhibition will be open until Sunday the 4th of December always with free admission.
Opening hours: from Thursday to Sunday, from 2pm to 7pm, and by appointment.
We warmly thank MACT / CACT (Bellinzona) and Tognetti Auto (Gordola and Ascona).
The annual program of la rada is supported by the Republic and Canton of Ticino (DECS – Swisslos funds).

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Furniture Music for New Primitives, il disco omaggio a Burroughs
dal vivo domenica 13 novembre alle 17.30
@rada, Locarno

Furniture Music for New Primitives (musica d’arredamento per nuovi primitivi) è il titolo dell’ultimo lavoro del musicista e compositore Paolo Tarsi pubblicato per la collana POPtraits Contemporary Music Collection di Cramps Music e l’etichetta Rara Records. Accolto unanimemente dalla critica come uno dei dischi più belli degli ultimi mesi (articoli su Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Libero, Panorama, Blow Up, Mucchio Selvaggio, Rumore, Rockerilla, Buscadero, Artribune, OndaRock, etc.), il concept dell’album ruota attorno al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs, primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali.

L’uscita segna un ritorno alle origini del minimalismo e come il precedente Dream in a landscape (Trovarobato Parade) vede dialogare piani sonori differenti tra loro in un percorso arricchito dalla presenza di tantissimi ospiti (Paolo Tofani degli Area, Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, Junkfood 4tet, Roberto Paci Dalò, Gianni Giudici, Quartetto Maurice, etc.). Ad incontrarsi questa volta sono reminiscenze ambient e rock sperimentale, avant jazz e improvvisazione da cui prende forma un collage sonoro che si arricchisce di tantissimi riferimenti. Da John Cage agli Steely Dan, passando attraverso il cut-up burroughsiano con omaggi ai Pink Floyd e alla Pop Art di Roy Lichtenstein. Per il titolo l’album prende spunto dalla traduzione in inglese di musique d’ameublement, l’espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente significa “musica da arredamento”, talvolta tradotta con “musica da tappezzeria”) anticipatrice concettualmente dell’ambient music di Brian Eno. Ma non solo. È al tempo stesso specchio e metafora di un mondo, quello in cui viviamo, completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature virtuali che sembrano muoversi come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo.

L’album è stato molto apprezzato da Rado ‘Bob’ Klose dei Pink Floyd e da Miro Sassolini – ex cantante dei Diaframma, una delle voci più amate della new wave italiana – che dopo averlo ascoltato ha coinvolto il musicista senigalliese nella realizzazione del brano ‘L’attesa del canto’ in collaborazione con Gianni Maroccolo, straordinario bassista della scena fiorentina degli anni ’80 e oltre (Litfiba, CSI).

Paolo Tarsi (loops, synthesizer) ha preso parte in veste di interprete/compositore a perfomance presentate in aeroporti, loft, gallerie e musei d’arte contemporanea quali il Maxxi (Roma), Centro Arti Visive Pescheria (Pesaro), Marcovaldo (Parigi) e in luoghi di culto della musica contemporanea come lo Spectrum di New York. Ha realizzato inoltre lavori per il cinema, video-opere, e installazioni per la filmArche di Berlino, Herbert Art Gallery & Museum di Coventry (UK) e il Musma di Matera. Collabora con musicisti dell’attuale scena elettronica, jazz, rock e hip hop provenienti da formazioni quali Afterhours, Area International POPular Group, Calibro 35, Litfiba, Diaframma, CSI, CCCP, Zona MC, Fauve! Gegen A Rhino, etc. Nel 2015 pubblica l’album “Dream in a landscape” (Trovarobato Parade) seguito da “Furniture Music for New Primitives” (Cramps/Rara Records) sugli scritti di William S. Burroughs. Atteso per la fine del 2016 il nuovo EP dal titolo “Petite Wunderkammer” (Coward Records).

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Rafael Kouto & Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl
@la rada – via alla Morettina 2, Locarno
30 settembre – 23 ottobre 2016

 

“C’è, tra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come sono veramente – come sono per gli altri. Lo sento.” (F. Pessoa)

Dal 30 settembre al 23 ottobre 2016, la rada – spazio indipendente d’arte contemporanea sito a Locarno – ospita la mostra Sê plural como o universo!, una collettiva che accoglie artisti ticinesi e non: Rafael Kouto in collaborazione con Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl (Austria). Un progetto ideato e curato da Carolina Sanchez.

Sê plural como o universo! vuole percorrere sentieri alternativi, lontani dai canoni tradizionali della rappresentazione. Recuperando il celebre aforisma di Fernando Pessoa che marca il tratto distintivo del poeta portoghese – l’eteronomia dei personaggi, degli stili e delle ispirazioni – gli spazi della rada si aprono a vari medium: fotografia, collages, moda, musica ed installazione. Un incontro di menti fresche, di sguardi che interpretano e concepiscono a loro modo il leitmotiv della mostra: il rapporto tra natura e uomo, come esso influisce sulla percezione di questi artisti.

Uomo e natura: due mondi da sempre combinati; uno all’interno dell’altro, in un continuum di interdipendenza – di dipendenza e indipendenza. La natura, il gigante che influisce sull’uomo che egli lo voglia o no: sopravvivenza, ambiente, atmosfera, umore. Il mondo è percepito da ogni essere nei suoi mille colori, secondo una propria palette cromatica. Ognuno ne custodisce una visione, legata indissolubilmente alla propria sensibilità. Questo universo si manifesta in fenomeni che appaiono e svaniscono in un secondo, lasciando libera interpretazione, seppur distorta, alla nostra percezione. Manifestazioni che si cingono ai sentimenti, ai sogni, alle paure e alle visioni. Si condensano interiormente e sono assimilati; e possono essere espressi, trasmessi, proiettati in molteplici modi. Gli interventi artistici costituiranno un insieme eterogeneo: sinergie diverse dialogheranno fra loro attraverso canali sensoriali, rimandandosi le une alle altre in alcune sfumature e riconducendoci ad una natura composita. Il suono creato per l’occasione da Alessandro Passerini (WAEV) avvolgerà e favorirà il misticismo che si vuole creare in questo allestimento: un percorso scandito dal confronto cromatico, da buio e luce, da densità ed asepsi. Incuriosire, mostrare nuove ricerche e sviluppi che si rapportano a quel grande universo che lega l’essere vivente alla natura, creando così un viaggio sensoriale attraverso i loro universi.

Questo progetto s’inscrive nel programma “È terribile: siamo così giovani ed abbiamo già scordato tante cose!”, dedicato agli artisti emergenti svizzeri e curato da Riccardo Lisi, con il sostegno di Pro Helvetia.

Il vernissage si svolgerà venerdì 30 settembre dalle 18.00 in poi.
L’esposizione resterà aperta fino a domenica 23 ottobre.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.

Live performance//

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“1987-2016 The First Retrospective or the Future (3.33 mg)”
Uno show che contiene shows di James Dylan Ray
3D Atlas curato da Pietro Giovannoli, Ezra Daedalus, Beniamino Stoppani e Riccardo Lisi
@la rada, via della Morettina 2, Locarno
5-13 agosto 2016

Vernissage: venerdì 5 agosto h.18
aperto tutti i giorni dalle h.17 a mezzanotte e oltre
party ogni notte dalle 23.59
ingresso libero

 

In the night between Saturday 6 and Sunday 7:

ElectricHeroes® ALL IN!

23.00 Catiustyle feat Casio Mendez
00.00 Enrico Boccioletti
01.00 Tatum J Rush
02.00 KyanE feat MrkrMrtn
03.00 Madd Zillah
04.00 ElectricHeroesUnited SuperJam

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Esistono tanti tipi esistenziali di artista. Nel contemporaneo – ma anche in età classica – è diffusa una certa attitudine automitopoietica, volta alla creazione di una leggenda o di un megaimmaginario attorno alla propria figura. A volte ciò è stato rivelato in modo evidente e sincero, come nel caso delle NeenStars, i membri del movimento creato da Miltos Manetas a inizio millennio, con tanto di manifesto programmatico. Ma particolarissimo è il caso dell’artista protagonista dell’esposizione che si svolgerà quest’anno alla rada durante il Film festival: un giovane artista multiforme – è anche musicista, scrittore, studioso, curatore, biografo, filosofo e così via – il cui lavoro d’arte è in buona parte costituito proprio dalla creazione di un mito non attorno a se stesso, ma attorno a una costellazione di identità, tutte alla fine afferenti a lui – cui si aggiungono alcuni effettivi compagni di viaggio, in particolare nella sua ricerca musicale.

Dunque questa è la prima retrospettiva del collettivo Electric Heroes United™, coagulatosi attorno alla fantomatica figura di James Dylan Ray, giovane artista maudit, che si accompagna con il poeta Mercure Martini, lo scrittore Ezra Daedalus, il curatore Beniamino Stoppani, il cantante Jay Presley…
Tanta gente che vive tutta assieme, talvolta litigando, in un piccolo appartamento del Luganese. Quello di Pietro Giovannoli (Lugano, 1987), recentemente ristabilitosi in Ticino.
Tante identità non possono non creare un ambiente variegato, colorato, proteiforme, atto ad ospitare a sua volta gli show di performer, musicisti e dj, come in effetti avverrà ogni notte alla rada dalle 23.59 fino ad ore piccole e sempre con ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti e degli ospiti.

James Dylan Ray è costretto a sanguinare parole, pennellate, sprayate e versi rap. La sua urgente pulsione a comunicare – a tutti, anche ai giovanissimi ed ai profani dell’arte contemporanea – appare istintiva e vulcanica. La rada, dopo alcune esposizioni che oggettivamente hanno seguito uno statement che forse poteva apparire freddo nella sua precisione ed algida compiutezza, lascia spazio per nove giorni e notti a un caos inquieto, scosso da retaggi di decenni di letteratura, arte, cinema, musica e critica d’arte.

Alcuni dei tanti riferimenti si notano già nell’immagine dell’invito: un ambiente domestico riempito di libri, dischi, dipinti, oggetti tra cui spiccano alcuni nomi e icone: Godard, Debord, Haeckel, Hirst e così via. E non senza motivi: nella ricerca di JDR ritroviamo infatti l’estremismo linguistico di Joyce, Malraux col suo museo immaginario, Warburg ed il suo atlante, il concetto di rizoma in Deleuze e Guattari, quello di comparazione in Elie Faure e innegabilmente anche la consapevolezza del delirio in Baudrillard.
Giovannoli-JDR è dedito alla citazione, ma pure ad un autocitazionismo labirintico, mai serioso, che con metodi di composizione che ricordano quelle di un atlante alchemico o di un album di figurine sembra riuscire a creare in continuazione nuovi sensi, n-sensi.

JDR colleziona e ordina oggetti, archivia materiali (propri e non), “détourna” o rielabora icone, compone liste e mappe, crea altarini o tempietti (talvolta in modi iconoclasti e altre con intenti magico-feticisti), rielaborando in continuazione i propri materiali (quelli esposti, spesso scelti in modo casuale, rappresentano una minima parte della produzione di JDR), in una sorta di vortice permutativo e labirintico.

Globalmente, l’ambiente allestito da questo sfaccettato artista ricorda una rivisitazione giovanile ed attuale dell’intenzione di catalogazione universale di Borges, ma, sebbene il titolo della mostra prometta una retrospettiva, la maggior parte delle opere qui esposte sono nuove, e create appositamente per la rada.

Del resto JDR naviga su onde possenti formate da segni, parole e suoni creati e diffusi da stili riconoscibili: jazz, beat, rock (nelle sue forme più spettacolari), punk, hip hop, noise, techno, cyber, glitch. Altrettanto variegata sarà la proposta musicale offerta ogni notte dai suoi ospiti alla rada: nulla di banale o commerciale, una musica volutamente differente rispetto alle solite etichette apponibili in passato a ciò che il pubblico del festival poteva trovare in giro per Locarno, dopo i film. Questa è una scelta spontanea, fortemente appoggiata dalla rada e che appunto non si limiterà a qualche serata: ogni notte il pubblico potrà trovare stimoli musicali ed artistici fino a ore piccole alla rada.

All In è un progetto supportato da Pro Helvetia; si ringraziano anche Tognetti Auto (Gordola e Ascona) e Discus Fantasy (Omegna-VB).

Dopo l’opening di venerdì 5 – e il conseguente party – sabato 6 la rada organizzerà sempre dalle ore 18 il finissage di New Void, il progetto di Alessandro Di Pietro già visibile nell’adiacente Teatro dei Fauni, interessante mediometraggio realizzato senza telecamera, ma impiegando uno scanner manuale passato sullo schermo del suo computer.

Anche tale finissage sarà seguito, dalle 23, da un party arricchito da concerti, dj e da ospiti notevoli. Ma su di esso e su altre notti della rada, durante il festival, forniremo dettagli man mano che ne avremo conferma.

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Invece, prima dell’apertura di All In, la rada organizza – con vernissage giovedì 4 agosto alle ore 18 – l’importante tappa locarnese, durante il festival, dell’installazione nomade Reality Glitch che gli artisti Elisa Storelli e Constantin Engelmann hanno realizzato appositamente per la prima edizione del progetto Grand Tour – Le acque dell’ovest. Per un mese, tale lavoro sarà visibile a tutti, giorno e notte, sulla tolda della nave Tyrell’s (che in passato si chiamava Balena), ormeggiata sul lungolago Motta, di fronte all’incrocio con via Stefano Franscini, sempre a Locarno. Si ringrazia per l’ospitalità Michael Tyrell.

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Come già nel 2015, la rada (Locarno) in prossimità del Festival internazionale del film di Locarno espande temporaneamente la propria attività espositiva nello spazio posto allo stesso piano della centrale Swisscom, il Teatro dei Fauni, che ringraziamo caldamente e con cui nei fatti prosegue un’ottima sinergia e collaborazione.

Infatti nello spazio del Teatro dei Fauni venerdì 15 luglio alle ore 18 la rada aprirà la prima esposizione all’estero del progetto New Void del giovane artista italiano Alessandro Di Pietro (Como, 1987).

Partecipante all’esposizione Glitch – Interferenze tra arte e cinema, presso il PAC-Padiglione di arte contemporanea (Milano) nel 2014 e poi visto solo al CCC Strozzina (Firenze) nella selezione per il premio Visio, questo progetto è il risultato di un atto performativo di decostruzione processuale e concettuale del linguaggio cinematografico.

L’artista ha scelto d’impiegare – al posto della telecamera – uno scanner manuale applicato direttamente sullo schermo del suo computer. Il punto di partenza è il lungometraggio Enter the Void di Gaspar Noé (2009) da cui son state acquisite le immagini usate come materia prima. Si tratta di un’opera seminale nell’ambito del cinema sperimentale contemporaneo, ed il suo noto regista franco-argentino ha gradito l’esito di questo progetto di Alessandro Di Pietro.

Il suo processo di appropriazione, che parzialmente cancella i riferimenti estetici della sua fonte, crea i fotogrammi necessari per costruire la struttura narrativa del nuovo film. Il risultato è una raffinata e complessa operazione concettuale che genera un film ricco di riferimenti autobiografici e che crea un alter ego – nella figura del protagonista Rasco – di Oscar, il pusher protagonista di Enter the Void, il cui nome è evidentemente anagrammato.

Il film vede la collaborazione dell’artista Enrico Boccioletti per la colonna sonora originale ed il suono, e, per la sceneggiatura, di Ana Miranda Shametaj, della compagnia teatrale Kokoschka Revival.

Il vernissage sarà venerdì 15 luglio dalle ore 18, mentre il finissage avverrà in pieno festival, sabato 6 agosto, sempre dalle 18 e sarà seguito dalle ore 23 da un party alla rada in onore di Gaspar Noé ed Alessandro Di Pietro: una situazione che sarà arricchita da altre proiezioni e da concerti, su cui vi aggiorneremo più avanti. E’ importante segnalare che fino al 25 luglio è possibile anche visitare alla rada la sorprendente esposizione 1795: Kilo | 1960: Giga realizzata dai collettivi George Kilo e GIGA.

Il programma annuale della rada è supportato dalla Repubblica e Stato del Canton Ticino, tramite i fondi SwissLos / DECS. Ringraziamo caldamente anche Tognetti Auto.