Elodie Pong § Sophie Jung
@la rada, via della Morettina 2, Locarno

** English text at the bottom **

Venerdì 29 settembre, alle ore 18, si apre alla rada (via della Morettina 2, Locarno) un’esposizione che esplora il lavoro di due degli artisti contemporanei svizzeri più importanti: Elodie Pong e Sophie Jung.

Il titolo dell’esposizione – you you can can not not have have both – tratto da uno dei testi di Sophie Jung, allude ad uno scomodo doppio che permette di affermare assieme una cosa e il suo opposto. Anche se il lavoro di entrambe le artiste può apparire in un primo momento molto differente, c’è una complicità che collega i loro aspetti controversi, connessioni che passano per il fascino enigmatico del loro lavoro. Forse l’obiettivo sarà tradurre storie, fare alleanze cameratesche stranamente collaborative. “È un tempo che assegna una denominazione e guarda le cose in un altro modo, perché la cosa che deve essere denominata è una certa strana qualità di tempo”. (Donna Haraway)

Per Sophie Jung, la performance è una parte critica del suo lavoro. Canta, recita (o agisce?), scrive. Gli oggetti che crea evocano passi e toni di un rapporto intenso che a volte comporta una pièce di performance improvvisata e più spesso portano ad un testo. Compierà un reading durante l’inaugurazione, il 29 alle 19.

Nell’ultimo paio d’anni, Elodie Pong si è interessata all’odore come metafora della liquidità dei nostri tempi. Alla rada presenterà nuove opere: un video e due installazioni, così come le Scent Prints, sculture stampate 3D di idee di profumi sintetici. Per congelare temporaneamente i pensieri queste sculture sono state prodotte in polilattato – una plastica biodegradabile derivata da risorse rinnovabili – e di conseguenza torneranno un giorno da dove provenivano. Ogni oggetto è illuminato da fonti diverse e presentato in forme ombreggiate di diversa dimensione ed aspetto.

In un periodo di problemi ambientali, quando le linee politiche e sociali iniziano a oscillare, le opere di entrambe le artiste interpreteranno le stanze in un perpetuo continuum parallelo, partendo da un substrato di sabbia vulcanica nera, che ha odori relazionabili ad un immaginario scenario del teatro dell’assurdo, così come le ombre delle sculture speculative. Una doppia offerta empiricamente emozionale che può essere visitata fino al 21 ottobre, aperta dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento (possibile anche nei giorni festivi: riccardo.lisi@larada.ch – +41 76 4391866).

Questa esposizione fa parte del programma As a friend, as a trend, as a known enemy, composto da quattro mostre sull’arte svizzera emergente, supportato da Pro Helvetia e curato da Riccardo Lisi. L’ingresso all’esposizione ed alla performance è gratuito come sempre alla rada.

** English text **

Friday 29th of September at 6 pm, la rada (via della Morettina 2, Locarno) is delighted to present an exhibition that explores two of Switzerland’s most important contemporary artists: Elodie Pong and Sophie Jung.

The title of the exhibition – you you can can not not have have both – an excerpt from one of Sophie Jung’s texts in the show, alludes to an uncomfortable doubling, one that consents while speaking against it. Even though the work of both artists may appear at first to be very different, there is a complicity that connects their awkwardly shared points, connections that pass by the enigmatic charm of their work. Perhaps the task is now to trade stories, to make comradely alliances strangely collaborative. “It’s a time naming [and looking at] things in another way, because the thing that needs to be named is a certain strange quality of time.“ (Donna Haraway)

For Sophie Jung, performance is a critical part of her work. She sings, acts, (or does she?), she writes. The objects that she creates evoke steps and tones of an intense relationship which sometimes lead to an improvised performance piece and more often yet lead to a text. She will be reading during the opening at 7 pm.

For the last couple of years, Elodie Pong has been interested in Smell as a metaphor for the liquidity of our times. At la rada, she will present new works: a video and two installations, as well as Scent Prints, 3D printed sculptures of ideas of synthetic smells. In order to only temporarily freeze thoughts, these sculptures were produced in polylactide—a biodegradable plastic derived from renewable resources—and they will consequently someday return to where they came from. Each object is lit from different sources and presented in shadow forms of varying size and shape.

In a time of environmental issues, when political and social lines start to oscillate, the works of both artists will read in a parallel perpetual continuum of the rooms, lead by a pool of black volcanic sand, which has odors relatable to an imaginary scene of the theater of the absurd, as do the shadows of the speculative sculptures. A double empirically affective offering, that can be visited until the 21st of October; open Thursdays to Saturdays, from 2 to 7 pm or by appointment (riccardo.lisi@larada.ch – +41 76 4391866).

This exhibition is part of As a friend, as a trend, as a known enemy, featuring four exhibitions on emerging Swiss art, supported by Pro Helvetia and curated by Riccardo Lisi.
The entrance to the show and the performance is, as always, free at la rada.

A MOVIE ANTHOLOGY CURATED BY LISA LURATI
IN COLLABORATION WITH GIORDANO T. RUSH

@la rada, via della Morettina 2, Locarno

** English text at the bottom **

Come sempre, due giorni dopo l’inizio del Film festival di Locarno, lo spazio indipendente d’arte contemporanea la rada – che in quella città opera da ventun’anni ed ha attualmente sede in via della Morettina 2, cioè all’inizio della via che porta alle sale più grandi usate dal festival (come il FEVI) – apre un’esposizione appositamente immaginata e prodotta.

L’esposizione Laz Rojas: The Great Addiction vuole portare all’attenzione del pubblico del Festival di Locarno il complesso ad affascinante lavoro dell’artista Laz Rojas. Laz Rojas nasce a New York nel 1962 da genitori cubani. A dieci anni riceve in regalo una videocamera super8 e inizia a girare i primi cortometraggi. A metà degli anni ’80 decide di dedicarsi solo alla recitazione, partecipando a piccole produzioni della scena off di Broadway, per tornare in seguito, a fine decennio, alla scrittura ed alla produzione di film. Laz racconta così quel periodo: “il semplice recitare non era uno sfogo creativo sufficiente per me; volevo fare tutto, proprio come da ragazzo con quella telecamera Super8”.

A 24 anni si trasferisce a Los Angeles, dove punta a vendere una delle sue sceneggiature, includendosi come regista o attore principale. Stufo di non trovare opportunità per le sue molteplici abilità di attore, sceneggiatore e regista, inizia quindi, in principio modestamente, a creare dei demotape, in cui interpreta più di cento personaggi differenti, tra uomini, donne e bambini. Ad essi altri se ne aggiungeranno negli anni successivi, inclusi alcuni video musicali ed il lungometraggio Justice (1989), l’unico con altri attori. Ogni scena è interamente scritta, filmata, interpretata e montata da Rojas, che si occupa anche della fotografia, del trucco e dei costumi, in un vero e proprio one man show. La fortuna non sarà dalla sua parte e da Hollywood non riceverà mai alcuna risposta. Quel che rimane di quel periodo è un lavoro ossessivo, intimo e complesso, di cui iniziano a circolare misteriose cassette nei circuiti losangelini degli appassionati del genere, restando più o meno sconosciuto sino all’anno scorso, quando Outsider – programma di Vice diretto da Zack Carlson – gli dedica un servizio.

L’esposizione si apre venerdì 4 agosto dalle 18 alle 22 e durante l’opening Laz Rojas si collegherà dalla California col pubblico presente a questa che è la sua prima antologia filmica; la trasferta era per lui impossibile per via dei problemi connessi alla sua situazione familiare ed economica.

Il progetto è stato ideato e curato da Lisa Lurati, con la collaborazione di Giordano T. Rush. Esso è reso possibile solo grazie a Sarah Jane Buergin che ringraziamo di cuore. Inoltre ringraziamo la Fondazione la Fabbrica del Cioccolato.

L’esposizione ha ingresso gratuito e sarà visibile durante il festival fino al 13 agosto tutti i giorni dalle 18 alle 22 e poi, dal 17 al 26 agosto, dal giovedì al sabato dalle 14 alle 19.

Inoltre la rada ospiterà durante il Film festival questi due eventi, a ingresso libero:
Sabato 5 agosto dalle 16.30 alle 18 il museo MA*GA di Gallarate (Italia) proporrà il film Index (25’) di Francesco Bertocco, introdotto da Alessandro Castiglioni, curatore, assieme a Francesca Chiara e Lorena Giuranna, dell’esposizione Global Learning, attualmente in corso;
Sabato 12 agosto dalle 19 il pubblico potrà godere del live dei King Tongue, ottima art rock band basata a Londra e Milano, composta dal designer Bruno Cover, dall’artista Gino Lucente e dal critico Michele Robecchi.

** English text **

As per tradition, two days into the Locarno Film festival, the independent contemporary art space la rada is pleased to present an exhibition conceived and produced especially for the occasion – Laz Rojas: The Great Addiction.

The focus of this year’s project is to bring to the attention of the Festival audience the complex and fascinating work of American artist of Cuban descent Laz Rojas. Born in New York in 1962, Rojas began to shoot his first short films with a Super8 camera he received as a present at the age of ten, in what will prove to be a life-changing experience. In the mid 1980s he dedicated himself to acting, taking part in small Off-off Broadway productions. At the end of the decade, he returned primarily to film writing and producing and moved to Los Angeles. Laz says about this period, ‘Acting by itself wasn’t enough of a creative outlet for me. I wanted to do it all, just as I used to as a boy with that Super8 camera’.

Frustrated with the lack of work opportunities despite his acting, writing and directing skills, Laz started – at first modestly – to create his own show reels, in which he portrayed more than a hundred characters of different gender, ethnicity, age and planetary origin. Through the years he created more works, including a series of music-themed videos and Justice (1989), a 30-minute film he wrote, directed, photographed, edited, production designed and acted with other performers he cast himself. Regrettably Hollywood has been unwilling or incapable of recognizing Rojas’ unique vision and talent so far, and this remarkable one-man production in the history of cinema has yet to receive the critical acclaim it deserves. What is left of that period is an obsessive, intimate and complex body of work, who was documented and circulated in mysterious VHS cassettes in the Los Angeles underground scene until 2016, when Outsider – a Vice show directed by Zack Carlson – aired an episode focused on Las Rojas’ work.

The exhibition opens on Friday, August 4th, from 6pm to 10pm. During the opening, Laz, who will not be able to attend in person, will join us via conference call directly from California.

Laz Rojas: The Great Addiction was conceived and curated by Lisa Lurati in collaboration with Giordano T. Rush, and was made possible by Sarah Jane Buergin, whom we thank immensely. We would also like to thank the Fondazione la Fabbrica del Cioccolato.
The exhibition will be open for the duration of the entire festival, from August 4th to August 13th from 6 to 10pm, and from August 17th to August 26th Thursday-Saturday from 2 to 7pm. Admission is free.

During the Film festival, la rada (located in via della Morettina 2, Locarno) will also host two other free events:
Saturday August 5th, from 4.30 to 6pm, there will be a screening of Index (25’) by Francesco Bertocco. The film will be introduced by Alessandro Castiglioni, co-curator with Francesca Chiara and Lorena Giuranna of the exhibition ‘Global Learning’ at MA*GA Gallarate, where Index is currently on show.
On Saturday August 12th, from 7pm, there will be a live performance by King Tongue – a London and Milan-based art rock band formed by the designer Bruno Cover, the artist Gino Lucente and the art critic Michele Robecchi.

PATRIK ALVAREZ * ROBIN BERVINI * MARTA MARGNETTI * VERA TRACHSEL

la rada, via della Morettina 2, Locarno, da venerdì 2 a sabato 24 giugno 2017
inaugurazione venerdì 2 giugno, ore 18

** English text at the bottom **

Criteri consueti di progettazione di una mostra collettiva e di suo allestimento sono la coerenza e l’equilibrio. La rada, lo spazio per l’arte contemporanea di Locarno, ha invece scelto di basare quest’esposizione, come quella eclatante appena conclusasi (Solidi Platoonici), sulla diversità tra autori ed opere, fino al conflitto. Conflitto che per noi è spunto vitale, proteiforme, avverso alla noia ed al banale, ma che per fortuna o per paradosso si è risolto in Solidi Platoonici con un’ottima relazione tra gli artisti ed un reale gradimento da parte del pubblico.
Zona Belli in latino vuol dire zona di guerra, ma è anche una sciarada inversa con scarto basata sul nome della capitale del Ticino, Bellinzona. Infatti questi quattro artisti sono tutti giovani ticinesi operanti prevalentemente in Svizzera interna, tranne Robin Bervini. Sono eterogenei anche per regione di origine, provenendo da un territorio che va da Camorino fino a Coldrerio.

Procediamo in ordine alfabetico. Patrik Alvarez vive a Basilea, lavora principalmente con il medium pittorico e si esprime soprattutto su un supporto povero come la carta, piuttosto che sulla classica tela. In questa occasione esporrà olii su carta e collage, piccole opere che trasfigurano concetti come storia, cultura ed estetica, riletti attraverso l’immaginario popolare e ad una visione obliqua, laterale, eticamente guidata, del mondo dell’arte contemporanea.
Robin Bervini opera nell’intersezione tra fotografia professionale e fotografia d’arte. Alla rada porterà un progetto realizzato appositamente il cui esecutivo realizzato in digitale sarà accompagnato da polaroid di studio. In questo progetto compie un tentativo di avvicinamento del ritratto e del nudo alla resa pittorica di Egon Schiele, rispettando la contemporaneità dei soggetti e trasformando le caratteristiche cromatiche e pittoriche di Schiele con fotorealismo. Significativo è il suo rapporto amicale con modelle e modelli.
La sala espositiva più grande accoglierà un progetto in dialogo tra Marta Margnetti e Vera Trachsel – artiste già presenti nell’ultima edizione di Che c’è di nuovo? al Museo Cantonale a Lugano – progetto intitolato Le tue dita lunghe tempestate di gioielli. Vera Trachsel ha anche appena ottenuto il rilevante Premio Manor 2018, mentre Marta Margnetti è in selezione per il Kiefer Hablitzel 2017.
Le due artiste ed amiche trasformeranno la sala in un possibile ambiente quotidiano di una persona immaginaria, spazio in cui troveranno posto anche oggetti indefiniti e la cui funzione non è chiara. Tali oggetti, realizzati con materiali spurii (sapone, gommapiuma, stoffa, …) o recuperati, saranno firmati separatamente dalle due artiste, che invece avranno come opera in comune un dialogo manoscritto a muro: un gioco per associazioni oniriche sviluppato tra loro via web. Il loro obiettivo è cercare di portare lo spettatore a fantasticare sulla possibile vita dell’abitatore di un siffatto ambiente, sulle sue attività e sulla sua condizione esistenziale.
Zona di guerra e di conflitto, dunque. Ma chissà se dopo aver visitato la mostra, leggerete il titolo invece come “zona dei belli”?

La mostra sarà aperta fino a sabato 24 giugno, dal giovedì al sabato (15 giugno compreso), dalle 14 alle 19 e su appuntamento concordabile anche nei giorni festivi. Ingresso libero.
Questa esposizione fa parte di As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), progetto supportato da Pro Helvetia.
Il programma annuale della rada è sostenuto da Migros Percento culturale e da Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.

** English text **

The parameters that are usually used to shape a group show are consistency and balance. La rada, contemporary art space based in Locarno, has instead chosen to ground this exhibition – as it happened with the past one (Solidi Platoonici), on the variety, variety of authors and works, taking this aspect to the conflict. This conflict to us is vital, protean, counter-boring and banal, and luckily or paradoxically had resulted in Solidi Platoonici in a good relationship between artists and the true appreciation of the public.
Zona Belli, that in Latin means war zone, is also an inverse charade with scrap based on the name of the capital of Ticino, Bellinzona, as in fact the four artists are all young Ticinians operating mainly in the Inner Switzerland, with the exception of Robin Bervini. It is a heterogeneous group, as the place where the artists are coming from ranges from Central to Southern Ticino.

We shall proceed in alphabetical order. Patrik Alvarez lives in Basel and works mainly with the pictorial medium often on a poor support like paper, rather than on classic canvas. On this occasion he will show some oils on paper and collage, small works that transcend concepts such as history, culture and aesthetics, reinterpreted through the popular imagery and an oblique, lateral, ethically guided vision of the world of contemporary art.
Robin Bervini works on the intersection between professional and art photography. For la rada he customized a project where the digital executive will be accompanied by a study of polaroids. In this project he attempts to make the portrait and the nude close to the Egon Schiele’s pictorial rendering, in respect of the contemporaries of the subjects and transforming Schiele’s chromatic and pictorial features through photorealism. It is particularly important his friendly relation with the models.
The bigger room of la rada will host a project that is a dialogue between Marta Margnetti and Vera Trachsel – both artists took already part of the last edition of Che c’è di nuovo? at the Museo Cantonale in Lugano – the project is titled Le tue dita lunghe tempestate di gioielli. Vera Trachsel has been granted with the Manor Award 2018, while Marta Margnetti is in the selection for the Kiefer Hablitzel 2017.
The two artists and friends will transform the room into a possible everyday environment of an imaginary person, a space where there will be also undefined objects whose function is unclear. These items, made of spurious materials (soap, foam, fabric,…) or found objects, will be signed separately by the two artists, who will have an artwork in common: a wall hand-written dialogue : an oneiric associations game built via e-mail. Their goal is to try to bring the viewer to imagine an inhabitant of this environment, his activities and his existential condition.
War zone and conflict, then, but who knows if, after visiting the exhibition you read the title as a “beauties zone”.

The exhibition will open on Friday June 2nd at 6 pm at la rada in Locarno and will be displayed until June the 24th. It opens Thu-Sat (June 15th included), h 2pm – 7pm and on appointment. Free entry.
This show is a part of As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), a project by Riccardo Lisi supported by Pro Helvetia.
The year program of la rada is helped by Migros Percento culturale and by Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.

Progetto espositivo in due sedi, curato da Clarissa Chiaese e Riccardo Lisi:

@ la rada, via della Morettina 2, Locarno, da venerdì 21 aprile a sabato 13 maggio 2017
inaugurazione venerdì 21 aprile, ore 18

@ la fabbrica, via Locarno 43, Losone, solo sabato 22 e domenica 23 aprile 2017
all’interno di Performa Festival che sostiene il progetto
inaugurazione sabato 22 aprile, ore 18

*** (lire en bas pour le texte en français) ***

Venerdì 21 aprile alle ore 18 si apre al pubblico la mostra Solidi Platoonici presso lo spazio d’arte contemporanea la rada (Locarno). Solo sabato 22 e domenica 23 aprile – in occasione del festival Performa, coproduttore del progetto – è possibile vedere una sezione separata dell’esposizione presso la fabbrica (Losone).
Questo progetto espositivo si pone l’obiettivo di accennare a nuovi modi o linguaggi espressivi, esorbitanti rispetto ai tradizionali, di fare scultura nell’epoca contemporanea.
Solidi Platoonici vuole essere una declinazione del termine, spesso abusato, di solidi platonici, qui unito in maniera provocatoria al titolo del film Platoon del regista americano Oliver Stone.
Si tratta di un’esposizione collettiva di scultura di natura eterogenea che presenterà al pubblico opere di cinque giovani artisti elvetici: Jean-Gabriel Cruz, Johannes Hepp, Jonas Hermenjat, Kaspar Ludwig e la nuova leva del panorama internazionale contemporaneo, l’italosvizzero Alfredo Aceto, docente all’ECAL di Losanna.
Il filo conduttore del percorso sarà la scultura intesa come oltrepassamento dei confini plastici e l’uso ludico dello spazio.
Le nuove materie prime divengono cosi i materiali di scarto quotidiani, ma anche il legno, la ceramica, il gesso e diversi materiali tradizionali. Com’è noto, la scultura usa lo spazio e dunque interagisce con l’aria, ma in questa esposizione giunge a manifestarsi anche come opera audio o video.
La creazione di opere ad hoc e l’utilizzo dello stesso spazio espositivo costituiranno un altro denominatore comune dell’esposizione.
La mostra alla rada (Locarno) sarà aperta fino a sabato 13 maggio, dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento concordabile anche nei giorni festivi.
L’esposizione a la fabbrica (Losone) funge da sezione di arte visiva del festival Performa ed è visibile dalle 14 alle 24 di sabato 22 e domenica 23 aprile, con inaugurazione sabato 22 aprile, alle ore 18.
Entrambe le esposizioni sono ad ingresso libero.

Questa esposizione fa parte di As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), progetto supportato da Pro Helvetia.
Il programma annuale della rada è sostenuto da Migros Percento culturale e da Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – fondi SwissLos.
Infine la produzione delle installazioni dell’artista Jean-Gabriel Cruz è stata supportata dal Fondo cantonale d’arte contemporanea del Canton Ginevra.

*** Français ***

Vendredi 21 avril l’exposition Solidi Platoonici ouvre ses portes au public au sein de l’espace d’art contemporain la rada de Locarno.
Solidi Platoonici est une déclination du terme, souvent abusé, de solides platoniciens.
Ce terme est, içi, un écho provocateur au titre du film Platoon (1986) du réalisateur américain Oliver Stone.
Cette exposition collective, souhaite mettre en avant les nouvelles modalités et langages expressifs de la scène sculpturale contemporaine.
L’exposition présente au public les œuvres de cinq jeunes artistes suisses, parmi lesquels : Jean-Gabriel Cruz, Johannes Hepp, Jonas Hermenjat, Kaspar Ludwig et la nouvelle vedette du panorama international contemporain, Alfredo Aceto, professeur à l’ECAL de Lausanne.
Le fil rouge de l’exposition est constitué par le dépassement des limites et des frontières plastiques de la sculpture ainsi qu’une utilisation ludique de l’espace.
Nous retrouvons dans les œuvres présentées, de nature hétérogène, l’utilisation de matériaux de récupérations, comme les déchets et les sacs poubelles mais aussi des matières traditionnelles comme le bois, la céramique, le plâtre.
Dans certaines créations, la sculpture parvient a transcender sa forme à travers des ondes sonores ou des images vidéo.
La création d’ œuvres in situ et l’utilisation du même espace d’exposition, en tant que composante intrinsèque de l’œuvre, constituent un autre dénominateur commun de l’exposition.
L’exposition à la rada (Locarno) sera ouverte jusqu’au 13 mai, du jeudi au samedi, de 14:00h à 18:00h et sur rendez-vous, même les jours fériés.
Une section séparée de l’exposition sera visitable à Losone, à la fabbrica (Via Locarno 43) dans le cadre du festival Performa, de samedi 22 avril à dimanche 23 avril 2017 en occasion du Festival Performa, qui coproduit le projet d’exposition, avec vernissage samedi 22 avril à 18:00h. Les deux expositions ont entrée gratuite.

Cette exposition fait partie de As a trend, as a friend, as a known enemy (Nirvana, 1991), projet soutenu par Pro Helvetia.
Le programme annuel de la rada est soutenue par Pour-cent culturel Migros et par Repubblica e Stato del Canton Ticino DECS – Fonds SwissLos.
Enfin, la production de les installations de l’artiste Jean-Gabriel Cruz a été soutenu par le Fonds cantonal d’art contemporain du canton de Genève.

Andrea Marioni
la rada
via della Morettina 2, Locarno
opening: Friday 10 February, h.6pm

– scroll down for english text –

Andrea Marioni ha passato nove mesi per l’Europa, due dei quali in Grecia, in cui ha visitato diversi campi di accoglienza per rifugiati e vissuto per un po’ di tempo in alcuni in essi. I perché di questo periplo sono, come spesso in questi casi, molteplici; le motivazioni, sfocate. Ma ha poi davvero importanza, capire cosa spinge un individuo ad interrogarsi sul suo presente, al voler toccare con mano una situazione che sa esistere, ma della quale non ha esperienza diretta? L’importante, se proprio si vorrà trovare, è come questo viaggio, plasmando chi lo intraprende, viene poi trasmesso e comunicato ad altri. Nasce così un primo capitolo dal nome Ekonization – Hello my friend, dedicato al periodo che il giovane artista ticinese ha trascorso a Eko.

Eko camp o Eko station, a Polikastro nei pressi di Idomeni, era un campo informale, indipendente, gestito da un gruppo di volontari internazionali. Eko e i suoi abitanti, profughi e non, ha “colonizzato” il sentire e il vedere di Marioni, la sua stessa consapevolezza di sé e del mondo. Il titolo di questa mostra, Ekonization – Hello my friend, presenta la crasi di Eko e “colonization”; colonizzazione che vale non solo come appena detto, sul piano personale, ma anche, in senso specifico, riferita alla vita nel campo, insistendo sull’aspetto antropologico della creazione di comunità come quella di Eko, che hanno come inno la frase “Hello my friend”.

Ekonization – Hello my friend rifiuta l’estetica stereotipata legata al consueto immaginario del campo profughi, negando qualsiasi aspetto documentario ai fatti vissuti. Andrea Marioni ci invita a lasciarci colonizzare da Eko attraverso oggetti e riferimenti attinti alla realtà, ma sui quali ciascuno può costruire la propria storia: interrogandosi e interrogandoci sul senso dell’azione umanitaria e sul ruolo dell’artista di fronte alla tragedia, Marioni dà voce a coloro che tutto il mondo tratta con disuguaglianza, restituendo dignità a chi è consapevole di averla, ma di non vederla riconosciuta.

La mostra, che apre venerdì 10 febbraio alle ore 18 alla rada a Locarno, sarà visibile fino all’11 marzo, ed è curata da Riccardo Lisi con la collaborazione di Elisa Rusca, che ne firma il testo di sala.

Il finissage di sabato 11 marzo vedrà anche una conferenza-performance di Andrea Marioni, dalle ore 18.45.
Il progetto è stato supportato dall’associazione Let It Happening.
Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.

ASSEMBLEA ANNUALE LA RADA

Ma già sabato 4 febbraio, dalle ore 17, è possibile partecipare all’assemblea ordinaria annuale della rada. La rada continua a perseguire un percorso di sviluppo, anche partecipando dall’inizio al progetto del Forum socio-culturale del Locarnese, che presto darà vita a un polo culturale presso la ex Casa d’Italia – sempre a Locarno – dove nascerà anche una residenza artistica dotata di un grande atelier, impiegabile come sala espositiva ulteriore. Va precisato che la rada proseguirà comunque le sue attività nella sede dove si trova da 25 mesi, presso lo stabile Swisscom, Un’attività costante e fitta, che vedrà anche nel 2017 otto esposizioni di arte contemporanea, tutte prodotte dalla rada.

– english text –

Andrea Marioni spent nine months around Europe, two of which in Greece, where he visited several refugee camps and occasionally lived in some of them. As often in these cases, the reasons of this circumnavigation are many, and its motivations are blurry. Yet is it really important to understand what drives an individual to question its present, wanting to see with his own eyes a situation, which existence exists, but that he has no direct experience of? The clue point it is how this trip, shaping the one who is taking it, is then transmitted and communicated to others. Ekonization – Hello my friend is the first chapter, dedicated to the period that this young artist from Ticino spent at Eko.

Eko camp, or Eko station, in Polikastro near Idomeni, was an informal independent field, run by a group of international volunteers. Eko and its inhabitants – refugees and not – has “colonized” the feeling and the vision by Marioni, his own awareness of himself and the world. The title of this exhibition, Ekonization – Hello my friend, presents the portmanteau of Eko and “colonization”; colonization that is not only approached on a personal level, but also, in a specific sense, refers to the life in the field, insisting on the anthropological creation of communities such as Eko, that have as a hymn the phrase “Hello my friend”.

The project rejects the stereotypical aesthetics linked to the usual imagery of the refugee camp, denying any documentary aspect of the experience. Andrea Marioni invites us to let be colonized by Eko through objects and references drawn from reality, but on which everyone can build his own story: inquiring and questioning the meaning of humanitarian action and the artist’s role in the face of tragedy, Marioni gives voice to those around the world dealing with inequality, restoring dignity to those who are aware of it, but do not recognize it.

The exhibition will open on Friday the 10th of February at 6pm at la rada in Locarno and will be visible until March the 11th. It is curated by Riccardo Lisi, in collaboration with Elisa Rusca, who wrote the text.

On the closing event on Sunday the 11th of March la rada will host a conference-performance by the artist (from 6.45pm).
The project is supported by the association Let It Happening.
Opening times: Thursday till Saturday 2pm – 7pm and by appointment.

LA RADA ANNUAL ASSEMBLY

Already Saturday, February 4, since 5pm, you can attend the annual general assembly of la rada. La rada continues to pursue a development path, also participating since its beginning in the project of the Socio-cultural Forum of Locarno Region, that soon will create a cultural center at the former Casa d’Italia – always in Locarno – where will born an artistic residency equipped with a large atelier, usable as an additional exhibition hall. It should be noted that la rada however continues its activities in the location where it is since 25 months ago, at the Swisscom stable. A firm and dense activity, which in 2017 will also see eight exhibitions of contemporary art, all produced by la rada.

Michele Lombardelli, Giancarlo Norese, Luca Scarabelli
vernissage: venerdì 16 dicembre 2016, ore 18
con UNTITLED NOISE live concert alle 19

@la rada
via della Morettina 2, Locarno

Subito dopo i festeggiamenti del suo ventennale, la rada (via della Morettina 2, Locarno) apre venerdì 16 dicembre alle ore 18 l’esposizione Welcome! che unisce le opere di tre artisti italiani legati tra loro anche per medesima appartenenza generazionale: Michele Lombardelli, Giancarlo Norese e Luca Scarabelli.

In una logica di accoglienza, anche tra gli artisti stessi, l’esposizione può apparire una sovrapposizione di tre mostre personali da parte di autori con percorsi e poetiche a volte tra loro vicine, altre lontane.

Il benvenuto del titolo apre il recinto dei significati, ma anche delle possibilità delle relazioni fra le opere: l’isola della forma circondata dai confini del senso, come un mare di cui abbiamo perduto le carte per navigarlo, e l’opera è lì come un faro forse capace di illuminare la navigazione al visitatore.

Le opere in mostra sono risultato dell’agire sociale, in parte, o sguardo impreciso su un universo incompiuto, ma unico. Un’azione sociale è insita in un significato primario del titolo dell’esposizione: una riflessione su quantità e qualità dei processi di accoglienza dei migranti, ma visti qui con uno sguardo eterodosso verso gli svizzeri residenti in Italia.

Uno degli artisti, Giancarlo Norese, impiegherà oggetti trovati o portati in senso “esoterico”, opere realizzate sul posto ed altre frutto di collaborazioni con artisti lontani, come l’iraniana Shervin Kianersi Haghighi. Il caso, il genius loci e l’istinto del singolo artista – come spesso avviene – figureranno dunque come fattori compositivi di un allestimento lieve e giocoso, con richiami tra le singole opere, rimbalzi di senso tra un artista e l’altro.

Gli artisti lavoreranno anche con un regime simbolico “in economia”, come se ci fosse un’etica sottrattiva del senso. I lavori esposti fanno riferimento a significati inconsci collettivamente condivisi, che riguardano la sfera personale e che interagisce con quella sociale intersoggettiva.

Con opere improntate alla differenza e alle ricerche individuali, si cercherà e si individueranno nella mostra sinergie e connessioni.

Nei lavori di Luca Scarabelli emergono in forma pura concetti quali l’idea del fallimento, l’estetica del quotidiano, l’abbandono, il residuo della visione. Recentemente la sua ricerca riguadagna l’attesa, il movimento colto nel momento del suo arresto – il concetto di stillstand in Walter Benjamin e di inframince in Marcel Duchamp, come anche il surplace, la paradossale strategia impiegata nel ciclismo di velocità su pista, in cui si cerca di vincere restando immobili sulla pista più a lungo dell’avversario.

Infine Michele Lombardelli – che esporrà dipinti e xilografie ad olio – come ha scritto Rossella Moratto “lavora per riduzione, arrivando, anche in presenza di figurazione, ad esiti che conservano decise ambiguità di lettura, che provocano il dubbio e perfino una condizione di disagio” ed è vicino a Samuel Beckett “oltre che per il senso di drammatica attesa, di collasso imminente […] anche per l’urgenza espressiva, per la necessità di dire, dipingere, suonare”.

Infatti Lombardelli e Scarabelli operano anche nella sperimentazione musicale elettronica come duo, con il nome untitled noise, e la sera del vernissage eseguiranno un concerto dal vivo alle 19, sempre con ingresso libero, nel Teatro dei Fauni, di fianco alla rada.

L’esposizione sarà aperta fino a sabato 14 gennaio dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento. Sarà visitabile anche il 24 dicembre ed il 6 gennaio, mentre sarà chiusa il 31 dicembre.

incontro pubblico tra gli spazi indipendenti di arte contemporanea in Svizzera italiana
ed esposizione delle edizioni realizzate dall’associazione la rada nei suoi vent’anni.

domenica 4 dicembre 2016, ore 16
segue aperitivo
@ la rada, via della morettina 2, locarno

diretta video dell’incontro a questo link:
diretta video dalla rada, Locarno

Il 1996 fu un anno importante nell’ambito della scena mutevole degli spazi culturali alternativi e indipendenti in Ticino.
A Locarno fu significativa la creazione della rada – poco dopo divenuta associazione – da parte della mediatrice culturale e giornalista Tina Stolz che la pensò come spazio culturale sperimentale e come casa editrice di poesia ed arte.
La prima sede era nella città vecchia di Locarno dove il 9 marzo 1996 si svolse il primo evento, l’apertura di un’interessante esposizione fotografica che induceva a riflettere sulla percezione spaziale e metavisiva da parte di bambini ipovedenti.
Subito la rada ebbe un suo pubblico – anche giovane – e le attività si moltiplicarono. Furono esplorati ampiamente territori come la poesia visiva e la poesia orale, con appassionanti festival internazionali e pubblicazioni particolarmente curate, grazie anche alla collaborazione di ottimi stampatori, e poi concerti d’improvvisazione musicale e spettacoli di danza e teatro.
Le esposizioni d’arte contemporanea erano a quell’epoca solo una componente dell’ampia offerta che la rada metteva a disposizione del pubblico locarnese.
Fu solo nel 2004, nella quarta sede e con la nuova direzione da parte del giovane Noah Stolz, che esse divennero l’ambito specifico di questo spazio culturale indipendente.
Con un’attività costante venne scelto di orientare l’attività espositiva verso ciò che di nuovo si stesse manifestando nella scena svizzera, ma non solo, e di far assumere alla rada le caratteristiche di una Produzentengalerie, lavorando dunque per il reperimento di fondi necessari a produrre opere ed allestimenti spesso complessi tra cui, come è noto, i film d’arte.
Due costanti hanno caratterizzato la rada: l’assenza di scopo lucrativo nelle sue attività e le difficoltà di avere una sede funzionale e stabile, forse superate finalmente con l’attuale quinta sede.
Da febbraio 2012 il direttore è Riccardo Lisi, che si era formato con un’intensa attività curatoriale nei primi anni 2000 presso il centro culturale la fabbrica, a Losone.
Negli ultimi anni la rada ha potuto sviluppare un’ampia ricognizione della giovane scena svizzera emergente, grazie all’ottenimento – per 4 anni su 4 – di contributi specifici erogati da Pro Helvetia agli spazi indipendenti. Ciò ha permesso di intensificare la presentazione di progetti espositivi da parte di artisti ticinesi e soprattutto ha dato al programma annuale una strutturazione organica e non basata su eventi ed occasioni singole.

Prima che finisca il 2016 è importante ricordare ciò che Tina Stolz creò vent’anni fa.
Sarà un evento triplice: domenica 4 dicembre dalle ore 16, nella sede stabile in via della Morettina 2, si potrà vedere in ufficio l’intera produzione editoriale e di multipli realizzata dalla rada, per poi visitare per il suo finissage l’eclatante esposizione Fernweh di Anna Choi (Seul, 1979).
E soprattutto, appunto dalle ore 16, all’interno dell’esposizione si svolgerà l’incontro pubblico aperto a tutti tra gli spazi indipendenti d’arte contemporanea della Svizzera italiana.

All’inizio Tina Stolz ricorderà i primi passi della rada ed il suo posizionamento “altro” rispetto agli spazi istituzionali, poi Noah Stolz ci illustrerà le ragioni di uno sviluppo specifico nell’ambito dell’arte contemporanea in un contesto come quello locarnese.

Perché oggi è importante l’arte contemporanea – ed in generale il “contemporaneo”? Lo sono sempre nella stessa misura? O qualcosa è cambiato?

Che ruolo hanno gli spazi che non sono né galleria commerciale, né istituzione pubblica, nell’innervare il tessuto culturale di un territorio come quello della Svizzera italiana? Possono giungere ad essere considerati come veri e propri spazi di ricerca e di produzione culturale nel territorio?

Quali sinergie possono attivarsi tra i vari spazi esistenti, nonostante evidenti differenze strutturali e nell’orientamento culturale tra loro?

E quali spazi son nati da poco o stanno per nascere – e saranno chiaramente benvenuti?

Domenica 4 dicembre alle 4 di pomeriggio alla rada la scena degli spazi indipendenti della Svizzera italiana dialoga e si racconta. E poi fa l’aperitivo assieme, nell’atrio della rada.

Pur non essendo questa la sede per dar luogo ad un vero e proprio simposio, tenteremo di offrire qualche riflessione riguardo al futuro del sempre più fitto e variegato network culturale del nostro cantone. Oltre a festeggiare insieme ed a permettere interventi spontanei – in un dialogo tra chi anima i singoli spazi e chi li frequenta come spettatore o come artista – abbiamo chiesto la partecipazione di varie personalità dell’ambiente culturale ticinese.

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@la rada – via della Morettina 2, Locarno
12 novembre – 4 dicembre 2016

Dal 12 novembre al 4 dicembre 2016, la rada – spazio indipendente d’arte contemporanea sito a Locarno – ospita l’esposizione Fernweh, mostra personale di Anna Choi, artista sud-coreana cosmopolita, che da Seul ha scelto di andare a vivere prima a Londra e poi in Alto Ticino.

Il titolo potrebbe essere tradotto in “voglia di girovagare”, attitudine che l’artista interpreta nella vita – svoltasi in più nazioni – ma soprattutto nell’immaginare una mostra in cui va oltre la disciplina artistica da lei finora più seguita, la pittura, cercando di riproporre la propria ricerca artistica ed adattando il proprio lavoro allo spazio espositivo della rada.

Infatti Anna Choi parte da una pratica pittorica approfondita che, in alcune opere, fa intravedere le sue origini culturali: tracce di calligrafia che sembrano sfumare in un espressionismo astratto, che però contrasta volutamente con forme geometriche precise e pure.

L’esposizione si compone interamente di opere nuove di Anna Choi, che ha scelto di situare forme quadro – peraltro non definibili come tradizionali – in un’installazione ambientale composta anche da colonne e cortine, in cui impiega tessuti fino a renderli elementi scultorei, ma non rigidi, quanto invece misteriosi. Un ruolo importante è svolto da un materiale come il morbido velluto, evocativo assieme di lusso e lussuria.

In queste opere Anna Choi riprende anche elementi della propria esperienza di vita, che – come per ognuno – è punteggiata di coincidenze, di casi occorsi anche nel suo girovagare. Coincidenze che fanno sì che lei ora sia qui ed esponga alla rada.

Nelle due sale espositive si svilupperà un dialogo tra opere dimensionalmente importanti, in un contrasto netto di cromatismi studiato, non confuso, quasi strutturalista.

Il vernissage si svolgerà eccezionalmente di sabato, il 12 novembre dalle 18.00 in poi.

Una performance pensata ad hoc dall’artista si svolgerà nella sera di inaugurazione, alle 19.

L’indomani, domenica 13 dalle 17.30, la mostra ospiterà invece la performance del musicista e compositore Paolo Tarsi, che con sintetizzatore e loop machine interpreterà brani del suo ultimo disco, Furniture Music for New Primitives, ispirato al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs.

L’esposizione resterà aperta fino a domenica 4 dicembre, sempre ad ingresso gratuito.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.
Ringraziamo calorosamente MACT/CACT (Bellinzona) e Tognetti Auto (Gordola ed Ascona).
Il programma annuale della rada è supportato dalla Repubblica e Stato del Canton Ticino (DECS – fondi Swisslos).

 

// ENGLISH TEXT //

 

From the 12th of November until the 4th of December 2016, la rada -independent space for contemporary art in Locarno- hosts Fernweh, a solo show by Anna Choi, cosmopolitan South Korean artist from Seoul, who has chosen to live in London and currently in the Upper Ticino.

Fernweh can be translated into “wanderlust”, an attitude that the artist both has in the approach of her life -as she has been living in several countries- and into imagining an exhibition in which she goes beyond her main practice, which is painting and attempts to show her research and adapting her works to the space of la rada.

Indeed Anna Choi starts from a deep painting practice which especially in some of her works let glimpse her cultural heritage: traces of calligraphy seem to be fading in abstract expressionism which deliberately clashes with pure and accurate geometric shapes.

The exhibition includes only new works by Anna Choi, who has chosen to set paintings -not definable as traditional- in an environmental installation with columns and curtains, in which tissues are used as sculptural, rather mysterious elements. An important role is played by the velvet, a soft fabric that evokes both luxury and lust.

In these works Anna Choi also includes elements of her own life experience, which -like also for everybody- is dotted by coincidences and cases that occurred in the wandering. And it is a coincidence that brought her here, now, to have her show at la rada.

In the two exhibition rooms Anna Choi develops a dialogue between big scale works, in a sharp and yet accurately scripted contrast of colors, which is not indistinct but almost to be considered as structuralist.

The opening will take exceptionally place on Saturday the 12th of November from 6pm onwards.

A performance designed specifically by the artist will be held on the opening evening, at 7pm.

On the next day, Sunday the 13th from 5.30pm, the exhibition will host the performance of the musician and composer Paolo Tarsi, who with synthesizer and loop machine will play tracks from his latest album, Furniture Music for New Primitives, based on the novel Cities of the Red Night ( 1981) by William S. Burroughs.

The exhibition will be open until Sunday the 4th of December always with free admission.
Opening hours: from Thursday to Sunday, from 2pm to 7pm, and by appointment.
We warmly thank MACT / CACT (Bellinzona) and Tognetti Auto (Gordola and Ascona).
The annual program of la rada is supported by the Republic and Canton of Ticino (DECS – Swisslos funds).

Furniture Music for New Primitives, il disco omaggio a Burroughs
dal vivo domenica 13 novembre alle 17.30
@rada, Locarno

Furniture Music for New Primitives (musica d’arredamento per nuovi primitivi) è il titolo dell’ultimo lavoro del musicista e compositore Paolo Tarsi pubblicato per la collana POPtraits Contemporary Music Collection di Cramps Music e l’etichetta Rara Records. Accolto unanimemente dalla critica come uno dei dischi più belli degli ultimi mesi (articoli su Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Libero, Panorama, Blow Up, Mucchio Selvaggio, Rumore, Rockerilla, Buscadero, Artribune, OndaRock, etc.), il concept dell’album ruota attorno al romanzo Le città della notte rossa (1981) di William S. Burroughs, primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali.

L’uscita segna un ritorno alle origini del minimalismo e come il precedente Dream in a landscape (Trovarobato Parade) vede dialogare piani sonori differenti tra loro in un percorso arricchito dalla presenza di tantissimi ospiti (Paolo Tofani degli Area, Enrico Gabrielli e Sebastiano De Gennaro, Junkfood 4tet, Roberto Paci Dalò, Gianni Giudici, Quartetto Maurice, etc.). Ad incontrarsi questa volta sono reminiscenze ambient e rock sperimentale, avant jazz e improvvisazione da cui prende forma un collage sonoro che si arricchisce di tantissimi riferimenti. Da John Cage agli Steely Dan, passando attraverso il cut-up burroughsiano con omaggi ai Pink Floyd e alla Pop Art di Roy Lichtenstein. Per il titolo l’album prende spunto dalla traduzione in inglese di musique d’ameublement, l’espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente significa “musica da arredamento”, talvolta tradotta con “musica da tappezzeria”) anticipatrice concettualmente dell’ambient music di Brian Eno. Ma non solo. È al tempo stesso specchio e metafora di un mondo, quello in cui viviamo, completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature virtuali che sembrano muoversi come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo.

L’album è stato molto apprezzato da Rado ‘Bob’ Klose dei Pink Floyd e da Miro Sassolini – ex cantante dei Diaframma, una delle voci più amate della new wave italiana – che dopo averlo ascoltato ha coinvolto il musicista senigalliese nella realizzazione del brano ‘L’attesa del canto’ in collaborazione con Gianni Maroccolo, straordinario bassista della scena fiorentina degli anni ’80 e oltre (Litfiba, CSI).

Paolo Tarsi (loops, synthesizer) ha preso parte in veste di interprete/compositore a perfomance presentate in aeroporti, loft, gallerie e musei d’arte contemporanea quali il Maxxi (Roma), Centro Arti Visive Pescheria (Pesaro), Marcovaldo (Parigi) e in luoghi di culto della musica contemporanea come lo Spectrum di New York. Ha realizzato inoltre lavori per il cinema, video-opere, e installazioni per la filmArche di Berlino, Herbert Art Gallery & Museum di Coventry (UK) e il Musma di Matera. Collabora con musicisti dell’attuale scena elettronica, jazz, rock e hip hop provenienti da formazioni quali Afterhours, Area International POPular Group, Calibro 35, Litfiba, Diaframma, CSI, CCCP, Zona MC, Fauve! Gegen A Rhino, etc. Nel 2015 pubblica l’album “Dream in a landscape” (Trovarobato Parade) seguito da “Furniture Music for New Primitives” (Cramps/Rara Records) sugli scritti di William S. Burroughs. Atteso per la fine del 2016 il nuovo EP dal titolo “Petite Wunderkammer” (Coward Records).

Rafael Kouto & Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl
@la rada – via alla Morettina 2, Locarno
30 settembre – 23 ottobre 2016

 

“C’è, tra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come sono veramente – come sono per gli altri. Lo sento.” (F. Pessoa)

Dal 30 settembre al 23 ottobre 2016, la rada – spazio indipendente d’arte contemporanea sito a Locarno – ospita la mostra Sê plural como o universo!, una collettiva che accoglie artisti ticinesi e non: Rafael Kouto in collaborazione con Simone Cavadini, Rachele Monti, Massimiliano Rossetto, Giulia Rossini e Motu Christian Steyrl (Austria). Un progetto ideato e curato da Carolina Sanchez.

Sê plural como o universo! vuole percorrere sentieri alternativi, lontani dai canoni tradizionali della rappresentazione. Recuperando il celebre aforisma di Fernando Pessoa che marca il tratto distintivo del poeta portoghese – l’eteronomia dei personaggi, degli stili e delle ispirazioni – gli spazi della rada si aprono a vari medium: fotografia, collages, moda, musica ed installazione. Un incontro di menti fresche, di sguardi che interpretano e concepiscono a loro modo il leitmotiv della mostra: il rapporto tra natura e uomo, come esso influisce sulla percezione di questi artisti.

Uomo e natura: due mondi da sempre combinati; uno all’interno dell’altro, in un continuum di interdipendenza – di dipendenza e indipendenza. La natura, il gigante che influisce sull’uomo che egli lo voglia o no: sopravvivenza, ambiente, atmosfera, umore. Il mondo è percepito da ogni essere nei suoi mille colori, secondo una propria palette cromatica. Ognuno ne custodisce una visione, legata indissolubilmente alla propria sensibilità. Questo universo si manifesta in fenomeni che appaiono e svaniscono in un secondo, lasciando libera interpretazione, seppur distorta, alla nostra percezione. Manifestazioni che si cingono ai sentimenti, ai sogni, alle paure e alle visioni. Si condensano interiormente e sono assimilati; e possono essere espressi, trasmessi, proiettati in molteplici modi. Gli interventi artistici costituiranno un insieme eterogeneo: sinergie diverse dialogheranno fra loro attraverso canali sensoriali, rimandandosi le une alle altre in alcune sfumature e riconducendoci ad una natura composita. Il suono creato per l’occasione da Alessandro Passerini (WAEV) avvolgerà e favorirà il misticismo che si vuole creare in questo allestimento: un percorso scandito dal confronto cromatico, da buio e luce, da densità ed asepsi. Incuriosire, mostrare nuove ricerche e sviluppi che si rapportano a quel grande universo che lega l’essere vivente alla natura, creando così un viaggio sensoriale attraverso i loro universi.

Questo progetto s’inscrive nel programma “È terribile: siamo così giovani ed abbiamo già scordato tante cose!”, dedicato agli artisti emergenti svizzeri e curato da Riccardo Lisi, con il sostegno di Pro Helvetia.

Il vernissage si svolgerà venerdì 30 settembre dalle 18.00 in poi.
L’esposizione resterà aperta fino a domenica 23 ottobre.
Orari di apertura: dal giovedì alla domenica, dalle 14.00 alle 19.00, e su appuntamento.

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