Selbst (Simon Ledergerber, 2019) |
the sculpture is shown inside Vibrating Zone


a video about the production process of Selbst, sculpture by Simon Ledergerber, 2019.

the sculpture is shown inside Vibrating Zone, exhibition at la rada (Locarno), until November 9th, 2019.

delphine chapuis schmitz // simon ledergerber
curators: carolina sanchez // lisa lee benjamin

@la rada, via della morettina 2, locarno

…Life happens in a vibrating zone between crystallization and dissolution …or in other words between pure radiation and cristallized form…

(scroll down for the English and German text)

Venerdì 11 ottobre, alle ore 18.30, la rada (via della Morettina 2, Locarno) è lieta di presentare un’esposizione che coinvolge due artisti di diversa estrazione: Delphine Chapuis Schmitz e Simon Ledergerber.
“….La vita avviene in una zona vibrante tra cristallizzazione e dissoluzione…. o in altre parole tra radiazione pura e forma cristallizzata…”
Gli artisti sono stati invitati a riflettere sulle parole dello scienziato Alexander Lauterwasser e di interpretarlo secondo la propria poetica. Questo frammento è il seme della conversazione, dell’effimero e della temporalità, e di come l’uomo e il mondo esistono in un flusso costante e lottando per rimanere se stessi e per cambiare. I due artisti in mostra danzano tra elementi di aria, acqua, terra e fuoco, entrambi lasciando residui di azione - uno nella materia e l’altro nella parola. Le opere galleggiano quali frammenti nella nostra immaginazione e nella contemplazione, come forme che trascendono e si sono evolute in altro.
Chapuis Schmitz è un artista testuale che lavora con l’appropriazione di spazio, media, testo e circostanze esistenti. Ha una straordinaria sensibilità e capacità di svelare l’invisibile e gli intermezzi attraverso le forme che mostra, le narrazioni che offre e la sua dissoluzione linguistica.
Ledergerber, scultore di forme e idee, lavora su larga scala con un ampio vocabolario di media e materia. La sua passione sta nel cambiamento intrinseco delle forme. Gioca costantemente invertendo, distorcendo e trasformando i materiali, creando esperienza dello spazio in una dimensione intima.
Lavori distinti che si richiamano a vicenda, generando così nella propria individualità una sorta di lavoro condiviso e interdisciplinare. Grazie per unirvi in questo lavoro comune e transdisciplinare.
Vernissage
Venerdì 11 Ottobre 2019: 18.30
Reading
Sabato 12 Ottobre 2019: 14.00
La mostra è curata da Carolina Sanchez e Lisa Lee Benjamin.
Si ringraziano Repubblica e Canton Ticino - Fondi Swisslos, Pro Helvetia, Erna und Curt Burgauer Stiftung, Canton Zurigo, We are Nature Verein e Martin Mur per il progetto grafico.
12 Ottobre - 9 Novembre 2019
gio - sab: 14.00-19.00 o su appuntamento. Entrata libera.

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Friday 11th October at 6.30 pm, la rada (via della Morettina 2, Locarno) is delighted to present a duo show which involves two established artists from different extraction: Delphine Chapuis Schmitz and Simon Ledergerber .
“…Life happens in a vibrating zone between crystallization and dissolution ….or in other words between pure radiation and cristallized form….”
The artists were asked to reflect on the above text written by the scientist Alexander Lauterwasser and interpret it within their own poetics. The fragment was seed of the conversation, one of ephemerality and temporality, as we and the world exist in a constant flux, wrestling to stay the same and to change. The two artists dance between elements of air, water, earth and fire, both leaving remnants of action — one of material and one of words. The pieces float as fragments in our imagination and in contemplation as two forms which have transcended and evolved into another. Delphine, is a textual artist who works with the appropriation of space, media, text and existing circumstances. She has an extraordinary sensitivity and ability to reveal the invisible intermezzo of spaces through the forms she displays, the narratives she offers and her linguistic dissolution.
Simon Ledergerber, a sculptor of form and ideas, works on a large scale with a broad vocabulary of media. His passion lies in the intrinsic change of forms. He plays constantly by inverting, distorting, and transforming materials, creating experience of space in an intimate dimension.
Thank you for joining us in this shared and transdisciplinary work.
Opening - Friday 11th October 2019, 6.30 PM
Reading - Saturday 12th October 2019, 2.00 PM
The show is curated by Carolina Sanchez and Lisa Lee Benjamin.
This exhibition can be visited until the 9th November.
Thanks to Repubblica e Canton Ticino - Fondi Swisslos, Pro Helvetia, Erna und Curt Burgauer Stiftung, Kanton Zürich, We are Nature Verein and Martin Mur for visual and graphic design.
12th October - 9th November 2019
Thursday - Saturday: 2-7 pm or on appointment. Free entry.

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Am Freitag, den 11. Oktober um 18.30 Uhr, freut sich la rada (via della Morettina 2, Locarno), eine Duo-Show zu präsentieren, an der zwei etablierte Künstler unterschiedlicher Herkunft beteiligt sind: Delphine Chapuis Schmitz und Simon Ledergerber.
"…Das Leben geschieht in einer vibrierenden Zone zwischen Kristallisation und Auflösung ….oder mit anderen Worten zwischen reiner Strahlung und kristallisierter Form….."
Die Künstler wurden gebeten, über den oben genannten Text des Wissenschaftlers Alexander Lauterwasser nachzudenken und in ihrer eigenen Poetik zu interpretieren. Das Fragment, war der Keim des Gesprächs, eines der Vergänglichkeit und Zeitlichkeit, da wir und die Welt in einem ständigen Wandel und Ringen um das Gleiche und die Veränderung stehen. Die beiden Künstler tanzen zwischen Elementen aus Luft, Wasser, Erde und Feuer und hinterlassen dabei Überreste von Taten - eines aus Material und einem Wort. Die Stücke schweben als Fragmente in unseren Vorstellungen und in der Kontemplation als zwei Formen, die transzendiert und zu einer anderen entwickelt wurden.
Delphine, ist eine Textkünstlerin, die sich mit der Aneignung von Raum, Medien, Text und bestehenden Gegebenheiten beschäftigt. Sie hat eine außergewöhnliche Sensibilität und Fähigkeit, das unsichtbare Intermezzo der Räume durch die von ihr dargestellten Formen, angebotenen Erzählungen und sprachlichen Auflösungen zu enthüllen.
Simon Ledergerber, ein Bildhauer für Form und Ideen, arbeitet in großem Stil mit einem breiten Medienvokabular. Seine Leidenschaft liegt in der inneren Veränderung der Formen.
Er spielt ständig, indem er Materialien umkehrt, verzerrt und transformiert und so Raumerfahrungen in einer intimen Dimension schafft.
Vielen Dank, dass Sie sich uns bei dieser gemeinsamen und interdisziplinären Arbeit anschließen.
Eröffnung - Freitag 11. Oktober 2019, 18.30 UHR
Lesung - Samstag 12. Oktober 2019, 14.00 UHR
Diese Ausstellung kann bis zum 9. November besucht werden.
Kuratiert wird die Show von Carolina Sanchez und Lisa Lee Benjamin.
Dank der Repubblica e Kanton Tessin - Fondi Swisslos, Pro Helvetia, Erna und Curt Burgauer Stiftung, Kanton Zürich, sind wir Naturverein und Martin Mur für visuelle und grafische Gestaltung.
11. Oktober - 9. November 2019
Donnerstags - Samstags: 14-19 Uhr oder nach Vereinbarung. Freier Eintritt.

Vera and her art-friendly spaces

video directed by Radiana Basso and produced by la rada (February 2019) for alternativeartguide.com and the Supermarket art fair (Stockholm, April 2019)

monica mazzone // marta ravasi
curator: valentina negri

@la rada, via della morettina 2, locarno

Modern art, suffering from a permanet tendency to the constructive, an obsession with objectivity, stand isolated and powerless in a society which seems bent on its own destruction” (John Reed Club, 1932)

(scroll down for the English text)

La rada, spazio indipendente di Locarno, sabato 30 marzo alle 18 aprirà Regular Dreams, esposizione che ospita i lavori di Monica Mazzone e Marta Ravasi, curata da Valentina Negri.

Regular Dreams è stata pensata come dialogo tra i linguaggi delle produzioni delle due artiste, dove la geometria e la razionalità di Monica si confronta con la ricerca pittorica emotiva di Marta.

L’apparente disparità e diversità tra le produzioni sono sottese al tentativo ossessivo di ricerca della perfezione e della trasposizione materiale delle idee (tormentate) che accompagnano le artiste nella vita quotidiana.

Il lavoro di Monica Mazzone è frutto della ricerca che lei stessa conduce a partire dall’analisi della geometria e dalle regole che la governano; il fine è quello di traslare visivamente il pensiero che unisce spazio e opera sotto una sola identità, in un processo geometrico con delle regole precise, nella segreta aspirazione di creare una sorta di linguaggio visivo universale. L’applicazione di questo processo è esteso anche alle emozioni: Monica tenta di razionalizzarle e renderle comunicabili, dando così forma alla connessione fra sé stessa e lo spazio in cui si trova.

I risultati si materializzano, dunque, in sculture di alluminio dalle linee definite e armoniche che giocano sui dualismi pieno-vuoto, pesante-leggero; in certi casi sono accompagnate da pitture, superando e fondendo l’idea di scultura e pittura, bidimensionalità e tridimensionalità, dove – secondo Monica – “L’umanità trova la sua centralità in discipline come la matematica e la geometria, erroneamente ritenute spersonalizzanti”.

Per Marta Ravasi il punto di partenza è un’immagine figurativa che viene da lei manipolata nel tentativo di comprenderla e impossessarsene, occultandola e restituendola a chi guarda in una natura diversa.

Il flusso immaginativo emerge da oggetti ed eventi del tutto casuali, che esercitano su Marta un’ossessione che diviene necessità di rappresentazione; la trattengono e la respingono allo stesso tempo e la relazione con la pittura diventa un’esigenza espressa attraverso un tratto leggero e per certi versi effimero ma denso di significato, un processo definito da Marta come “portare avanti un flusso, far maturare qualcosa, è una serie di conseguenze mentali e fisiche. È il risultato di scelte imprevedibili”.

I colori si sovrappongono e si miscelano su vari livelli, creando cromatismi complessi dal carattere malinconico, difficili da ricreare e le tele suggeriscono sensazioni che oscillano tra l’intimità e il distacco.

Si tratta della prima esposizione svizzera per entrambe le artiste e sarà visibile fino al primo maggio dal giovedì al sabato dalle 14 alle 19, con ingresso libero, e su appuntamento tutti i giorni, anche festivi, in via della Morettina 2, a Locarno. Apertura speciale anche i pomeriggi di Pasqua, lunedì di Pasqua e primo maggio.

Per informazioni e appuntamenti: riccardo.lisi@larada.ch | +41 76 4391866 | +39 320 4866373.

Monica Mazzone. Nata a Milano nel 1984, vive e lavora tra Milano e New York.

Ha esposto in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero, tra cui: NARS Foundation e The Border New York, Studio Maraniello Milano, Palazzo Reale Milano, MARS Milano, Merkur Gallery Istanbul, Galleria Giuseppe Pero Milano, Fabbrica del Vapore Milano, Fondazione Bandera Busto Arsizio, Satzyor Gallery Budapest, Museo Arte Contemporanea Lissone. Monica ha inoltre al suo attivo progetti curatoriali ed è membro attivo della redazione della rivista d’arte “E IL TOPO”.

Marta Ravasi. Nata a Lecco nel 1987, vive e lavora a Locarno.

Ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e ha conseguito un MA in Fine Arts presso UAL, al Wimbledon College of Arts di Londra. Tra i suoi progetti la mostra personale: Violette di Marte, Fanta Spazio, Milano, 2017; finalista al Menabrea Art Prize, 7th Edition, Roma, 2018; la pubblicazione Paradise Parade – In my computer, Photodump, Link Editions, 2016.

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Regular Dreams will open on Saturday the 30th of March at 6 pm at la rada, independent space in Locarno, the exhibition features works by Monica Mazzone and Marta Ravasi, curated by Valentina Negri.

Regular Dreams was conceived as a dialogue between the languages productions of the two artists, where Monica’s geometry and rationality is faced with Marta’s emotional pictorial research.

The apparent disparity and diversity between the productions are underlying the obsessive attempt to seek perfection and the material transposition of the (tormented) ideas that accompany the artists in their daily lives.

Monica Mazzone’s work is the result of her own research starting from the analysis of geometry and the rules that govern it; the aim is to visually translate the thought that unites space and work under a single identity, in a geometric process with precise guidelines, in the secret ambition to create a sort of universal visual language. The application of this process is also extended to emotions: Monica tries to rationalize and make them communicable, thus giving shape to connection between herself and the space in which to operate.

The results are materializing in aluminum sculptures with defined and harmonics lines that play on dualisms full-empty, heavy-light. In some cases they are accompanied by paintings, overcoming and merging the idea of sculpture and painting, two-dimensionality and three-dimensionality, where – according to Monica – “Humanity finds its centrality in disciplines such as mathematics and geometry, mistakenly considered depersonalizing”.

For Marta Ravasi, the starting point is a figurative image that she manipulates in an attempt to understand it and take possession of it, hiding it and returning it back to the viewer in a different nature.

The imaginative flow emerges from completely random objects and events, which exercise on Marta an obsession that becomes a need for representation; they hold her back and reject her at the same time and the relationship with painting becomes a need expressed through a light and in some ways ephemeral but full of meaning line, a process defined by Marta as “carrying on a flow, maturing something, it is a series of mental and physical consequences. It is the result of unpredictable choices”.

The colours overlap and mix on various levels, creating complex shades by the nature, difficult to recreate and the canvases suggest feelings that oscillate between intimacy and detachment.

This is the first Swiss exhibition for both artists and will be visible until the 1st of May from Thursday to Saturday from 2 to 7pm, with free admission, and by appointment every day, including holidays, in Via della Morettina 2, Locarno. Special openings also on the afternoons of Easter, Easter Monday and May the 1st. For information and appointments: riccardo.lisi@larada.ch | +41 76 4391866 | +39 320 4866373.

Monica Mazzone. Born in Milan in 1984, she lives and works between Milan and New York.

She has exhibited in public and private spaces, in Italy and abroad, including: NARS Foundation and The Border New York, Studio Maraniello Milan, Palazzo Reale Milan, MARS Milan, Merkur Gallery Istanbul, Galleria Giuseppe Pero Milan, Fabbrica del Vapore Milan, Fondazione Bandera Busto Arsizio, Satzyor Gallery Budapest, Museo Arte Contemporanea Lissone. Monica has also made curatorial projects and is an active member of the editorial staff of the art magazine “E IL TOPO”.

Marta Ravasi. Born in Lecco in 1987, she lives and works in Locarno.

She studied painting at the Brera Academy of Fine Arts in Milan and obtained an MA in Fine Arts at UAL, at the Wimbledon College of Arts in London. Her projects include a solo exhibition: Violette di Marte, Fanta Spazio, Milan, 2017; finalist at the Menabrea Art Prize, 7th Edition, Rome, 2018; the publication Paradise Parade – In my computer, Photodump, Link Editions, 2016.

nothing banal, cute, traditional

byron gago, karin kurzmeyer, tobias madison,
valentina minnig, eric philippoz, bertold stallmach

@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the English text)

Anche nel 2019 la rada produce un programma espositivo specifico, curato da Riccardo Lisi, focalizzato sulla giovane scena svizzera e supportato dalla fondazione svizzera Pro Helvetia. Quest’anno il suo titolo è in tedesco, tratto da Goethe: Trunkenheit ohne Wein (Jugend ist). In pratica la gioventù per il grande germanico sarebbe una condizione di ebrezza, pure in assenza di alcoolici – qualcosa che oggi verrebbe messo in discussione dai giovani stessi.

La prima esposizione del programma è la collettiva Temptation Blocker, che cercherà di sfuggire la tentazione sempre presente (fuori dalle metropoli) di cadere nel gusto tradizionale e nel decorativo. Ogni artista contemporaneo dovrebbe percepire negativamente quando la sua opera sia giudicata “carina”…
Temptation Blocker è un software che permette di sfuggire alle proprie ossessioni, bloccando visualizzazione e uso di ogni contenuto digitale ad esse riferibile, che si tratti di una celebrity, di un gioco, di un vizio e così via. Per noi una predisposizione culturale della provincia è esporre ciò che è atteso, consueto e non inusitato, per cui in questo show i sei artisti scelti, provenienti da ogni polo cardinale della Svizzera, cercheranno di stupire il pubblico e di colpire la percezione comune del buon gusto.
Le opere andranno da sculture e installazioni eterodosse – ambito che il curatore ama frequentare – a video di animazione (Bertold Stallmach), bassorilievi e opere bidimensionali, nel caso di Eric Philippoz, che realizzerà anche una performance nel corso dell’inaugurazione, la sera di venerdì 8 febbraio.
I materiali impiegati saranno molteplici: dalle ceramiche che giocano a mimetizzarsi di Karin Kurzmeyer, ai funghi tropicali di Byron Gago, passando per i materiali poveri impiegati di norma da Valentina Minnig e per ciò con cui vorrà stupirci Tobias Madison, all’interno della sua vasta produzione.
Oggetti e linguaggi del consumo di massa saranno trasfigurati, senza temere esiti kitsch, e vi saranno contaminazioni con culture di paesi lontani e usi più vicini al mito, che al vero, come lo sciamanesimo. Ma anche immagini e costumi tradizionali della nostra Svizzera troveranno una rilettura pungente.
Questa volta la rada desidera offrire al pubblico qualcosa di fantasmagorico: una nuova interpretazione del grottesco e della visionarietà, tema frequente nella ricca produzione elvetica di arte, oggi.

Vi abbiamo tentato e volete venire a vedere la mostra?
Dopo la lunga serata inaugurale, essa sarà aperta fino al 9 marzo dal giovedì al sabato dalle 14 alle 19, con ingresso libero, e su appuntamento tutti i giorni, anche festivi e durante il carnevale, in via della Morettina 2, a Locarno.
Per informazioni e appuntamenti: riccardo.lisi@larada.ch | +41 76 4391866 | +39 320 4866373.
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Also in 2019 la rada (Locarno) produces a specific exhibition program, curated by Riccardo Lisi, focused on the young Swiss scene and supported by the Swiss foundation Pro Helvetia. This year its title is in German, taken from Goethe: Trunkenheit ohne Wein (Jugend ist). In practice, youth for the great Germanic would be a condition of drunkenness, even in the absence of alcohol – something that today would be questioned by the young people themselves.

The first exhibition of the program is the collective Temptation Blocker, which will try to escape the ever-present temptation -at least outside the metropolis- to fall into traditional and decorative taste. Every contemporary artist should perceive negatively when his work is judged “cute”…
Temptation Blocker is a software that allows you to escape from your obsessions, blocking the visualization and use of any digital content related to them, be it a celebrity, a game, a vice and so on. For us a cultural predisposition of the province is to expose what is expected, usual and not uncommon, so in this show the six artists chosen, coming from every cardinal pole of Switzerland, will try to amaze the public and to strike the common perception of good taste.
The works will range from heterodox sculptures and installations – a field the curator loves to attend – to animation video (Bertold Stallmach), bas-reliefs and two-dimensional works, in the case of Eric Philippoz, who will also perform during the inauguration, on the evening of Friday 8 February.
The materials used will be many: from ceramics playing with camouflage, by Karin Kurzmeyer, to tropical mushrooms by Byron Gago, passing through the poor materials normally used by Valentina Minnig and for what Tobias Madison wants to surprise us with, within his vast production.
Objects and languages of mass consumption will be transfigured, without fear of kitsch results, and there will be contamination with cultures of distant countries and uses closer to myth, than to reality, such as shamanism. But also traditional images and costumes of our Switzerland will find a pungent processing.
This time, la rada wants to offer the public something phantasmagorical: a new interpretation of the grotesque and visionary, a frequent theme in Switzerland’s rich production of art today.

Are you tempted and want to come and see the exhibition?
After the long opening night, it will be open until 9 March from Thursday to Saturday, 2 to 7pm, with free admission, and by appointment every day, including holidays and during the carnival, in via della Morettina 2, Locarno.
For information and appointments: riccardo.lisi@larada.ch | +41 76 4391866 | +39 320 4866373.

with luka rayski and augustin rebetez
curator: elisa rusca
open in the holydays too, except 22.12, 31.12 and 01.01
@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the English text)

« Qu’est-ce qu’optimisme? » disait Cacambo.
– Hélas! dit Candide, « c’est la rage de soutenir que tout est bien quand on est mal. »

Voltaire, Candide

Concludendo il programma annuale dello spazio la rada, a Locarno, la mostra Merry Crisis and a Happy New Fear (AGAIN) presenta i lavori recenti di Luka Rayski e Augustin Rebetez, due giovani artisti che esplorano la sovversione dei codici estetici della bellezza attraverso stati d’animo che oscillano tra allucinazioni e reverie.
Le fotografie di Rebetez ritraggono personaggi da incubo, grotteschi e surreali. Ogni ritratto è una mise en scene estremamente strutturata, la cui natura incuriosisce lo spettatore per la sua impossibilità di essere afferrata pienamente. Per questa mostra, l’image-maker nato nel canton Giura presenta una combinazione di opere realizzate tra il 2012 e il 2018: una serie di fotografie incorniciate di dimensioni variabili e una grande carta da parati in cui troviamo oggetti, animali, figurine umane, assemblaggi bizzarri. Cantastorie disobbediente, l’artista ci mostra frammenti di un universo che va al di là dell’inquadratura fotografica: il gusto di Rebetez per una stravaganza gotica compone qui un catalogo della sua personale teratologia.
I disegni e i dipinti di Rayski sono riconoscibili per il loro stile irriverente e per un gesto pittorico rapido e apparentemente legato all’estetica del bad painting. Nella sua ultima serie, Arabische Pferde, l’artista polacco gioca con la diversione di immagini trovate in libri di metà Novecento sul popolo beduino e sui cavalli arabi. Le fotografie in bianco e nero che illustrano uno sguardo eurocentrico che feticizza il Medio Oriente, sono usate come sfondo e nuovo spazio formale che dà origine a una serie di disegni autonomi: le pagine dei libri vengono strappate, le immagini decontestualizzate, distorte, manipolate. Lavori più grandi su tela e schiuma espansa completano la selezione per questa mostra, mostrando silhouette congelate durante un’azione che sembrano fluttuare nel vuoto, e griglie stilizzate che paiono muoversi.
Insolenti e sarcastici, Rebetez e Rayski ci fanno entrare nei loro mondi alternativi seducendoci con dolce brutalità e caustica bellezza. La stranezza di questo dialogo potrebbe essere una fuga alla condizione attuale di instabilità e ansia, o un salto direttamente al centro di essa. Riflettendo sulla situazione di tensione generale che inutilmente cerchiamo, temporaneamente, di dimenticare, Merry Crisis and a Happy New Fear (AGAIN) ci ricorda che dietro ogni luce nel buio si potrebbe nascondere un mostro: finiremo con l’esserne divorati? O si tratta solo di un riflesso nello specchio?

Luka Rayski (1982), riceve la Fulbright Scholarship e ottiene il suo MFA in Belle Arti alla Parsons The New School for Design, New York, nel 2014, dopo essersi laureato con lode in Arti Grafiche e Pittura all’Accademia di Belle Arti di Varsavia, Polonia. Nel 2007 è stato premiato con il Premio del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale nel Concorso Geppert all’Esposizione Nazionale dei Giovani Pittori. Ha inoltre vinto numerosi premi per illustrazioni e manifesti, come il primo premio al concorso della Poster Gallery AMS nel 2006. Dal 2009 i suoi disegni sono pubblicati su numerose riviste come Tygodnik Polityka, Wysokie Obcasy e Tygodnik Powszechny, tra le altre.
Vive e lavora a Varsavia.

Augustin Rebetez (1986) nel 2011 presenta una mostra personale ai Rencontres photographiques di Arles e nel 2014 partecipa alla Biennale di Sydney. Lo stesso anno riceve il Vevey International Photography Prize. Nel 2016 crea un’installazione per il Museo Tinguely di Basilea e un’altra per l’MBAL. Nel 2018 partecipa alla Shenzhen Independent Animation Biennale di Shenzhen. Rebetez collabora con molti performer, acrobati, musicisti e amici, così come con istituzioni come il Théâtre de Vidy di Losanna, dove ha creato tre diverse opere, o Art for the World. Nel 2018 ha pubblicato una serie di dodici cortometraggi in stop-motion con il regista e clown Martin Zimmermann, dal titolo The Adventures of Mr. Skeleton (www.mrskeleton.ch). Ha pubblicato diversi libri e realizzato numerose clip e copertine di album per gruppi musicali. Vive e lavora a Mervelier (JU).

Elisa Rusca (1986) è curatrice e scrittrice. Vive e lavora tra Berlino, Londra e Varsavia.

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Conceived to conclude the annual programme of la rada art space, Merry Crisis and a Happy New Fear (AGAIN) presents recent works by Luka Rayski and Augustin Rebetez, who are dealing both with the reversal of the aesthetic codes of beauty through states of mind oscillating between the reverie and the hallucination.
Rebetez’s photographs depict nightmarish characters, grotesques and surreal. Each portrait is an extremely structured mise en scene whose nature intrigues the viewer for its impossibility to be grasped. For this exhibition, the Jura-born image-maker presents a combination of works realised between 2012 and 2018: a series of framed photographs of various dimensions and one large-format wallpaper show us strange creatures, human-like figurines, clusters of disconnected, yet sculptural, bizarre objects. As a misbehaved storyteller, the artist gives us fragments of a universe larger than the photographic frame: Rebetez’s taste for a gothic extravaganza composes here a catalogue from his personal teratology.
Rayski’s drawings and paintings are recognisible for their irreverent style and a quick, “bad” pictorial gesture. In his most recent series, “Arabische Pferde”, the Polish artist plays with the diversion of acquired images from mid-20th century books on Bedouin people and Arabian horses. The black and white photographs that illustrated a Western-centred look fetichising the Middle-East, are used here as a background and as a formal playground for the artist. The pages are torn apart, the images decontextualised, manipulated and distorted. Bigger works on canvas and plastic foam complete the selection for this show: silhouettes frozen in motion, almost floating, and abstract nets that seem to move.
Insolent and sarcastic, both Rebetez and Rayski let us enter into their alternative worlds by seducing us with their sweet brutality and caustic beauty. The weirdness out of this dialogue might be an escape from the present condition of instability and anxiety, or a jump right into it.
Reflecting on the situation of general tension that we unsuccessfully try to forget in a temporary way, Merry Crisis and a Happy New Fear (AGAIN) reminds us that behind every light in the dark could hide a monster: will it eat us? Or is it only a reflection in the mirror?

Luka Rayski (1982), granted with the Fulbright Scholarship graduated with a MFA in Fine Arts at Parsons The New School for Design, New York, in 2014, after graduating cum laude in Graphic Desing and Painting at the Academy of Fine Arts in Warsaw, Poland. In 2007, he was awarded with the Prize of the Ministry of Culture and National Heritage in the Geppert Competition at the National Exhibition of Young Painters. He also won many prizes for posters, as the first prize at the competition of Poster Gallery AMS in 2006. Since 2009, he publishes drawings in numerous magazines such as Tygodnik Polityka, Wysokie Obcasy, and Tygodnik Powszechny, among others. He is based in Warsaw.

Augustin Rebetez (1986) had a solo show at the Rencontres photographiques d’Arles in 2011, and participated in the Sydney Biennale in 2014. That same year, he received the Vevey International Photography Prize. In 2016, he created an installation for the Tinguely Museum in Basel and an other one for the MBAL. In 2018, he took part to the Shenzhen Independent Animation Biennale. He collaborates with many performers, acrobats, musicians and friends, as well institutions such as Théâtre de Vidy in Lausanne, where he created three different pieces, or Art for the World. In 2018, he released a serie of twelve stop-motion shorts with director and clown Martin Zimmermann, entitled The Adventures of Mr. Skeleton (www.mrskeleton.ch). He has published several books and realised many clips and album covers. He is based in Mervelier, Jura.

Elisa Rusca (1986) is a curator and writer based between Berlin, London and Warsaw.

nora renaud & Priscilla tea
special guest: miltos manetas
@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the English text)

Venerdì 9 novembre alle ore 18, la rada, a Locarno, inaugurerà l‘esposizione >@rpa<, basata su un dialogo tra le opere dell’artista ginevrina Nora Renaud e della pittrice milanese Priscilla Tea. In fasi differenti, la loro produzione artistica è stata strettamente legata al medesimo artista, il cosmopolita Miltos Manetas, che in questa esposizione funge da ospite speciale. L’esposizione ha un titolo enigmatico che da un lato rimanda all’arpa, dall’altro al linguaggio digitale ed alla comunicazione mobile. Anche l’immagine scelta dalle artiste per l’invito proviene da una chat testuale tra i loro smartphone. L’allestimento della mostra si baserà su un dialogo – una risonanza - tra le due artiste, che operano con media e tecniche differenti. Le opere di Nora Renaud mostrano elementi artigianali commisti a temi digitali, mentre nelle grandi tele assai contemporanee di Priscilla Tea convivono rimandi alla natura con parti di schermate digitali. Dunque nel dialogo tra le opere si evidenzierà anche la transizione operata dalle due artiste tra motivi e tecniche temporalmente distanti. A proposito di queste opere, e concordemente con Manetas, è importante citare il concetto di NeoUmile, ideato da Massimo Sterpi e che si riferisce al necessario understatement da parte dell’artista contemporaneo rispetto al suo essere percepito come vip o comunque differente dal popolo – concetto che a me ricorda quello richiesto in Giappone durante la cerimonia del tè a tutti i partecipanti, a qualsiasi ceto appartengano. Inoltre Nora Renaud chiama Hyperanalogia l’ambiguità di alcune sue opere tra forme chiaramente digitali e oggetti tradizionali, anche tessuti da indios della Colombia in cui vive. Infine Priscilla Tea ha usato in passato il concetto di Metascreen per suoi dipinti - dalla tecnica assai peculiare e riuscita - che in qualche modo fanno percepire il digitale. Essi fanno pensare a chi scelga di restare ancora analogico, pur nella consapevolezza di strumenti e comunicazioni di oggi, e che il nostro cervello possa vedere dello stupore andando oltre oggetti ormai banali come i gadget tecnologici. Ci lasceremo poi sorprendere da quanto – tra virtuale e reale – Miltos Manetas realizzerà in occasione di questa primo progetto duale di Nora Renaud e Priscilla Tea. L’esposizione è curata da Riccardo Lisi e durerà fino a sabato 1 dicembre 2018, visitabile dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi. Sabato 17 novembre l’esposizione non sarà visitabile per via della partecipazione della rada all’evento Farsi Spazio a Lugano, presso lo Spazio Morel Il programma annuale della rada è sostenuto da DECS Repubblica e Stato del Canton Ticino, tramite i fondi SwissLos, e da Migros Percento Culturale. Ringraziamo inoltre la Città di Locarno. - § - On Friday, November 9 at 6 p.m., la rada in Locarno will open >@rpa<, an exhibition based on a dialogue between the works of the Geneva artist Nora Renaud and the Milanese painter Priscilla Tea. In different phases, their artistic production has been closely linked to the same artist, the cosmopolitan Miltos Manetas, who acts as special guest in this show. The exhibition has an enigmatic title that on the one hand refers to the harp, on the other hand to digital language and mobile communication. The image chosen by the artists for the invitation also comes from a text chat between their smartphones. The exhibition will be based on a dialogue - a resonance - between the two artists, who work with different media and techniques. Nora Renaud's works show artisanal elements mixed with digital themes, while in Priscilla Tea's very contemporary large canvases references to nature coexist with parts of digital screens. Therefore, the dialogue between the works will also highlight the transition made by the two artists between motifs and techniques that are temporally distant. With regard to these works, and in agreement with Manetas, it is important to mention the concept of NeoHumble, conceived by Massimo Sterpi and which refers to the necessary understatement by the contemporary artist with respect to his being perceived as a VIP or in any case different from the people – something that reminds me of what is requested in Japan during the tea ceremony from all the participants, from whatever class they belong. Moreover, Nora Renaud calls Hyperanalogy the ambiguity of some of her works between clearly digital forms and traditional objects, also woven by Indians from Colombia, where she lives. Finally, Priscilla Tea has in the past used the concept of Metascreen for her paintings - with a very peculiar and effective technique - that somehow make you perceive the digital. They make us think of those who choose to remain analogical, even in the knowledge of today's tools and communications, and that our brains can see amazement going beyond banal objects such as technological gadgets. We will then be surprised by what - between virtual and real - Miltos Manetas will realize on the occasion of this first dual project by Nora Renaud and Priscilla Tea. The exhibition is curated by Riccardo Lisi and will last until Saturday, December 1st, 2018, open from Thursday to Saturday, from 2 to 7 pm and by appointment, also possible on holidays. On Saturday November 17th the exhibition will not be open due to the participation of la rada in the event Farsi Spazio in Lugano, at Spazio Morel. The annual programme of la rada is supported by DECS Repubblica e Stato del Canton Ticino, through the SwissLos funds, and by Migros Percento Culturale. We would also like to thank the City of Locarno.

with matteo emery, lucas herzig, raphael perret, loredana sperini with
a virtual presence of armand schulthess
@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the English text)

Venerdì 5 ottobre, alle ore 18.30, si apre alla rada (Locarno) un’esposizione che analizza il rapporto tra l’artista contemporaneo e le risorse a sua disposizione, sia naturali che industriali.

“Una città in cui gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare”, scrive Calvino a proposito di una delle sue città invisibili. “La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio.” Una città che oggigiorno non rappresenta più solo una finzione e fa riflettere se la sua vera passione non sia quella di godere delle cose nuove, ma piuttosto “l’espellere, l’allontanare da sé il più possibile, il mondarsi d’una ricorrente impurità.” Tuttavia qualcuno ci pensa e s’impegna a redimere dalle rovine, a liberare dalle colpe di questo peccato. Ma se queste rovine ritornassero sotto un’altra forma? Anche a Leonia questi rimasugli indistruttibili non sono invisibili ma rappresentano un acrocoro di montagne per sempre visibile all’orizzonte.

La collettiva Redeemed from ruins. Free from consequences of sin raccoglie alcune testimonianze, in cui questi affittuari di cultura (secondo Nicolas Bourriaud) interagiscono con materiali abbandonati, lasciti della natura o fabbricati dall’uomo. Prodotti di multipla provenienza in attesa di nuove espressioni, sono ritrovati e radicati in altri contesti, in nuove idee e dialoghi, in cui risuscitano o ri-muoiono.

Quali sono le motivazioni che spingono questi artisti a farlo e a quale intento? Vogliono fare una critica alle risorse, alla crisi che imperversa la società, allo spreco, alla società dei consumi? La risposta si concretizzerà nell’esposizione stessa attraverso le opere d’arte e i diversi punti di vista che rappresentano dei microracconti in cui uso, storia e memoria di questi oggetti vengono reinterpretati liberamente dagli artisti.

Essi sono Matteo Emery, Lucas Herzig, Raphael Perret e Loredana Sperini, con la presenza virtuale di Armand Schulthess.

La mostra è curata da Rafael Kouto e Carolina Sanchez.

L’esposizione perdurerà fino a sabato 27 ottobre e s’inserisce nel programma A fat, little, punchy concern of sixteen curato da Riccardo Lisi sulle nuove leve artistiche svizzere e supportato da Pro Helvetia. Si ringraziano inoltre Migros percento culturale e RafaelKouto; Nicolas Polli per la grafica.

Esposizione visitabile dal 5 al 27 ottobre 2018

dal giovedì al sabato, ore 14-19 e su appuntamento anche nei giorni festivi

con ingresso libero.

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Friday 5th October at 6.30 pm, la rada (via della Morettina 2, Locarno) is delighted to present an exhibition that explores the relationship between contemporary artists and the resources at their disposal, both natural and industrial.

“The fact is that street cleaners are welcomed like angels, and their task of removing the residue of yesterday’s existence is surrounded by a respectful silence, like a ritual that inspires devotion, perhaps only because once things have been cast off nobody wants to have to think about them further”, has written Calvino about one of his Invisible Cities.

“The city of Leonia refashions itself every day: every morning the people wake between fresh sheets, wash with just-unwrapped cakes of soap, wear brand-new clothing, take from the latest model refrigerator still unopened tins, listening to the last-minute jingles from the most up-to-date radio.” A city that nowadays doesn’t represent an appearance and wondering if Leonia’s true passion is really the enjoyment of new things, but indeed “the joy of expelling, discarding, cleansing itself of a recurrent impurity.” However, someone thinks about it and engaging with the redemption from ruins, and free from consequences of sin.

If these ruins came back to another form? Even in Leonia these indestructible remains are not invisible but represent an acronym of mountains forever visible on the horizon.

The collective show Redeemed from ruins. Free from consequences of sin. collects some testimonies, in which these culture tenants interact with abandoned materials, bequests of nature or manufactured by man. Products of multiple origins waiting for new expressions, they are found and rooted in other contexts, in new ideas and dialogues, in which they resuscitate or re-die.

What are the motivations that push these artists to do it and with which intent? Do they want to criticize the resources, the crisis that rages society, waste, the consumer society? The answer will be reflected in the exhibition itself through the works of art and the different points of view that represent micro-accounts in which the use, history and memory of these objects are freely reinterpreted by the artists.

They are Matteo Emery, Lucas Herzig, Raphael Perret and Loredana Sperini, with a virtual presence of Armand Schulthess.

The show is curated by Rafael Kouto and Carolina Sanchez.

This exhibition can be visited until the 27th of October and it is part of A fat, little, punchy concern of sixteen, supported by Pro Helvetia and curated by Riccardo Lisi. Thanks to Migros percento culturale and RafaelKouto, and Nicolas Polli for visual and graphic design.

5th – 27th October 2018, Thursday – Saturday: 2-9 pm or on appointment. Free entry.

gregory hari | if | lina kaplan vieira | lisa lurati | andrea marinelli
marko miladinovic | valerio rocco orlando | bianca pedrina | giorgia piffaretti
sergio racanati | titta cosetta raccagni | marinella senatore | paulo wirz
cineconcerto festival (montecarotto, italy) presents treep by larry luminari
@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the English text)

Venerdì 3 agosto alle ore 18, la rada, a Locarno, inaugurerà l‘esposizione The Missing Image, ampia collettiva di videoarte, fotografia e performance.

A Locarno per molti anni è stato facile entrare in un ambito artistico particolare, interstiziale tra varie discipline: la videoarte. Infatti vi è stato prima un piccolo, ma curato e partecipato festival di videoarte e poi il grande Festival internazionale del film ha esposto opere di videoarte in una sezione apposita e in bei „dispositivi“ ad ingresso libero, posti anche in luoghi inconsueti, come il lungolago di Ascona.
Purtroppo negli ultimi anni non è più così e alla rada si è ritenuto importante far ritornare un‘immagine mancante: quella della videoarte, ambito parallelo a quello del cinema di ricerca e d’artista, che comunque è presente nel Film festival.
Va aggiunto che la sede della rada è posta sul percorso che dalle sale principali di proiezione del Film festival portano a Piazza Grande e al centro di Locarno, e il grande pubblico presente – sia locale che internazionale – potrà così fermarsi di pomeriggio e sera alla rada, per vedere opere filmiche peculiari e altre opere, con ingresso gratuito.

In quest‘occasione si è cercato di recuperare esempi significativi della produzione video italiana del nuovo millennio – con opere di Marinella Senatore e Valerio Rocco Orlando – assieme ad autori emergenti: gli svizzeri Giorgia Piffaretti, If (Ivan Berdondini), Lisa Lurati, Marko Miladinovic e la performer e ricercatrice italiana sul tema della sessualità Titta Cosetta Raccagni.

Assieme a queste immagini in movimento saranno presenti immagini statiche, sempre molto particolari e con un notevole contenuto di ricerca: le fotografie realizzate dagli svizzeri Lisa Lurati, Bianca Pedrina e Gregory Hari e dai brasiliani Lina Kaplan Vieira e Paulo Wirz. Della fotografa basilese Bianca Pedrina sarà disponibile anche la sua sapida pubblicazione Photoprobleme.

Si è anche voluto inserire un elemento vitale tramite quattro performance dal vivo che si svolgeranno tutte nel periodo del festival.
L’inaugurazione di venerdì 3 agosto includerà un’azione del giovane e noto performer zurighese Gregory Hari, poi giovedì 9 un altro importante performer d’arte, l’italiano Sergio Racanati, realizzerà alle 22 un‘altra performance ideata appositamente per l’esposizione.
Venerdì 10 alle 22 la rada darà spazio alla proposta di un festival piccolo ma interessante, Cineconcerto Festival di Montecarotto, in provincia di Ancona, con il video Treep di Larry Luminari, con musica live.
Infine l’ultima serata del festival, sabato 11, vedrà alle 18.30 la performance audiovisiva di Andrea Marinelli, attivo in una ricerca musicale elettronica, che propone assieme a suoi visual basati su semplici lavagne luminose.
Tutte le performance e l’esposizione sono a ingresso libero.

La mostra è curata da Riccardo Lisi e durerà fino a sabato 8 settembre 2018, ma con orari particolari e differenziati: fino a sabato 11 agosto la mostra sarà aperta tutti i giorni, dalle 17 alle 22. Poi ci sarà una pausa fino a giovedì 23 agosto, quando l’esposizione riaprirà fino all‘8 settembre, dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi.
L’esposizione è resa possibile dal contributo della Georg und Josi Guggenheim Stiftung.
Ringraziamo inoltre Tognetti Auto (Gordola ed Ascona).

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Friday, August 3rd at 6 pm, la rada, in Locarno, will open the show The Missing Image, a wide collective of video art, photography and performance.

In Locarno, for many years it was easy to enter a particular, interstitial artistic context between various disciplines: video art. In fact there was first a small, but careful and participated video art festival, and then the great International film festival has shown video art works in a special section and in beautiful devices with free entry, also placed in unusual locations, such as the lakefront of Ascona.
Unfortunately, in recent years it is no longer so, and at la rada we considered important to give back a missing image: that of video art, a parallel context to that of research and artists‘ cinema, which is still present in the Film Festival.
It should be added that the building of la rada is located on the path that, from the main screening rooms of the Film festival lead to Piazza Grande and the center of Locarno, and the large public present – both local and international – will be able to stop in the afternoon and evening at la rada, to see peculiar film works and others, with free admission.

On this occasion we tried to recuperate significant examples of the Italian video production of the new millennium – with works by Marinella Senatore and Valerio Rocco Orlando – together with emerging authors: the Swiss Giorgia Piffaretti, If (Ivan Berdondini), Lisa Lurati, Marko Miladinovic and the Italian performer and researcher on the theme of sexuality Titta Cosetta Raccagni.

Along with these moving images will be present static images, always pecurial and with a considerable research content: the photographs taken by the Swiss Lisa Lurati, Bianca Pedrina and Gregory Hari and the Brazilians Lina Kaplan Vieira and Paulo Wirz. By the Basler photographer Bianca Pedrina her sapid publication Photoprobleme will also be available.

We also wanted to incorporate a vital element through four live performances that will all take place during the festival.
The inauguration on Friday 3 August will include an action by the young and well-known Zurich performer Gregory Hari, then on Thursday 9 another important performer of art, the Italian Sergio Racanati, will realize another ad hoc performance at the 10 pm .
Friday 10 at 10 pm, la rada will give space to the proposal of a small but interesting festival, Cineconcerto Festival of Montecarotto, in the province of Ancona, with Treep, a video by Larry Luminari, with live music.
Finally, the last evening of the festival, Saturday 11, will see at 6.30 pm the audiovisual performance by Andrea Marinelli, active in electronic music research, which he proposes together with his visuals based on simple overhead projectors.
All performances and the exhibition are free admission.

The exhibition is curated by Riccardo Lisi and will last until Saturday, September 8th, 2018, but with peculiar opening timing: until Saturday August 11th the exhibition will be open every day, from 5 to 10 pm. Then there will be a break until Thursday August 23rd, when the exhibition will reopen until September 8th from Thursday to Saturday, from 2 to 7 pm and by appointment, also on holidays.
The exhibition is made possible by the contribution of the Georg und Josi Guggenheim Stiftung.
We also thank Tognetti Auto (Gordola and Ascona).

anna allenbach | céline delévaux
nina haab | eleonora meier
@la rada, via della morettina 2, locarno

(scroll down for the French text)

Venerdì 8 giugno alle ore 18, la rada (in via della Morettina 2, a Locarno) inaugurerà l‘esposizione META-PAINTING, curata da Clarissa Chiaese e costituita da opere di quattro artiste ticinesi.

La bidimensionalità degli acquarelli e delle tele dell’esposizione META-PAINTING, sguardi femminili sulla metapittura, vuole offrire un panorama contemporaneo sul concetto di “citazione” pittorica e di rappresentazione all’epoca attuale. Le artiste Eleonora Meier, Anna Allenbach, Nina Haab e Celine Delévaux ridefiniscono lo spazio e la concezione del disegno, dell’acquarello, della pittura, esplorando nuovi orizzonti della rappresentazione bidimensionale e non solo.
Nell’arte contemporanea degli ultimi anni, la pittura ha trovato, ahimè, uno spazio di manovra ed una considerazione ridotti per esprimere il proprio valore, considerate altre forme ed espressioni, conquistatesi l’interesse dell’opinione pubblica a partire dagli anni ‘70 con l’arrivo della performance e del progredire delle opere d‘installazione site specific.
Storicamente invece ha sempre occupato un ruolo predominante nell’immaginario collettivo. Secondo le teorie di numerosi storici dell’arte, in Europa in origine il dipinto era strettamente connesso agli spazi sacri e di culto: era considerato uno strumento di rappresentazione oggettiva del potere. Con l’opera di Diego Velazquez Las Meninas del 1656, invece, per la prima volta, si aprì una nuova epoca di autoreferenzialità del dipinto.
La pittura a quel tempo esprime l’interesse degli artisti per paesaggi e rappresentazioni storiche mitologiche, di esplorazione del passato fino ad giungere, nel XX secolo, ad autodistruggersi (vedi l’opera di Lucio Fontana, Concetto spaziale).
Con le tele di Fontana e di altri artisti performatori – che hanno utilizzato il loro gesto distruttivo-creativo per interrompere la tradizione standardizzata classica del concetto di quadro e di tela – si arrivò quindi a una distruzione del supporto bidimensionale non solo a livello letterale e oggettivo, ma anche simbolico.
Da allora la pittura lascia spazio ad espressioni artistiche più performative, politiche e a sperimentazioni con supporti tecnologici e assemblaggi di tecniche diverse. L’attenzione si rivolge all’oggetto di consumo, critiche sociali delle masse e a cambiamenti sociopolitici. Il medium “piano” inteso come supporto classico è destinato a sparire, assieme all’epoca della rappresentazione oggettiva.
Le quattro artiste incluse in META-PAINTING però rimembrano questo concetto tradizionale di pittura, che esprime e definisce, intesa come rappresentazione di elementi reali. Allenbach sostituisce la struttura di elementi chimici, rappresentandone la struttura geometrica interna. Delévaux rielabora elementi paesaggistici, astraendoli totalmente, Haab rievoca reminiscenze di storie personali, provenienti da passati remoti, ottocenteschi, mediante una rilettura metaforica. Infine Meier in grandi e sorprendenti acquarelli offre uno lettura attuale e molto personale di panorami architettonici di gusto metafisico.
Attraverso questi processi le quattro artiste si collegano alla tradizione storica e classica della pittura, riallacciandosi quasi a correnti artistiche del XVI- XVIII secolo, ma munendosi di un discorso proprio.
Con un linguaggio attuale e uno sguardo femminile sulla realtà offrono una nuova visione della pittura.

La mostra è curata da Clarissa Chiaese e durerà fino a domenica 1 luglio 2018.
Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19 e su appuntamento possibile anche nei giorni festivi. Ingresso libero. Questa esposizione fa parte del programma 2018 di esposizioni prodotte dalla rada e dedicate alla giovane scena svizzera, supportato da Pro Helvetia. Il programma è curato da Riccardo Lisi e ha come titolo un verso estraniante della fiaba Aunt Fanny, scritta nel 1837 dall’abate inglese R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.

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Vendredi 8 juin à 18h, ouvre à la rada (Locarno) l’exposition META-PAINTING, regards féminins sur la metapeinture organisée par la curatrice Clarissa Chiaese. Cette exposition se constitue par l’œuvre de quatre artistes tessinoises.

La bidimensionnalité des aquarelles et des toiles faisant partie de l’exposition, souhaite offrir au public un panorama contemporain qui illustre le concept de “citation” picturale. Également elle aborde le sujet de la représentation dans l’art de nos jours. Les artistes Eleonora Meier, Anna Allenbach, Nina Haab e Céline Delévaux redéfinissent l’espace et la conception du dessin, de l’aquarelle et de la peinture, en explorant des nouveaux horizons de la représentation bidimensionnelle.
Dans l’art contemporain récent, la peinture a malheureusement trouvé peu de place pour éxprimer sa valeur, considérée la montée de différentes nouvelles éxpressions comme la performance, l’installation site specific, etc.
Historiquement par contre, elle a toujours occupée un rôle prédominant dans l’imaginaire collectif. D’après les nombreuses théories des historiens de l’art, en Europe, originairement, la peinture était strictement liée à des espaces de culte et elle nait comme représentation objective du pouvoir.
Avec l’œuvre de Diego Velázquez Las Meninas, du 1656, pour la première fois s’ouvrit une nouvelle époque d’auto-référentialité du tableau.
La peinture, à l’époque, exprimait également l’intérêt des artistes pour les paysages et représentait des scènes historiques et mythologiques jusqu’à arriver, au XXème siècle à s’autodétruire (voir l’œuvre de Lucio Fontana, Concetto spaziale)
Avec les œuvres de Fontana et d’autres performeurs on arrivait, avec un geste “créateur – destructeur” à la fin de la tradition classique du concept de toile et tableau. Avec la destruction du support bidimensionnel, on y est en effet parvenu, non seulement au niveau littérale et objectif mais bien évidement symbolique.
Dés lors, la peinture a laissé la place à des expressions artistiques plus performative, politiques et à des expérimentations avec des supports technologiques et assemblages de différents techniques et mediums.
L’attention se tourne vers l’objet de consommation, les critiques sociales et des masses, et les changements sociopolitiques. Le medium “plan” conçu en tant que représentant d’une réalité objective et subjective, est destiné à la (presque) disparition.
Les quatre artistes citées, s’inspirent de ce concept “traditionnel” de peinture, qui s’exprime et se définit en tant que représentation d’éléments réels.
Allenbach s’inspire de la structure des éléments chimiques en représentent leur structure géométrique interne. Delévaux réélabore des paysages mystiques en faisant abstraction complète. Haab évoque des mémoires lointaines, provenant des passés individuels, du dix-neuvième siècle, à travers une relecture métaphorique. Finalement Meier, dans des grands et somptueux aquarelles offre une lecture personnelle des panoramas architecturales au gout métaphysique.
À travers ces processus ces quatre artistes femmes se relient à la tradition historique et classique de la peinture. Elles dialoguent avec les courants artistiques du XVI-XVIII siècle, avec un discours propre, fort et indépendant. Avec un langage actuel et un regard féminin sur la réalité elles nous offrent une nouvelle version de la peinture.

L’exposition est organisée par Clarissa Chiaese et durera jusqu’au dimanche 1er juillet 2018.
Horaires d’ouverture: du jeudi au samedi, de 14h à 19h et sur rendez-vous également en jours de fête. Entrée gratuite. Cette exposition fait partie du programme d’exposition 2018 réalisé par la rade et dédié à la jeune scène suisse, soutenu par Pro Helvetia. Le programme est édité par Riccardo Lisi et a pour titre un vers étranger du conte de fées Aunt Fanny, écrit en 1837 par l’abbé anglais R.H. Barham: A fat, little, punchy concern of sixteen.